Contrordine: la statine anticolesterolo non hanno effetti collaterali

Le statine - farmaci molto diffusi che mantengono nella norma i valori dei pericolosi colesterolo e trigliceridi - non hanno quasi effetti collaterali e loro incidenza è comunque generalmente inferiore a quella che si ha prendendo un placebo. È questa la conclusione, per certi versi sorprendente, di una metanalisi inglese appena pubblicata sullo "European journal of preventive cardiology".

Lo fa sapere il sito Pharmastar.it. Analizzando i risultati di 29 studi che hanno coinvolto in totale più di 80mila pazienti, gli autori (guidati da Judith Finegold, del National heart and lung institute dell’Imperial college di Londra) hanno scoperto che solo una ristretta minoranza degli effetti avversi erano effettivamente attribuibili ai farmaci anticolesterolo e che in alcuni casi tali effetti sono stati addirittura più frequenti nei gruppi di controllo, trattati con un placebo. Inoltre, tra gli effetti avversi valutati (tra cui nausea, disturbi renali, miopatie e rabdomiolisi, insonnia, affaticamento e disturbi gastrointestinali) solo il rischio di sviluppare un diabete di nuova diagnosi è apparso significativamente più alto nei soggetti in terapia con statine rispetto al placebo. Gli autori spiegano che la discussione sull’efficacia delle statine nella prevenzione cardiovascolare si è sempre basata sui dati forniti dagli studi controllati e randomizzati in cui questi anticolesterolo sono stati confrontati con un placebo, mentre la discussione sugli effetti collaterali no. Inoltre, sottolineano i ricercatori, i medici spesso assumono che gli effetti avversi che si manifestano durante la terapia con statine siano causati da questi farmaci, incoraggiando i pazienti a sospenderli. Il team inglese ha quindi voluto mettere alla prova la validità di quest’assunzione e fornire una stima "evidence-based" della probabilità che tali sintomi siano effettivamente attribuibili alle statine. A tale scopo, hanno identificato in letteratura 29 studi controllati e randomizzati di confronto tra statine e placebo nella prevenzione cardiovascolare che abbiano riportato gli effetti avversi separatamente per i due bracci. Nei 14 studi di prevenzione primaria (su 36.262 partecipanti), la terapia con statine è risultata associata a un lieve aumento del rischio assoluto di diabete, pari allo 0,5% (Ic al 95% 0,1-1%; P=0,012), ma anche a una riduzione della stessa entità del rischio di mortalità (- 0,5%; Ic al 95% da -0,9 a -0,2%, P=0,003). Nei 15 trial di prevenzione secondaria, invece, le statine hanno dimostrato di ridurre la mortalità dell’1,4% (Ic al 95% da -2,1 a -0,7%; P<0,001). La metanalisi non ha evidenziato altri sintomi attribuibili alle statine, anche se in tutti i trial si è osservato un aumento asintomatico delle transaminasi epatiche leggermente più frequente (0,4%) con gli ipolipemizzanti che con il placebo, e in ogni caso tale aumento è risultato attribuibile nella maggior parte dei casi a una terapia ad alto dosaggio. Anche l’incidenza degli eventi avversi gravi e degli abbandoni della terapia è risultata simile con gli anticolesterolo e il placebo. La Finegold ha osservato che i risultati non necessariamente giustificano una prescrizione più ampia di statine, ma, affinché i pazienti possano prendere decisioni consapevoli riguardo al prendere o meno questi farmaci, "bisogna prima essere sicuri che abbiano informazioni imparziali e di alta qualità - spiega la ricercatrice - Ecco perché chiediamo alla agenzie regolatorie di sottolineare nelle le lunghe liste di effetti collaterali attribuiti alle statine quei pochi la cui frequenza incrementale è superiore a quello sperimentata con un placebo".

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