Reddito di cittadinanza? Sarà Rei con qualche spicciolo in più, ma budget non basta

Il Reddito di cittadinanza? Alla fine sarà il Reddito d'Inclusione del precedente governo Pd con qualche soldo in più. A parte che bisogna capire come si farà a dare 780 euro al mese a 6,5 milioni di poveri se lo stanziamento sarà di 10 miliardi di euro (compresi i 2,5 miliardi già stanziati per il Rei). Nulla a che vedere con le misure che avrebbero dovuto portare anche in questo senso l'Italia in Europa, dove ci sono indennità di disoccupazione più lunghe e sussidi successivi. 

Il ministro della Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio ha, infatti, spiegato che il Reddito di cittadinanza deve "restare in Italia" per spese fatte nei negozi italiani, aggiungendo che sarà erogato attraverso una tessera elettronica (come il Rei) che potrebbe essere la tessera sanitaria con un microchip, in modo da poter fare controlli fiscali. La misura sarebbe di nuovo destinata a "cittadini italiani residenti da almeno dieci anni che accettano percorsi di formazione e riqualificazione prendendo impegni con il governo". Quindi, Di Maio ha precisato - per far contento il collega vicepremier Matteo Salvini della Lega (con Di Maio, nella foto) - che non andrà ai rom o ai migranti, anche se la magistratura è già intervenuta più volte contro l'Inps e altri enti per le illeggittime discriminazioni contro gli stranieri per misure varie. 

"Se hai un appartamento e chiedi il reddito di cittadinanza, dai 780 euro ti viene stornato il cosiddetto affitto imputato, quindi dai 780 euro dei redditi zero arrivi a circa 400 euro - ha precisato il vicepremier grillino, mentre il pensionato minimo avrà diritto a 780 euro.

Bisognerà ora capire come far quadrare i conti e soprattutto dove trovare i soldi che mancano per soddisfare gli aventi diritto. A meno che non si alzi l'asticella attraverso l'Isee (reddito familiare), che per il Rei è a seimila euro. Ma a quel punto ridurre la platea farebbe scontenti tanti elettori grillini che al Sud hanno votato M5S per il sussidio promesso.

Per quanto riguarda i Centri per l'impiego, non si capisce a che cosa servano i due miliardi di euro per riformarli: si tratta di strutture pubbliche, recentemente passate dalle province alle regioni. Fanno quello che possono: non sono gli unici enti ai quali i datori di lavoro si possono rivolgere per cercare personale. La grande concorrenza gliela fanno le agenzie di lavoro interinale alle quali le imprese si rivolgono sostanzialmente per avere dipendenti in prova qualche mese in più. Anzi, ora, col "Decreto dignità" che riduce il contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi, le agenzie interinali aumenteranno il proprio lavoro, a danno sempre più dei Cpi che per funzionare a pieno regime (come in Germania o Svizzera, dove le telefonate di proposte lavoro si fanno) dovrebbero avere l'esclusiva dell'incrocio fra offerta e domanda di lavoro.

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