Obesità, scienziati svizzeri scoprono meccanismi di resistenza insulina

Dalla Svizzera arriva la notizia di una scoperta molto importante nel campo della lotta all’obesità. Scienziati dell'Università di Ginevra sarebbero riusciti a svelare i meccanismi cellulari e molecolari che collegano l'eccessivo accumulo di grasso corporeo alla resistenza all'insulina, aprendo così la strada a possibili strategie terapeutiche. L'obesità è una vera e propria piaga che coinvolge ben 650 milioni di persone in tutto il mondo e uno dei suoi effetti nocivi è quello di aumentare il rischio di sviluppare malattie metaboliche, soprattutto diabete di tipo 2, come ha evidenziato l’università svizzera nel comunicato pubblicato per segnalare l’importante scoperta. Mentre gli stretti legami tra obesità e diabete di tipo 2 sono già conosciuti, i meccanismi cellulari e molecolari con cui l'obesità predispone allo sviluppo della resistenza all'insulina sono ancora poco compresi, ma con i risultati resi noti da Ginevra si fa un passo avanti.

I ricercatori - guidati dal biologo italiano (l'ennesimo cervello fuggito) Roberto Coppari (nella foto a destra), coordinatore del Centro del Diabete della Facoltà di Medicina - hanno scoperto che le cavie prive di una particolare proteina (chiamata Ptpr-gamma) e che seguivano una dieta ipercalorica, sono diventate obese, ma non hanno sviluppato resistenza all'insulina.

Coppari dopo il dottorato in Neuroscienze all'Università di Ancona, ha lavorato cinque anni a Boston (Stati Uniti), al Beth israel deaconess medical center e alla Harvard medical school, studiando i meccanismi attraverso i quali i neuroni ipotalamici regolano l'energia e l'equilibrio del glucosio. Nel 2007, si trasferisce alla Southwestern medical center di Dallas, Università del Texas (Usa) e del 2012 è professore associato Ginevra.

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