Disagio mentale, dopo la pandemia gli effetti della guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina, con le immagini dei morti e gli allarmi continui riferiti ad un conflitto mondiale alle porte hanno contribuito, dopo due anni di pandemia, a scoperchiare il cosiddetto “vaso di Pandora” della salute mentale.

Se il lockdown con il distanziamento sociale avevano fatto crescere a dismisura le richieste di aiuto psichico ora il timore della guerra torna ad alimentare la paura per il vicino, favorendo isolamento, depressione e tutte quelle pericolosissime patologie della psiche alle quali urge un’immediata risposta.

A lanciare l’allarme sono psichiatri ed esperti del mondo psicoterapia. “L’ultimo report sulla Salute Mentale che risale al 2020 parla chiaro: circa 730mila persone in Italia hanno avuto bisogno di cure psichiatriche, di queste ben 232mila per la prima volta hanno fatto ricorso ai servizi ma quello che più preoccupa è il sommerso, ovvero migliaia di giovani e anziani, spesso soli, che vivono come uno stigma il disagio mentale e che, complice anche i servizi ridotti all’osso, non trovano spesso assistenza”, spiega Marina Smargiassi, presidente della comunità Maieusis, cooperativa sociale con sede a Fiano Romano in provincia di Roma, accreditata presso il Sistema Sanitario Nazionale, che opera da decenni nel campo della psicoterapia residenziale intensiva.

Per lo psichiatra psicoterapeuta Saverio Simone Caltagirone, “il distanziamento sociale, il percepire l’altro come un pericolo e il coprire una parte della nostra mimica nel tempo hanno determinato dei problemi in chi si sta formando tramite la relazione con l’altro, prevalentemente nei giovani, la conoscenza di se stessi. Durante la pandemia – spiega lo psichiatra – il problema era codificare il proprio mondo emotivo all’interno di tutti questi messaggi ove le persone, divenute più estranee e indecifrabili perché mascherate e distanti, avrebbero potuto ucciderci tramite un virus. Le numerose aggressioni commesse oggi dai più giovani possono trovare le radici in questi temi”.

Da questo punto di vista, “anche la guerra è un elemento cataclismatico che crea enormi problemi. I ragazzi sono particolarmente sensibili e il lavoro nella comunità terapeutica è strutturato affinché ci siano dei spazi specifici, come anche il laboratorio di attualità, con l’obiettivo di far comprendere questo insieme di informazioni che sono particolarmente divisive e ansiogene”, conclude Caltagirone. (fonte Aska)

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