Medici omeopati contro loro Ordine: 'Nostre cure validate da prove scientifiche'

Federazione degli Ordini dei medici "vittima di un cortocircuito". È la replica della Federazione italiana associazioni e medici omeopati (Fiamo) - guidata da Antonella Ronchi (nella foto d'apertura, in tv a Rai "Ballarò") ha inviato ad alcuni ma non a tutti i media (nemmeno a noi) all'articolo pubblicato sul sito dell’Ordine dei medici - commentato anche da Silvio Garattini - nel quale è stato affermato che "allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo".
La Fiamo esprime "dissenso assoluto" rispetto a tale posizione, spiegando che "la pagina sull’omeopatia del sito in questione è stata redatta da sedicenti esperti che in realtà non hanno alcuna esperienza in medicine complementari, come si evince dalla bibliografia di riferimento. Non è affatto vero che non esistono prove scientifiche di efficacia a sostegno dell’omeopatia: gli studi rintracciabili sulla banca dati medica 'PubMed' che ne dimostrano la maggior efficacia rispetto al placebo sono pubblicati in numero significativo, anche su riviste scientifiche a medio e alto impatto, tanto che anche la prestigiosa 'Cochrane collaboration' ha un sito specifico dedicato a tali discipline". Nella risposta della Fiamo, poi, si sottolinea come "l’attacco arrivi proprio nei giorni in cui viene pubblicato online un database che raccoglie più di mille studi scientifici sull’efficacia dell’omeopatia, pubblicati su riviste nazionali e internazionali, presentato al presidente Filippo Anelli e all’esecutivo della Fnomceo in occasione di un incontro che si è tenuto a Roma il 3 maggio scorso". Viene quindi citata la Svizzera, nella quale s'è deciso di introdurre la rimborsabilità delle medicine non convenzionali/complementari, e si lancia pertanto un appello allo stesso Anelli, "affinché nel rispetto dei principi costituzionali sulla libertà di cura chiarisca i contenuti di queste affermazioni che creano un 'cortocircuito' rispetto a quanto deliberato nel 2002 dal Consiglio nazionale". All’epoca, infatti, l’esercizio dell’omeopatia fu classificato come “atto medico”.

Anche il nostro articolo ha suscitato alcune reazioni sui social network e la pediatra Tiziana Di Giampietro (nella foto a destra), consigliera nazionale della Società italiana di omeopatia e medicina integrata Siomi (Siomi) ci ha scritto che la Federazione degli Ordini dei medici "ha condannato quello che non conosce, perché l’ignoranza delle argomentazioni che usa è disarmante", facendo l'esempio di una paziente che "ha avuto un’idrope enorme della colecisti. In cinque-sei giorni di farmaco omeopatico Bryonia 7ch s'è ridotta a metà e un collega gastroenterologo ospedaliero  mi ha detto: 'Mai vista una cosa così, devo ricredermi sull’omeopatia'". Anche nella veterinaria la Di Giampietro racconta di guarigioni grazie all'omeopatia: "In Svizzera un cavallo curato in una clinica senza successo e dimesso in contrizioni quasi setticemiche, una settimana dopo ha smesso di secernere pus dalla ferita grazie a tre giorni di terapia con il Silicea. Bryonia e Silicea costano solo tre-quattro euro l’uno... Cui prodest?", a chi giova si chiede la pediatra, nota anche come consigliera comunale a Pescara.

Sul sito della Siamo è intervenuto anche il professor Paolo Bellavite, medico ematologo ed epidemiologo, omeopata da 30 anni (nella foto qui sotto a sinistra), per replicare al collega Salvo Di Grazia, autore del'articolo “anti-bufale” contro l'omeopatia, dove sono presenti "notevoli inesattezze, per non dire degli errori madornali, che potrebbero indurre in errore i lettori che ivi cercassero una parola chiara e ben documentata su tale bicentenaria disciplina medica". La medicina omeopatica secondo Bellavite "ha origini nella medicina ippocratica e che tale principio farmacologico funziona in moltissime situazioni fisiopatologiche, allorché una sostanza con effetti patogeni viene diluita in modo che stimoli la reazione del corpo o della cellula. Il principio della similitudine è stato dimostrato valido persino dalla medicina 'ufficiale' sia con la cosiddetta farmacologia paradossale (per esempio, i beta-bloccanti che funzionano nello scompenso cardiaco), sia nell’immunologia (come l’immunoterapia specifica delle allergie). Per quanto riguarda la diluizione/dinamizzazione, tutti sanno quanto sia facile ridicolizzare la famosa 'acqua fresca' (come la bolla Garattini, ndr) sulla base del senso comune. Purtroppo per i detrattori, non si tratta solo di una 'teoria', ma è sperimentalmente dimostrata da decine e decine di evidenze sperimentali di laboratorio e fisico-chimiche".

E ancora: "Nel pezzo del Di Grazia è contenuta una grave falsità - denuncia Bellavite - laddove sostiene che 'un prodotto per essere venduto come omeopatico non deve contenere più di un centesimo della più piccola dose utilizzata nelle medicine prescrivibili e quindi, per legge, non può essere venduto un prodotto che contenga un dosaggio di principio attivo farmacologicamente efficace'. Tale concetto stravolge non solo la logica scientifica (il fatto che un prodotto sia diluito 100 volte più di un medicinale 'prescrivibile' non significa che sia inefficace!) ma persino la lettera della legge. Infatti, la legge sui medicinali omeopatici non dice affatto questo! Essa dice che i medicinali devono essere diluiti (questo si), ma non si pronuncia sulla dose del principio attivo e men che meno sulla sua efficacia. Esistono dei medicinali omeopatici, anzi sono la maggior parte di quelli sul mercato, che contengono dosi ponderali di principi attivi e che sono stati dosati precisamente". Il testo di Di Grazia "non è aggiornato sulla letteratura ed è errato anche nella lettera della legge, quindi è gravemente fuorviante per i lettori e i colleghi... Pure i medicinali in alte diluizioni/dinamizzazioni, essendo (contrariamente a quanto sostiene il Di Grazia) farmacologicamente attivi possono creare problemi se mal prescritti e soprattutto se auto-prescritti per molto tempo. Certo che l’uso scriteriato dell’omeopatia può 'ritardare il ricorso a medicine efficaci', ma questo problema riguarda qualsiasi uso scriteriato di qualsiasi farmaco, compresi gli antibiotici dati in eccesso per malattie virali o gli antidolorifici dati per calmare la cefalea in caso di tumori del cervello.

Bellavite smentisce Di Grazia anche sul fatto che "... Dove risulta che il medico 'deve specificare che il prodotto non agisce su basi scientificamente provate'? Di fatto tale idea del Di Grazia non c’è in alcun documento della Federazione, né nel codice deontologico. Di Grazia, non sapendo o non volendo ammettere che le basi dell’omeopatia sono scientificamente provate, s'inventa persino cosa dovrebbe specificare il medico nel richiedere il consenso informato. Un medico che 'specificasse' tale assurdità sarebbe semplicemente folle e, allora si, colpevole di malapratica. Pare persino impossibile che nel sito della Fnomceo si possa leggere una panzana del genere. Forse l’autore confonde la pratica della medicina con l’etichetta del medicinale, laddove sta scritto che esso è stato registrato senza le prove di efficacia convenzionali... La registrazione 'semplificata' degli omeopatici (una delle due procedure possibili e in corso attualmente presso Aifa) è una 'deroga' prevista dalla normativa europea. Forse vale la pena ricordare che tale deroga, curiosamente, si applica anche alla registrazione dei vaccini". Bellavite conclude il suo lungo commento  affermando che "l’idea di fornire informazioni accessibili e scientificamente corrette è sicuramente lodevole, purché non si tramuti in censura delle opinioni diverse e soppressione del dibattito in medicina. Per non essere 'sepolti' dalle bufale è importante è affidarsi a persone veramente esperte della materia.

Il medico tedesco Christian Samuel Hahnemann (nella foto a destra), fondatore della medicina alternativa omeopatica, vissuto a cavallo fra 700 e 800 - spiegò che “per poter trattare radicalmente alcune affezioni croniche dobbiamo cercare quei rimedi che normalmente provocano la stessa malattia”. Questa è la filosofia scientifica dell'omeopatia.

 

 

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