Alzheimer, riabilitazione cognitiva si fa con tecnologia o la fiction

Iniziali segnali incoraggianti per il trattamento di persone affette dal morbo di Alzheimer nella fase iniziale della malattia vengono da alcune procedure di riabilitazione cognitiva associate a stimolazione elettromagnetica del cervello. Di questo interessante e promettente tema parlerà il professor Paolo Maria Rossini (nella foto qui sotto a destra, intrevistato da RaiNews24) - ordinario di Neurologia all`Università Cattolica e direttore dell`Area neuroscienze della Fondazione Policlinico universitario Gemelli-Irccs di Roma - in occasione del XIII Congresso nazionale SinDem, l`associazione autonoma aderente alla Sin per le demenze, che si svolge a Firenze da oggi 19 fino al 21 aprile. Si tratta di tre giorni dedicati alla discussione e all`aggiornamento delle tematiche scientifiche e assistenziali legate alle demenze.

 

"A oggi sappiamo che la malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza. Le forme iniziali sono segnali da tenere in considerazione per una diagnosi precoce della malattia - anticipa Rossini, che interverrà al congresso domani 20 aprile - Accanto ad alcuni trattamenti farmacologici (come anche all'estero, come pure tecnologici, ndr) stiamo sperimentando anche procedure di riabilitazione cognitiva attraverso esercizi specifici e l`associazione con metodi di stimolazione elettromagnetica non invasiva del cervello: il metodo 'NeuroAd'. Si tratta di un trattamento non invasivo che dura cinque giorni a settimana per sei settimane e che produce benefici misurati secondo scale standard internazionali, che sono prolungati nel tempo: a sei mesi i soggetti in cura sono in una situazione migliore rispetto ai pazienti sottoposti a stimolazione placebo".

Lo studio si è svolto su 33 pazienti con una forma lieve di Alzheimer ed è stato condotto in collaborazione con il Beth Israel deaconess medical center, e l'Harvard medical school di Boston (Stati Uniti). Secondo le ultime stime ricavate dal "Rapporto mondiale Alzheimer", sono 47 milioni le persone affette da una forma di demenza nel mondo e in Italia (dove da poco la Cassazione ha stabilito che le relative cure sono a carico del Servizio sanitario nazionale) si calcolano più di un milione di malati (di cui 600mila circa con la malattia Alzheimer). Un fenomeno in aumento: i numeri parlano infatti di 9,9 milioni di nuovi casi di demenza all`anno.

 

 

 

 

In alcuni luoghi europei - Monza, in Italia col "Paese ritrovato", Abbey Place a Londra, in Gran Bretagna (nella foto qui sopra a sinistra), Wiedlisbach in Svizzera o soprattutto l'esperienza di Hogewey in Olanda (nella foto d'apertura), a cui si sono ispirati gli altri tre - si sperimentano con successo forme di cura e assistenza ai malati da Alzheimer attraverso il loro trasferimento in appositi villaggi completi di ogni tipo di servizio: case, ristoranti, bar, cinema, teatro, banca, posta, parrucchieri e saloni di bellezza. Luoghi dove condurre una vita apparentemente "normale" e dove, invece, si è assistiti e curati da infermieri e medici che si fingono personale delle varie attività economiche e sociali (giardinieri o netturbini compresi). Ai villaggi europei si sono ispirati pure in Canada (Georgian bay retirement home) e Stati Uniti (Glenner town square). Se poi ci si vuol trasferire ai Caraibi, a Cuba c'è il Ciren "Centro di restaurazione neurologica" di L'Avana: è una clinica ma si fa la degenza non in corsia ma nei bungalow e in mezzo al verde (nella foto qui a destra, l'ingresso), a pochi passi dalla spiaggia. Il Ciren è centro d'eccellenza mondiale anche per qualsiasi tipo di riabilitazione neurologica (ci vanno di nascosto a curarsi anche dagli Stati Uniti, vip compresi). In Europa Il Ciren è rappresentato a Madrid (Spagna) dal dottor Juan Roca Sierra, medico cubano che per alcuni anni è stato anche a Milano.

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