Venezuela, vicepremier Di Maio a Guaidò: 'Governo italiano evita ingerenze'

"Siamo ben consapevoli che il Venezuela sta attraversando un periodo storico complesso e doloroso. Al riguardo, come sa, è mia piena convinzione che il governo italiano debba evitare ogni ingerenza esterna e come ha già fatto rendersi disponibile come mediatore tra le parti per aiutare il Venezuela a tracciare un percorso comune di legittimazione politica che arrivi attraverso nuove elezioni, libere e monitorate da organismi internazionali". E' quanto scrive il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio, rispondendo in una lettera al "presidente ad hinterim" del Venezuela Juan Guaidò (i due nella foto sotto a destra). Nella lettera Di Maio, pur ringraziando "per la sua cortese lettera del 5 febbraio scorso e per le parole che ha voluto trasmettermi sulla vicinanza da sempre dimostrata dal popolo e dal Governo italiano nei confronti del Venezuela, vicinanza e solidarietà che voglio innanzitutto confermarle", Di Maio sostiene che devono essere "i venezuelani a decidere del loro futuro, in modo pacifico e democratico e soprattutto alle urne. Ritengo necessario che il Governo italiano mantenga una linea di neutralità e di non ingerenza sul processo che condurrà a tali elezioni, incoraggiando piuttosto un dialogo costruttivo tra le parti, anche con l'obiettivo di non alimentare un'ulteriore divisione a livello internazionale e le sue possibili conseguenze in termini di destabilizzazione del Paese. In tal senso reputo la parole di Papa Francesco molto importanti e una Sua risposta a questo appello sarebbe un gesto utile all'instaurazione di un dialogo". Il ministro degli esteri italiano Enzo Moavero Milanesi, conclude il vicepremier, "sarà a Montevideo per partecipare al vertice ministeriale del gruppo di contatto internazionale sul Venezuela da (oggi, ndr) 7 febbraio, a lavorare per quest'obiettivo, che consideriamo l'unica via percorribile per il futuro del popolo venezuelano".

Guaidò ha fatto un appello al Papa tramite la tv italiana SkyTg24 "affinché tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, come il resto della diplomazia, possano collaborare per la fine dell`usurpazione, per un governo di transizione, e a portare a elezioni veramente libere in Venezuela, al più presto. Sarei felice di ricevere il Papa nel nostro Paese, un Paese molto cattolico, molto devoto, di grande tradizione religiosa". L`intervista al corrispondente da Caracas di SkyTg24 sarà trasmessa integralmente nell`edizione delle 13 di oggi. Nei giorni scorsi, sempre ai microfoni di Sky TG24, anche il presidente chavista Nicolas Maduro aveva richiesto la mediazione del Pontefice. "La cosa drammatica in questo momento - ha spiegato Guaidò - è che lo spargimento di sangue è in corso. Dopo il 23 gennaio, dove abbiamo avuto una manifestazione senza precedenti nel nostro Paese, in 53 città milioni di persone nelle strade: quando le persone stavano ritornando a casa, dei gruppi paramilitari armati, denominati collettivi, o gruppi del Faes, che sono una unità delle forze armate, hanno assassinato a sangue freddo molti di questi ragazzi per cercare di intimidirci, di farci paura, così che questo spargimento di sangue è responsabilità di chi usurpa il palazzo presidenziale".

Il Papa ha risposto tramite il direttore ad interim della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti, dopo che nei giorni scorsi Maduro aveva chiesto una sua mediazione: Francesco ha fatto sapere che "si è sempre riservato e dunque si riserva la possibilità di verificare la volontà di ambedue le parti accertando se esistano le condizioni per percorrere questa via".

Ma la comunità italo-venezuelana è inviperita per gli atteggiamenti che giungono da Roma, dove ieri ha manifestato davanti alla Camera dei deputati (nella foto d'apertura), sia quelli italiani che vaticani: il dialogo non è possibile fra due fazioni che non si riconoscono reciprocamente da tempo e la situazione in Venezuela è insostenibile: popolo alla fame, iperinflazione che rende il denaro cartastraccia e salari da un paio di dollari al mese, medicine e beni di prima necessità introvabili, sanità al collasso con decessi per malattie curabilissime se ci fossero farmaci e strumenti chirurgici. In tutto questo, la discussione politica sui media italiani - sostenuta dal Movimento Cinque Stelle e da una certa sinistra radicale che non conosce il Venezuela - è che in realtà Stati Uniti e mondo occidentale vogliono abbattare Maduro - già sanzionato oltreconfine con tutti i suoi fedelissimi - per impossessarsi del petrolio. Ma la produzione petrolifera in Venezuela è crollata da tempo e quel poco che si produce è già impegnato, oltre che per la domanda interna, da Cina e Russia che hanno prestato a Caracas decine e decine di miliardi di dollari.

 

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