Giappone, ricercatori producono pelle da cellule di tessuto. Svolta per ustionati

Ricercatori giapponesi sono riusciti per la prima volta al mondo a trasformare cellule di tessuto in pelle. Una svolta che potrebbe rivoluzionare le terapie per persone con gravi ustioni e altre devastanti ferite. La ricerca è il culmine di un decennio di lavoro. E' stato pubblicato ieri sulla rivista scientifica "Nature" e coinvolge una tecnologia definita "riprogrammazione cellulare", nella quale i geni sono inseriti in cellule per modificarle per formarne di nuove.
"Questa è la prima descrizione di una riprogrammazione di cellule di tessuti in cellule dell'epidermide - ha commentato Masakazu Kurita, il principale autore dello studio - Sono veramente eccitato dai risultati".

Kurita (nella foto a destra), un chirurgo plastico e professore all'Università di Tokyo, ha iniziato a lavorare sulla tecnica 10 anni fa. Da allora è stato un processo faticoso e lungo per ottenere risultati.
La prima fase è stata quella di identificare i geni presenti nelle cellule della pelle ma non nei tessuti cellulari, in modo che potessero essere isolate e quindi inserite nei tessuti cellulari per trasformarli. "Ho preso circa 80 geni candidati individuati nelle cellule della pelle e abbiamo tentato le combinazioni", ha detto Kurita. 
La svolta è arrivata nel 2014, quando Kurita è riuscito con successo a riprogrammare le cellule dei tessuti in quelle della pelle in un disco di coltura, usando la combinazione di 28 geni. L'anno dopo, Kurita si è spostato negli Stati Uniti, al Salk institute of biological studies di La Jolla (California) per collaborare con un team di specialisti di tutto il mondo. In tutto, con i suoi colleghi, ha condotto duemila tentativi con differenti combinazioni di geni, cercando il modo più efficiente di trasformare le cellule.

"I nostri dati suggeriscono la possibilità di sviluppare una nuova terapia completamente nuova che potrebbe essere usata per la chiusura di ferite di varia origine - ha aggiunto Kurita - Quando le aree coinvolte dalle ustioni sono eccessivamente ampie e non c'è pelle sufficiente per i pazienti, nessuno può offrire al paziente una speranza di sopravvivenza...la nostra tecnica potrebbe offrire una strada".

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