Dipendenza web e cyberbullismo: onlus Allegrino presenta indagine

Dipendenza da internet, bullismo e cyberbullismo. I risultati di un'indagine condotta nelle scuole pescaresi sono stati presentati dalla onlus "Domenico Allegrino" allo Spazio Allegrino di Pescara, nell'ambito del progetto "Un cammino nell'insieme", realizzato in collaborazione con l'Istituto di Psicologia relazionale abruzzese (Ipra) "Maria Grazia Cancrini" e la onlus "DiversUguali Famiglie disabili".  Il progetto è co-finanziato dalla Regione Abruzzo che all'incontro è stata presente con l'assessore alle Politiche sociali Marinella Sclocco (a sinistra nella foto d'apertura).

Gli adolescenti hanno consapevolezza dei rischi che corrono su internet, ma più sul piano teorico che pratico. La fascia d'eta che subisce di più la dipendenza e che vive quasi in simbiosi con lo smartphone è quella tra 14 e i 16 anni. Ma non a pochi è concesso dai genitori l'uso degli smartphone anche prima, nonostante le raccomandazioni di Telefono Azzurro. Ormai ce ne accorgiamo quotidianamente con i nostro figli, che passano troppo tempo incollati soprattutto agli smartphone ma anche davanti a tablet e computer, perché "social-dipendenti". Per la verità, il fenomeno colpisce anche gli adulti, stregati pure da app come Facebook e Whatsapp e a rischio non del cyberbullismo ma delle trappole finanziarie o sessuali.

"Abbiamo raccolto la richiesta di aiuto di nuclei familiari fragili, che accogliamo e ascoltiamo nel nostro poliambulatorio di via Alento - ha spiega Antonella Allegrino (nella foto a destra), presidente dell'associazione, che, assente per motivi personali, ha trasmesso in apertura il messaggio tramite Anna Rita Cinotti - I genitori ci hanno rappresentato la necessità d'intervenire su problematiche specifiche di gestione dei conflitti che si generano con i figli nel rapporto con le nuove tecnologie. Da questa richiesta è scaturita l'esigenza di dare avvio a una seconda fase progettuale, che ci ha consentito, attraverso la collaborazione con l’Ipra e la Diversuguali, di potenziare la rete di sostegno, di ascoltare i vissuti esperienziali delle famiglie, di confrontarci con i giovani nelle scuole e di attivare sportelli informativi e gruppi di 'Auto-mutuo-aiuto' (Ama)”.

Il progetto “Un cammino nel'insieme”, cofinanziato con il Piano regionale degli interventi in favore della famiglia, è stato articolato in due fasi. La prima è stata avviata lo scorso anno per sostenere i nuclei familiari a rischio di emarginazione sociale e in difficoltà economiche.

La seconda, attuata nei mesi scorsi, è stata incentrata sui temi del bullismo, del cyberbullismo e della dipendenza dal web e ha visto il coinvolgimento di studenti e famiglie. Il progetto è stato attuato in due scuole - la secondaria di primo grado “Pascoli-Michetti”l'Ipsias “Di Marzio- Michetti”con il coinvolgimento di una sessantina di studenti dagli 11 ai 16 anni. I ragazzi hanno partecipato a una serie d'incontri con gli psicoterapeuti e hanno compilato un questionario sul loro rapporto con le nuove tecnologie.

I risultati dell’indagine sono stati comunicati nel corso del convegno allo Spazio Allegrino di via Italica e che ha visto la partecipazione della referente del progetto, Raffaella Papagno (nella foto a fianco è a sinistra con la Cinotti), della presidente dell’Ipra, Rita Latella, degli psicoterapeuti e psicologi Marcella Di Bernardo ed Enrico Squadroni (nella foto d'apertura sono a destra della Sclocco), della psicologa dell’associazione Diversuguali Silvia Di Carlo e di Rossana Ciancia, tirocinante psicologa, che ha tenuto con Maddalena Pompa, esperta in tecniche di benessere e rilassamento, corsi di bionergetica.

“L'Abruzzo è stata prima regione a sottoscrivere un protocollo sul cyberbullismo con 'Save the Children',  la Polizia postale e i tribunali. E' nata poi una piattaforma online, che fornisce una serie di indicazioni su come contrastare il fenomeno - ha detto la Sclocco - Da qui una serie di attività sul territorio proprio rispetto a questo tema. E’ importante che gli adulti siano sempre attenti e aggiornati perché gli strumenti cambiano velocemente. Violenza e ricatto sono fenomeni antichi, ma internet li ha resi ancora più pericolosi perché c’è una diffusione immediata”. 

In apertura dei lavori è stata letta la commovente lettera di Paolo Picchio (nel video a destra), il papà di Carolina, la ragazza di 14 anni che s'è tolta la vita nel 2013 dopo la diffusione di un video sui social network. Alcuni giovani, mentre si trovava ad una festa, le avevano fatto perdere coscienza, l’avevano molestata sessualmente, riprendendo la scena e diffondendola su internet.

Squadroni ha poi esaminato i risultati del questionario distribuito agli studenti. “Dalle risposte è emerso che i ragazzi sembrano molto consapevoli dei rischi che corrono sul web, grazie soprattutto agli incontri con la Polizia postale. Andando ad approfondire, abbiamo scoperto, però, che ciò avviene più sul piano teorico che pratico perché in realtà non riescono a limitarne l’uso. Soprattutto la fascia tra i 14 e i 16 si butta a capofitto su internet. Si tratta di ragazzi che pensano di essere maturi, che non spengono mai lo smartphone e i cui genitori hanno fatto un passo indietro. E’ l’età in cui si postano foto, in cui si è poco vestiti, ci sono offese e insulti sui social”. Dall’esame dei dati dell'indagine è emerso che più della metà dei ragazzi utilizza internet tutto il giorno (57%) - alcuni anche di notteche lo fa soprattutto per socializzare che ha iniziato intorno ai 10 anni. Il 90% fa uso dei social network, con al primo posto Whatsapp per comunicare, seguito da YouTube e da Instagram, dove è più facile sfuggire al controllo dei genitori rispetto a Facebook. Il 31% ha dichiarato d'incontrare realmente persone conosciute su internet perché “sono amici e mi piace”. Il 24% ha dichiarato di aver offeso qualcuno sui social network, il 29% di essere stato offeso, il 10% di aver ricevuto richieste di postare foto in cui era poco vestito. Il 73%, infine, ha dichiarato di conoscere i rischi della rete, in particolare quelli relativi alla privacy e a episodi di violenza.  

“Questi dati sono stati condivisi con le mamme che hanno scelto di partecipare ai gruppi di auto-mutuo-aiuto perché hanno affrontato in famiglia episodi di bullismo o di cyberbullismo - ha aggiunto la Di Bernardo - E’ nata una bella solidarietà e quando si sono intrecciate le storie delle famiglie, sono avvenute le ‘connessioni’ e loro stesse sono state in grado di darsi le risposte che cercavano per aiutare i figli. Il cambiamento avviene nel momento in cui si volta pagina e si riattivano le risorse dell’intero gruppo familiare perché spesso è la stessa famiglia a non rendersi conto di quanto il figlio sia fragile”. 

La Di Carlo ha relazionato sugli incontri avuti con i genitori dei ragazzi della Diversuguali, per i quali la problematica dell'uso meccanico di internet diventa ancora più complessa visto che i figli non possono contare su quelle barriere socio-culturali che creano un velo di diffidenza, soprattutto nel caso in cui vengano richiesti dati sensibiliAl termine dei lavori la Papagno ha preannunciato che il progetto, tramite gli uffici del Miur, verrà esteso anche ad altri istituti scolastici pescaresi e ha invitato i genitori ad essere “dei veri e propri guardiani della Rete".

Concludiamo pubblicando a destra una fotografia emblematica del fenomeno, diventata virale: studenti in visita al Rijksmuseum di Amsterdam (Olanda) che sembrano preferire navigare o chattare con gli smartphone invece che ammirare una delle opere d'arte più belle e importanti al mondo: la "Ronda di notte" (dipinto nel 1642) del pittore olandese Rembrandt (Rembrandt Harmenszoon van Rijn, il nome completo). 

 

 

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