Vescovi argentini dopo polemiche su Macri: nessuno parla per Papa

La conferenza episcopale argentina ha diramato un comunicato, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù, per stigmatizzare chi parla a nome del Pontefice argentino (figlio di emigrati italiani), dopo che il fondatore della Confederazione dei lavoratori dell'economia popolare, Juan Grabois, vicino a Jorge Mario Bergoglio (i due insieme nella foto sotto a destra), ha dichiarato, sullo sfondo della controversa riforma pensionistica del governo argentino, che "il vizio" del presidente argentino Mauricio Macri (figlio di emigrati italiani pure lui) "è la violenza".
"Noi argentini - si legge nella nota diramata dalla Commissione esecutiva della Conferenza episcopale guidata da monsignor Oscar Ojea (nella foto sotto a sinistra con Bergoglio) - abbiamo un enorme privilegio, da quasi cinque anni un nostro fratello è stato eletto Papa, cioè la massima autorità della Chiesa nel mondo. Per i cristiani, vicario di Gesù Cristo in terra. Da quel momento il nostro caro Papa Francesco ha acquisito in tutti i paesi un prestigio e un sostegno crescenti e oggi è un punto di riferimento incontestabile per l'immensa maggioranza dei cristiani e delle persone di buona volontà. 

"Nel nostro Paese - prosegue la nota - gran parte dei mezzi di comunicazione s'è concentrata su eventi minori e hanno anche identificato il Papa con determinate figure politiche e sociali. Alcuni di loro sono stati chiari nell'affermare che non rappresentano né pretendono di rappresentare il Papa né la Chiesa. Tuttavia questa associazione costante ha generato molta confusione e ha giustificato deplorevoli distorsioni della sua figura e delle sue parole che arrivano persino a insultare e diffamare. L'immensa maggioranza del popolo argentino ama Francesco, non si lascia confondere da chi intende usarlo, fingendo di rappresentarlo, o attribuendo a lui posizioni immaginarie secondo i propri interessi particolari. La gente semplice vuole ascoltare gli insegnamenti del Santo Padre e lo riconosce con il suo linguaggio chiaro. Accompagnare i movimenti popolari nella loro lotta per la terra, il tetto e il lavoro è un compito che la Chiesa ha sempre svolto e che il Papa stesso promuove apertamente, invitandoci a prestare le nostre voci alle cause dei più deboli e dei più esclusi. Ciò non implica in alcun modo che si attribuiscano al Papa le posizioni o le azioni di questo movimento, corrette o errate che siano. Pertanto, alla vigilia della sua prossima visita ai popoli fratelli del Cile e del Perù, desideriamo ribadire che Papa Francesco si esprime nei suoi gesti e parole da padre e pastore, e attraverso i portavoce che ha formalmente designato. Nessuno ha parlato o può parlare in nome del Papa- conclude la nota Il suo contributo alla realtà del nostro Paese lo si può trovare nel suo abbondante magistero e nei suoi atteggiamenti di pastore, non in interpretazioni tendenziose e partigiane che non fanno che allargare la divisione tra gli argentiniSperiamo ardentemente che Francesco venga valutato e ascoltato come merita e come tutti gli argentini meritano. Possa la Vergine di Luján aiutarci a costruire il nostro Paese come fratelli".

I vescovi hanno ragione ma è anche vero che certe interpretazioni del pensiero papale derivano dal fatto che i rapporti politici fra Bergoglio (definito "peronista") e Macri (il liberale che ha sconfitto il peronismo) non sono mai stati buoni. Il Pontefice né scrisse congratulazioni né andò alla cerimonia d'insediamento  di Macri a Buenos Aires. Il presidente argentino fece, invece, subito visita al Papa in Vaticano. I rapporti sono certamente migliorati da quando l'Argentina ha due capi di stato e per giunta entrambi anche italiani.

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