Reddito Cittadinanza anche ai senza dimora. Avvocato di Strada lancia petizione

“Doveva 'abolire la povertà'. Invece, il Reddito di cittadinanza taglia fuori i più poveri in assoluto: le persone che vivono in strada e che non hanno la residenza anagrafica. Si tratta di una discriminazione profonda e di un'ingiustizia palese: abbiamo deciso di lanciare una petizione e chiedere al Governo di modificare la legge ed estendere anche alle persone che vivono in strada la possibilità di chiedere il reddito di cittadinanza e di intraprendere così un percorso che possa condurli ad un lavoro e ad una vita comune”. A darne notizia è Antonio Mumolo, presidente della onlus "Avvocato di strada" che da oltre 20 anni lotta per l’affermazione dei diritti degli ultimi. La onlus di Bologna, con sedi in tutta Italia già durante la fase parlamentare aveva lanciato l'allarme, sperando in un'emendamento correttivo proposto del Decreto che ha introdotto la misura pentastellata di contrasto alla povertà, ma solo, appunto, per alcune categorie. Esclusi clochard e stranieri che non hanno almeno 10 anni di residenza di cui le ultime due continuative.

“In Italia - sottolinea Mumolo (che è anche consigliere regionale del Pd in Emilia Romagna) - vivono in strada più di 50mila persone che sono 'diventate' povere: sono padri separati, anziani con la pensione minima, donne sole con figli, giovani che non riescono a trovare un lavoro, piccoli imprenditori falliti, lavoratori licenziati. Nelle scorse settimane insieme alla FioPds e altre organizzazioni che si occupano di persone senza dimora abbiamo proposto al Governo un emendamento al Decreto per far sì che tutte queste persone non fossero tagliate fuori dal Reddito di cittadinanza ma i nostri appelli sono rimasti inascoltati e lo scorso 28 marzo il decreto è diventato legge. Siamo di fronte ad una insopportabile ingiustizia e non vogliamo arrenderci: chiediamo a tutti i cittadini che hanno a cuore i diritti delle persone più fragili di sostenerci e di firmare la petizione disponibile sulla piattaforma Buona Causa. Vogliamo raccogliere almeno 10mila firme entro il 31/05/2019 - conclude Mumolo - e far sentire in maniera forte la nostra voce”.

Mumolo, subito dopo la conversione in legge di Rdc e Quota100, aveva rivelato che “gli emendamenti che avevamo proposto insieme alla Fiopsd per estendere anche alle persone che vivono in strada il reddito di cittadinanza non sono stati accolti. Per ricevere il reddito di cittadinanza occorrerà avere avuto 10 anni di residenza, di cui gli ultimi due consecutivi. Dunque tutte le persone senza dimora e quindi senza residenza non potranno neanche fare la domanda”.

Ma un altra anomalia dei tanti paletti che sono stati introdotti per ridurre la platea dei beneficiari è anche il fatto che, contrariamente al Reddito di Inclusione (Rei) del precedente governo, oltre all'Isee sotto i 9360 euro (Rei era seimila) per il Rdc si chiede anche un reddito familiare variabile fra i seimila dei single fino a massimo 12600 euro della famiglie numerose. Se si trattasse di redditi 2018 avrebbe una logica, quella di aggiornare l'Isee 2019 che prende i redditi dell'ultima dichiarazione presentata (2017). Ma il reddito familiare Irpef preso in esame è sempre quello risultante dall'Isee. Molte persone diventano povere, anche clochard, perché hanno perso il lavoro e finito pure l'indennità di disoccupazione: quindi chi quest'anno non ha più reddito (e di che campare) lo hanno avuto nel 2018 o anche nel 2017. La fotografia reddituale per capire chi ha bisogno del Rdc dovrebbe essere quella corrente (possibile verificarlo per l'Inps che è collegata all'Agenzia delle Entrate telematicamente) e non quella di due anni fa.

 

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