Ecuador: Assange usava nostra ambasciata come centro spionaggio

Julian Assange - il fondatore di Wikileaks arrestato la scorsa settimana a Londra (Regno Unito) - utilizzava l'ambasciata dell'Ecuador a Londra come "centro di spionaggio". Lo ha denunciato il presidente del Paese sudamericano Lenin Moreno, che ha assicurato che nessun'altra nazione ha influenzato la decisione di revocare l'asilo ad Assange, che è cittadino australiano ma anche ecuadoriano, a seguito della protezione politica che il precedente presidente di Quito, Rafael Correa (a destra nella foto d'apertura, seguito da Assange e Moreno), aveva concesso nel 2012. Per Moreno, la decisione di revocare l'asilo è scaturita dopo le ripetute violazioni di Assange. Parlando al quotisiano britannico "The Guardian", Moreno, socialista come Correa ma con molte divergenze in fatti di politica internazionale (a cominciare dalla crisi venezuelana) ha sostenuto che il precedente governo dell'Ecuador ha fornito strutture all'interno dell'ambasciata per "interferire" con altri stati. I legali di Assange avevano in precedenza accusato l'Ecuador di "accuse oltraggiose".

Moreno, salito al potere nel 2017, ha spiegato a proposito della decisione di mettere fine alla permanenza di Assange in ambasciata, che andava avanti da sette anni: "Ogni tentativo di destabilizzare è un atto riprovevole per l'Ecuador, perché siamo una nazione sovrana e rispettosa della politica di ciascuna nazione". Poi ha aggiunto: "Non possiamo permettere che la nostra casa, la casa che ha aperto le sue porte, diventi un centro di spionaggio".

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