Gesuita Sosa: a Venezuela serve governo di transizione. Chavismo ha fallito

"Il dialogo di cui il Venezuela ha necessità deve condurre, attraverso un delicato negoziato politico, a un governo di transizione, dotato del più ampio sostegno sociale possibile, di un riconoscimento evidente e di un`efficiente cooperazione internazionale. Il chavismo non è in grado di risolvere la drammatica crisi che provoca tante sofferenze alla maggioranza dei venezuelani. Mancano cibo e medicine, i servizi pubblici e le imprese, statali e private, sono in stato comatoso, milioni di persone emigrano, l`iperinflazione divora il salario. Tutto questo è il prodotto dell`azione del cosiddetto socialismo del 21mo secolo". Lo afferma il preposito generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, venezuelano (nella foto d'apertura è con Papa Francesco, gesuita pure lui), sulla spaventosa crisi politica e umanitaria nel suo Paese. Le priorità di un governo di transizione, spiega in un'intervista al quotidiano cattolico italiano "Avvenire", sarebbero "occuparsi del dramma umanitario vissuto dalla popolazione, con l`imprescindibile aiuto della comunità internazionale. La sfida per un governo di transizione sarebbe duplice. Da una parte, dovrebbe prendere decisioni rapide per rispondere all`emergenza, dall`altra dovrebbe avviare processi di medio e lungo termine per ricostituire un apparato produttivo efficiente e non appiattito sulla rendita petrolifera e mineraria. Senza il recupero delle infrastrutture, dei servizi pubblici, della certezza del diritto non sarà possibile uscire dal tunnel. Sul terreno più strettamente politico, tale esecutivo dovrebbe andare al più presto alle elezioni dopo avere attuato le riforme per poterle celebrare in piena trasparenza. Solo un governo con una solida legittimità potrà traghettare la nazione fuori dal baratro".
Il leader dell'opposizione Juan Guaidó "rappresenta una generazione politica nata dalla crisi di legittimità del sistema venezuelano negli ultimi 25 o 30 anni. Questa generazione, con coraggio e impegno, ha acquisito esperienza, rischiato vita e libertà, costruito organizzazioni, maturato progetti, trovato forme per camminare insieme. E ora è disposta a guidare il processo di trasformazione politica".
Quella in corso in Venezuela "non è una battaglia fra 'due presidenti'", spiega padre Sosa (70 anni). "Non è nemmeno una partita tra chavismo e opposizione. La crisi è molto più profonda. Le radici affondano nell`esaurimento del modello populista 'nutrito' dalla rendita petrolifera, su cui si è basato il processo di modernizzazione del Venezuela negli ultimi cento anni. A portarlo avanti sono stati governi militari, governi civili - caratterizzati da un`originale alleanza tra partiti popolari ed elite - e, infine, governi chavisti".
Per il preposito generale della Compagnia di Gesù "mantenere la mobilitazione cittadina in vista di un cambio al vertice si sta dimostrando un compito arduo e complesso. Difficile, però, non significa impossibile. Ci sono importanti segni di speranza che vanno aldilà dell`enormità della crisi, della rabbia popolare e dell`impossibilità del chavismo di trovare risposte adeguate. Mi riferisco all`esistenza di un programma alternativo di organizzazione economica e sociale ampiamente condiviso, di una direzione politica articolata e plurale, e al rifiuto di soluzioni violente".

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