Black-out in Venezuela, si danno colpa a vicenda Maduro e Guaidò

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La maggior parte del Venezuela è stata colpita da un black-out elettrico. Non è la prima volta che accade. La sospensione dell'erogazione della corrente ha fatto sprofondare quasi al buio, durante l'ora di punta, la capitale Caracas. I problemi, riporta la pagina web della tv britannica Bbc, hanno interessato anche altre aree. Il governo del presidente Nicolas Maduro ha puntato il dito ancora una volta contro l'opposizione, accusata di sabotaggio. Il black-out arriva infatti nel pieno del tensioni per le iniziative dell'opposizione, sostenute dagli Stati Uniti e alcuni paesi dell'America latina, per destituire Maduro. Il leader chavista ha attaccato il presidente ad hinterim autoproclamato Juan Guaidó di voler tentare un colpo di stato con l'aiuto degli "imperialisti americani". Guaidó ha affermato che il black-out è una questione di "caos" fonte di "preoccupazione e rabbia", oltre che "evidenza dell'inadeguatezza dell'usurpatore. La luce tornerà" quando Maduro "sarà rimosso dal potere", ha spiegato.
Il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha a sua volta sottolineato "l'incompetenza del regime di Maduro".

Il Fondo monetario internazionale (Fmi / Imf) non ha ancora deciso se riconoscere Guaidó come presidente ad hinterim del Venezuela. Il leader dell'opposizione è stato subito riconosciuto dagli Stati Uniti e da 50 paesi (Italia esclusa), che considerano "illegittimo" il governo di Maduro, rieletto con elezioni presidenziali dichiarate illeggittime dall'opposizione (che non vi ha potuto né voluto partecipare) e dagli stessi paesi che hanno riconosciuto poi Guaidò, che è presidente dell'Assemblea nazionale (da qui l'hinterim). "La situazione resta molto fluida, sia sul campo sia in termini di riconoscimento internazionale" ha detto lo scozzese Gerry Rice (nella foto a destra), direttore della comunicazione dell'Fmi, dove il Venezuela non ha più garanzie da tempo. Nel consueto briefing con la stampa, Rice ha ribadito quanto detto nelle settimane scorse: l'istituto che ha sede centrale a Washington (Stati Uniti) "in situazioni come questa, si fa guidare dalla comunità internazionale"; alcuni suoi paesi membri (tra cui Cina e Russia) continuano ad appoggiare Maduro.

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