YouPol nuova app di Polizia contro bullismo e droga per denunce anche anonime

Uno strumento in più per combattere il bullismo e lo spaccio delle sostanze stupefacenti soprattutto nelle scuole e nelle realtà giovanili. È operativa "YouPol", la nuova app della Polizia di Stato che consentirà, anche in forma anonima, di denunciare alle sale operative delle questure situazioni legate a episodi di bullismo o di spaccio di sostanze stupefacenti. Una app, facilmente scaricabile su telefonini e tablet che utilizzano Android e Ios, nella quale potranno essere inviati sia messaggi (come nell'immagine di apertura) sia materiale video, che metterà in contatto quanti denunciano queste situazioni con operatori delle forze di polizia.
Il nuovo strumento telematico è stato presentato a Roma all'istituto comprensivo "Lucio Lombardo Radice" dal ministro dell'Interno Marco Minniti e dal capo della Polizia, Franco Gabrielli (nella foto a destra, i due sul palco alla presentazione, davanti alla platea). Quest'ultimo ha spiegato che la nuova app è già operativa nelle città di Roma, Milano e Catania ma che nei prossimi mesi potrà essere utilizzabile in tutti i capoluoghi di regione fino a interessare tutto il territorio nazionale.
A definirla una "app amica dei ragazzi" è stato Minniti, il quale, parlando alla platea di giovani studenti, ha ricordato che "non c'è nessuna società libera se in quella società prevale la violenza e dove può vincere il diritto del più forte. In una società aperta il diritto alla mia libertà ha un limite nel rispetto della libertà dell'altro e questo è un fatto fondamentale". Proprio per questo, ha proseguito il responsabile del Viminale, "se c'è qualcuno che abusa della sua forza ci deve essere qualcun altro, legittimato dalla collettività, che lo deve fermare". Parlando della modalità della denuncia, Minniti ha poi spiegato ai giovani che "non abbiamo bisogno di ragazzi eroi ma di cittadini maturi e di persone che quando inoltrano la loro segnalazione hanno la cultura di capire che stanno compiendo un atto che fa bene sia a chi commette la violenza, perché cambi strada, sia a chi la subisce perché tutto ciò abbia fine. Ma si tratta anche di un atto che, paradossalmente, fa bene anche a se stessi perché non ci si può voltare dall'altra parte".

Alla domanda di un giovane che gli chiedeva se denunciando si diventa, in realtà, una spia, Minniti ha risposto: "Denunciare un reato non significa mai rompere un patto ma è l'opposto, è tutelare chi subisce una violenza che si può portare dietro per molti anni". Un concetto questo sottolineato anche da Gabrielli, il quale ha detto ai ragazzi che l'app va vissuta "come una modalità di colloquio tra i giovani e le istituzioni. Se mi dovessero chiedere oggi qual è una delle prime emergenze nel Paese, risponderei che è la distanza tra istituzioni e comunità. Dobbiamo restringere questa distanza perché noi non siamo altro da voi ma siamo voi e siamo al servizio dei cittadini".

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