Iran e Venezuela, gli Usa di Trump adottano due pesi e due misure

Tensione alle stelle fra Stati Uniti e Iran, dopo l'abbattimento di un drone militare di Washington che sorvolava il Paese islamico degli ayatollah. Il consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto a Usa e Iran di esercitare moderazione e di ridurre la tensione. Il presidente degli Usa Donald Trump ha pure dichiarato di non aver "bisogno dell'approvazione del Congresso" per un attacco all'Iran. "Mi piace l'idea di avere il Congresso a fianco" ha affermato il presidente Usa repubblicano il quale pensa che non serve la sua autorizzazione a procedere in caso di attacco. Un via libera che invece secondo la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, è necessario. In ogni caso Trump aspetterà d'incontrare il suo omologo russo Vladimir Putin al G20, in programma il 27 e 28 giugno a Osaka in Giappone, per decidere il da fare contro lo "stato-canaglia" numero uno nel mondo islamico. Eppure l'Iran non è certamente un modello di democrazia, come si conviene a tutti gli stati musulmani (c'è di peggio, come l'Arabia Saudita alleata Usa) ma di certo ha fatto passi da gigante in tema di libertà rispetto ai tempi dell'ayatollah Ruhollah Khomeini e il suo popolo vive dignitosamente rispetto all'affamato Venezuela di Nicolas Maduro (nella foto d'apertura, è al centro fra Trump e il presidente iraniano Hassan Rohuani).

Dall'Iran si emigra ma più per motivi di libertà politico-religiose che economiche: non ci sono la carestia e l'esodo di massa (oltre tre milioni finora) a cui sono costretti i venezuelani che non hanno come comprare cibo e medicine che scarseggiano da anni. Il Venezuela è pure sanzionato come l'Iran - sanzioni che addirittura colpiscono pure i cittadini iraniani all'estero che hanno grossi problemi con le banche, Italia compresa - ma è molto vicino agli Usa rispetto al lontano asiatico Iran. Eppure Trump ha grande voglia di attaccare l'Iran ma non il Venezuela, la cui popolazione invoca da tempo un intervento militare per liberare il Paese sudamericano da un regime fallito e incapace, al contrario di quello iraniano. Teheran è grande produttore di petrolio come Caracas, ma l'economia del Paese medio-orientale è in buona salute mentre quello sudamericano è inspiegabilmente in default da tempo, col regime che è costretto a fare il narcotraffico per avere valuta pregiata a sufficienza per sopravvivere (il regime, non di certo il popolo). 

Eppure gli Usa sono fissati: Jared Kuhner, genero e consigliere di Trump (nella foto a destra, con la moglie Ivanka Trump), ha detto addirittura che l'aggressività dell'Iran contro i suoi vicini nella regione mediorientale richiede che i paesi arabi, con la partecipazione dei palestinesi "si uniscano" a Israele in un "unico blocco economico". Per Kushner, l'Iran "è oggi il più grande problema dopo la fine dell'Isis". Sarà perché, come scrive su Twitter il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif"Trump ha ragione al 100% sul fatto che l'esercito degli Usa non ha nulla da fare nel Golfo persico - dopo la sconfitta dell'Isis e il ritiro dall'Afghanistan e Iraq - Il ritiro delle sue forze è pienamente in linea con gli interessi degli Usa e del mondo. Ma adesso è chiaro che il 'B-team non si preoccupa degli interessi degli Usa: disprezzano la diplomazia ed hanno sete di guerra". Il "B-team" sarebbe composto da: John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman e il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin ZayedTrump giustifica la nuova posizione Usa contro l'Iran (da quando alla casa Bianca non c'è più il democratico (e diplomatico) Barack Obama, perché secondo lui l'Iran produce armi nucleari. In ogni caso, Iran e Venezuela (su cui vigilano Cina e Russia) sono micce per una possibile terza guerra mondiale ma se guerra deve essere meglio farla per una giusta causa (Venezuela) che per una fasulla.

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