'On the Road' a convegno contro la tratta di lavoratori in nero e accattoni forzati

"Anche la Pubblica amministrazione deve 'sporcarsi le mani' e il Comune di Pescara lo sta con il nuovo Piano sociale che andrà in vigore a gennaio 2018". Lo ha detto l'assessore alle Politiche sociali di Pescara, Antonella Allegrino, intervenuta il 29 novembre scorso al convegno "Le mani sporche" organizzato all'Aurum della città adriatica dalla onlus On the Road nell'ambito del progeto "Asimmetrie" di contrasto alla tratta di immigrati, non solo per la prostituzione, ma anche accattonaggio e lavoro nero. "Un Piano sociale con dotazione di 14 milioni di euro totali messo a punto dopo 23 incontri fatti con 100 associazioni sociali più la Asl e le istituzioni giudiziarie - ha proseguito la Allegrino (nella foto d'apertura mentre interviene con, a fianco, il coordinatore del convegno Fabio Sorgoni) - Un Piano sociale che ha messo ordine anche al futuro del Comune di Pescara. Azioni che sono legate all'assistenzialismo ma a politiche attive di presa in carico multidisciplinare per le reinclusione o l'inclusione da svolgere in rete socio-sanitaria. Riqualificherà anche le periferie pescaresi come Villa del Fuoco (Rancitelli), quartiere a forte presenza di rom, e Zanni. La presa in carico delle marginalità sarà effettuata previa formazione di operatori e in questo progetto c'è ovviamente anche On the Road". Recentemente il Comune ha presentato il "progetto 'Cielo' che intende reinserire nel mondo lavorativi disoccupati svantaggiati con tirocini formativi" ha proseguito l'assessore ma anche le misure previste con fondi regionali grazie alla quale di fa l'inclusione a partire dagli alloggi: a Pescara ne sono previsti per sette nuclei familiari (tre per ogni alloggio)".L'emergenza dei sebza fissa dimora colpisce molto una città metropolitana come Pescara: "In città è in corso dall'anno scorso una sperimentazione in collaborazione con la Caritas e finora sono state contattate tremila persone. Pescara è riferimento di un'area metropolitana di 400mila abitanti. Il tema del degrado è sovente sulle prime pagine dei giornali. La soluzione non sono gli sgomberi - ha detto la Allegrino -  ma altre azioni che analizzino le esigenze e peculiarità delle singole persone e la loro dignità. Ci sono sentatetto con problemi psichiatrici o di alcol, freschi disoccupati caduti in disgrazie perché cacciati dalle famiglie. Noi ci occupiamo di fornire servizi con le mense, i dormitori e la lavanderia sociale e un'attenzione particolare quando arriva il pieno freddo, risolto anche con l'ospitalità temporanea in alberghi". Infine l'assessore ha ricordato il "nuovo Reddito di Inclusione con una dotazione prevista di due milioni di euro solo a Pescara ma - ha concluso - aldilà dei numeri bisogna raggiungere i risultati".

Il convegno "Le mani sporche" (nella foto a destra l'immagine scelta per il manifesto), attraverso, a presenza di operatori sociali e amministratori di diverse città italiane, ha, dunque, voluto analizzare e far scoprire la piaga della tratta e lo sfruttamento dei migranti. "Fenomeni complessi, caleidoscopici, legati a variabili che hanno elementi di forte persistenza nel tempo e altri legati a situazioni contingenti e mutevoli - spiega On the Road, onlus da anni in prima linea in Italia e nel mondo per contrastare il fenomeno - Fino a non molti anni fa, tratta e sfruttamento erano principalmente sinonimo di prostituzione coatta e le politiche e le pratiche d'intervento (contrasto e prevenzione, emersione, identificazione, protezione sociale, inserimento sociale e lavorativo delle vittime) erano pensate e realizzate per rispondere ai bisogni di persone sfruttate in questo ambito. La situazione attuale è molto diversa e le cause sono molteplici. Tra le più importanti ci sono: l’aumento esponenziale degli arrivi di migranti, spesso in situazione di estrema vulnerabilità; l’impoverimento di larghe fasce della popolazione, in particolare immigrata, dovuto alla persistente crisi economica; la maggiore capacità delle organizzazioni criminali di sfruttare i punti deboli dei nostri sistemi (di contrasto, di pianificazione, di accoglienza, di controllo) e di collaborare con circuiti economici nazionali (illegali, legali, o del “mondo di mezzo”). Lo sfruttamento del lavoro migrante e lo sfruttamento dell’accattonaggio e delle economie illegali (spaccio, furti, scippi) sono due facce della stessa medaglia, le cause sono spesso simili e le dinamiche si sovrappongono: per esempio, la vendita di oggetti in strada (fazzolettini, fiori, ombrelli) o le esibizioni artistiche (musica o altro) organizzate da sfruttatori che distribuiscono la merce e assegnano le aree di attività, possono essere considerate una forma di accattonaggio o di sfruttamento lavorativo; la dislocazione di persone che chiedono l’elemosina davanti ai supermercati è organizzata spesso da 'caporali' che reclutano, assegnano i posti e chiedono la percentuale. Questi fenomeni coinvolgono molteplici ambienti e attori sociali: l’accattonaggio può diventare un problema di degrado urbano che incide sulla vita quotidiana dei cittadini e richiede una governance degli enti locali che non sia esclusivamente repressiva; lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura è possibile solo grazie alla complicità dell’intera filiera di produzione e chiama in causa sindacati, enti datoriali, ispettorati del lavoro, regioni, enti locali, ma anche l’industria agroalimentare e la grande distribuzione, e, non ultimo, il consumatore, che compra i prodotti.

"Al convegno - prosegue On the Road - sono stati presenti enti del terzo settore e altri soggetti che lavorano quotidianamente a contatto con le persone sfruttate, che ci racconteranno le dinamiche attraverso le quali avviene lo sfruttamento nei campi abruzzesi, molisani, pugliesi, siciliani e laziali, o nei centri urbani di Pescara, Pontedera (Pisa), Roma e Parma. Testimonianze di intellettuali, giudici, avvocati, studiosi di fenomeni sociali, dirigenti di enti pubblici, sindacalisti, scrittori, che hanno animato il confronto sulle connessioni tra i vari aspetti del fenomeno e ragionato sulle possibili strategie da adottare per contrastare questi crimini e supportare le vittime. L’obiettivo è stato quello di comprendere cosa succede nei campi e nei centri urbani a partire dall’esperienza di chi ci lavora, per trovare insieme una lettura che superi la cronaca e l’emergenzialità. Un incontro per condividere pratiche d'intervento positive, e sviluppare sinergie e approcci multidimensionali che possano migliorare sia gli interventi di campo che la definizione e la realizzazione di politiche nazionali e locali che tengano conto non solo delle conseguenze visibili, ma soprattutto delle cause, dei rapporti di forza, e delle connivenze tra sistemi legali e illegali, che sono alla base dello sfruttamento di migliaia di migranti nel nostro Paese". (segue)

 

 

 

 

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