Venezuela, il direttore della "Voce d'Italia" Bafile rivela "sottili" minacce

"Il tono, al principio, è quello indignato di chi non condivide ciò che ha appena letto. Qualche parola su di tono, lontana comunque dall’insulto volgare. La minaccia? Sottile, velata, implicita nell’anonimato di quanti, da quando è esplosa la protesta nelle piazze del Venezuela e in particolare negli ultimi giorni, chiamano con insistenza al nostro telefono".

E' l'incipit dell'ultimo editoriale che il direttore Mauro Bafile pubblica sul quotidiano "La Voce d'Italia" degli italiani in Venezuela, in cui il giornalista di origine abruzzese - fratello e collega di Mariza Bafile, ex deputata in Italia del Pd eletta in Sud America (insieme, nella foto sopra) - denuncia "velate" minacce a chi, come lui, quotidianamente fa seriamente e onestamente il proprio mestiere di giornalista. Raccontare cosa succede in Venezuela non è cosa facile, oggi come ieri. Gaetano Bafile (foto a destra), papà di Mauro e Mariza e fondatore del giornale, subì anche lui serie e ripetute minacce durante la dittatura di Marcos Perez Imenez. Ma quella, appunto, era una dittatura; quella di oggi dovrebbe essere una democrazia, anche se per gli oppositori non lo è mai stata.

"E all’invito ad esprimere il proprio disappunto sul nostro Giornale - prosegue Mauro Bafile - avendo per limiti unicamente quelli imposti dalla convivenza civile e le leggi del Paese, l’accusa puntuale di essere 'piccoli fascisti', 'ipocriti reazionari', 'servi del padrone' o al servizio di 'quella parzialità che – a loro avviso – ha distrutto il Paese'. A volte, la passione politica offusca la ragione. E’ comprensibile. E lo è ancor di più se si prende in considerazione il momento particolare che vive il Venezuela, una nazione drammaticamente divisa tra due parzialità. Anche così, però, vi sono limiti invalicabili; quel guado oltre il quale non si dovrebbe andare. Il nostro Giornale, in un momento in cui è in gioco l’impalcatura stessa del sistema democratico costruito giorno dopo giorno non senza sacrifici e vite umane, ha sempre cercato di essere una voce serena, pacata, equilibrata. Non parliamo di obiettività perché siamo i primi a non credervi", prosegue il Direttore di un quotidiano che sta vivendo anche una crisi economica a causa di uno scellerato taglio ai fondi per i giornali degli gli italiani all'estero, "Ognuno di noi analizza gli avvenimenti del presente alla luce del bagaglio delle esperienze vissute, della propria formazione culturale, ideologica, umana. Ma l’onestà professionale, non si discute. E’ su questa che la 'Voce' ha costruito il suo prestigio; la credibilità e l’autorevolezza che oggi vanta. La 'Voce' non ha mai negato spazio a chi lo ha chiesto, senza importare l’indirizzo politico, l’orientamento religioso, le inclinazioni sessuali o il colore della pelle. Certo, bisogna avere idee solide da esprimere, proposte concrete da illustrare e non solo vaghi ‘slogan’ privi di contenuto. Unici paletti, ripetiamo, quelli imposti dalla civile convivenza e dalle leggi. La nostra Comunità può essere certa che continueremo a informare e orientare con la stessa serietà e onestà professionale che ci ha caratterizzato; continueremo a difendere gli interessi degli italo-venezuelani con lo stesso coraggio e vigore di sempre. La nostra 'Voce', la vostra 'Voce' - conclude l'editoriale - continuerà a essere una tribuna aperta; uno strumento al servizio della nostra Collettività a prescindere da chi anzi a dispetto di chi, nascondendosi nell’anonimato, vorrebbe farci smarrire il cammino". Al collega Mauro esprimiamo tutta la nostra solidarietà di colleghi che comprendono perfettamente la difficile situazione sia perché conoscono la realtà venezuelana sia perché alle minacce (meno pericolose) siamo abituati pure noi in Italia.

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