Cuba, addio al cardinale Ortega, l’uomo dietro le svolte nell’isola comunista

Addio al cardinale cubano Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo emerito di L’Avana (Cuba), unico arcivescovo del mondo ad aver ricevuto la visita di tre papi, amico personale dell’attuale, l’italo-argentino Jorge Mario Bergoglio (Francesco, con lui nella foto d’apertura), che a Cuba è stato nel 2015 dopo i suoi precedessori, il tedesco Joseph Ratzinger (Benedetto XVI, nel 2012), e il polacco Karol Wojityla (Giovanni Paolo II, nel 1998). Quella del papa polacco fu la prima storica visita di un Papa nell’isola comunista, ricevuto dall’allora presidente Raul Castro (nella foto qui a destra),che ripristinò le feste cattoliche e liberalizzò pienamente il culto.

Ortega è stato l’uomo del dialogo con il regime castrista pur essendo stato internato in un campo di lavoro quando era giovane sacerdote, nonché figura-chiave nella svolta dei rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti. Il porporato s’è spento il 26 luglio nella sua residenza a L’Avana. Aveva 82 anni e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate a causa di un cancro. Francesco ha espresso il suo cordoglio per mezzo di un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro ParolinRaul Castro e il suo successore alla guida dell’isola caraibica, il presidente Miguel Diaz-Canel, hanno recapitato le loro condoglianze al Papa. Il giornale ufficiale di Cuba, “Granma”, ha dato notizia del decesso di Ortega, sottolineando che “il suo instancabile lavoro pastorale e il suo amore per Cuba lo portarono a rafforzare decisamente le relazioni tra Chiesa cattolica romana e Stato”. Una celebrazione solenne s’è svolta ieri nella cattedrale della Capitale, mentre i veri e propri funerali si svolgono oggi nel cimitero Colon dove sarà seppellito.
Nato a Jaguey Grande, in diocesi di Matanzas, il 18 ottobre 1936, era stato ordinato sacerdote il 2 agosto 1964. Eletto alla Chiesa residenziale di Pinar del Rio il 4 dicembre 1978, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 14 gennaio 1979. Promosso alla sede arcivescovile della capitale di Cuba il 20 novembre 1981, da Wojtyla era stato creato e pubblicato nel concistoro del 26 novembre 1994 cardinale del titolo dei Santi Aquila e Priscilla. Aveva partecipato al conclave dell’aprile 2005 che ha eletto Ratzinger e a quello del marzo 2013 che ha eletto Bergoglio, il quale il 26 aprile 2016 aveva accettato le sue dimissioni alla guida dell’arcidiocesi di L’Avana.
Il quotidiano vaticano “L’Osservatore romano” ricorda, nel necrologio, che “il suo primo incarico era stato a Cardenas, come vicario cooperatore, ma era durato solo due anni, bruscamente interrotto nel 1966 quando era stato internato in campi di lavoro conosciuti con la sigla Umap (Unidades militares de apoyo a la producción), controllati direttamente dal Ministero degli Interni. Una detenzione durata otto mesi, durante i quali riusciva a celebrare la messa di nascosto usando un bicchiere di alluminio come calice. La ‘rieducazione’ castrista dunque non aveva avuto effetti sul ‘detenuto Ortega’, che appena rilasciato dal carcere aveva iniziato a fare il parroco nel suo paese natale”. Il giornale vaticano ricorda che “uomo di dialogo, capace di mantenere viva la Chiesa cubana in anni difficili”, Ortega “era amato, rispettato e ammirato dal popolo e anche dalle autorità di governo del Paese”.
Nei 34 anni del suo lungo ministero quale arcivescovo di “San Cristobal de La Habana” – questo il titolo ufficiale – aveva avuto il privilegio di accogliere gli ultimi tre pontefici: Giovanni Paolo II, nella storica visita del 1998 rivelo che “a Cuba ci sono due comandanti: Castro e Ortega”, ed è innegabile che il prelato cubano scomparso è riuscito a creare nell’isola, di fatto, un secondo “partito” oltre a quello unico comunista: quello della Chiesa cattolica.Francesco s’è in realtà recato a Cuba due volte, la seconda di passaggio ma per uno storico incontro, che ha visto pure Ortega protagonista: quando all’aeroporto “Josè Martì” incontrò nel febbraio 2016 il patriarca russo Cirillo I.
Di Bergoglio, che lo ha ricevuto anche dopo il pensionamento, Ortega era amico personale. Tanto che subito dopo il Conclave del 2013 il papa italo-argentino regalò al porporato cubano – che poi, su sua autorizzazione, li pubblicò su internet – i due fogli di appunti a mano su cui l’allora arcivescovo di Buenos Aires aveva preparato il proprio intervento alle congregazioni generali che hanno preceduto la sua elezione, passato poi alla storia come il discorso programmatico del pontificato, nel quale il futuro pontefice parlava di una Chiesa missionaria e misericordiosa capace di andare alle periferie geografiche ed esistenziali. Negli anni successivi, il Papa affidò a Ortgega una missione riservata quanto delicata, che, con la sua consueta cordialità, il porporato cubano svolse efficacemente: la storica svolta dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti. Come hanno rivelato infatti i due accademici statunitensi Peter Kornblum e William Leogrande nel libro Canale di ritorno a Cuba: la storia nascosta dei negoziati tra Washington e L’Avana” (2015), e poi la giornalista francese Constance Colonna-Cesarinel libro “Nei segreti della diplomazia vaticana” (Seuil 2016) e nel documentario “I Diplomiti del Papa” (Arte 2018), fu Ortega che, a L’Avana prima e con un viaggio segreto a Washington poi, consegnò personalmente ai presidenti Raul Castro e Barack Obama (nella foto a sinistra), nel corso di un incontro riservato al Rose Garden alla Casa Bianca, due lettere nelle quali il Papa chiedeva ai due statisti di risolvere le questioni umanitarie pendenti, inclusa la situazione dei prigionieri politici, “per avviare così una nuova tappa nei rapporti”, e si diceva poi disponibile a dare “un aiuto in qualsiasi modo” per contribuire a una svolta che, pochi mesi dopo, effettivamente arrivò. Obama e Castro ringraziarono pubblicamente il Papa, in due storiche conferenze stampa parallele in mondo visione, ma senza il cardinale Ortega, a 70 anni dalla seconda guerra mondiale, non si sarebbe concluso l’ultimo capitolo della guerra fredda.

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