Venezuela, Guaidò a Tg2 replica a Di Stefano. Di Maio: 'né con lui nè con Maduro'

 

"Nicolas Maduro ha perso il controllo del Paese e la popolazione sta soffrendo". E' la denuncia di Juan Guaidò, autoproclamato "presidente ad hinterim" del Venezuela, in una intervista in esclusiva all'inviato del Tg2 Rai Giammarco Sicuro (nella foto d'apertura), di cui una anticipazione è andata in onda questa mattina nell'edizione delle 8,30. L'intervista integrale verrà diffusa alle 13. "Ci sono 70 giovani assassinati in una settimana dal Faes (le forze speciali di polizia) e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini", è la denuncia di Guaidò che parla anche dei rapporti col Governo italiano e il Parlamento europeo.

Guaidò ha replicato al sottosegretario agli Esteri italiano Manlio Di Stefano (M5s), secondo il quale l'Italia non riconosce Guaidò sulla base del principio di non ingerenza: "Denota scarsa conoscenza" di quanto sta avvenendo nel Paese ha detto il leader dell'opposizione al Tg2. "Il 90% della popolazione del Venezuela vuole un cambiamento, il 90% della popolazione scommette sulla democrazia", ha spiegato, ricordando che invece nel Paese sudamericano "c'è un piccolo gruppo che sta assassinando" la gente e che il Venezuela non a niente a che fare con ciò che è successo in Libia.

Di Stefano ha detto ieri che "l'Italia non riconosce Guaidò perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese. Si chiama principio di non ingerenza ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite. Oggi il più grande interesse che abbiamo è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Stesso errore che è stato fatto in Libia oggi riconosciuto da tutti. Dobbiamo evitare che succeda lo stesso in Venezuela". 

Oggi anche il vicepremier e leader pentastellato  Luigi Di Maio (nella foto a fianco, è a sinistra con Di Stefano) ha invece affermato salomonicamente di non riconoscere né Guaidò né Maduro, perché servono elezioni democratiche che stabiliscano chi guida il Paese. Elezioni che Maduro rifiuta perché afferma di essere stato rieletto pochi mesi fa in elezioni contestate da opposizione e non riconosciute da mezzo mondo perché, fra l'altro, i partiti di opposizione non vi hanno potuto partecipare. "Visto e considerato che siamo già stati scottati in questi anni da interventi di ingerenze di Stati occidentali in altri Stati - ha detto Di Maio conversando con i giornalisti alla Camera - non vogliamo assolutamente arrivare al punto di riconoscere un soggetto che non è stato votato dal popolo come presidente della Repubblica. Al netto che non riconosciamo neanche Maduro". Replicando poco fa a Guaidò, Di maio ha aggiunto che "l'Italia continua a sostenere una azione diplomatica e di mediazione con gli altri stati per arrivare a un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti. Il cambiamento lo decidono i cittadini venezuelani. Noi siamo dalla parte della pace e della democrazia, quindi dobbiamo creare tutti i presupposti per favorire nuove elezioni". Dimenticando che il Venezuela è diventata una dittatura e non è più in democrazia. Un regime anomalo, ora sottolineato con l'azione di Guaidò, dove la gente che scende in piazza contro il regime chavista è maggioritaria, oceanica, rispetto a quelli che difendono Maduro. Ai tempi di Hugo Chavez non c'era partita: c'era preoccupazione, moltio dissenso, ma non c'era la fame a cui è giunto il popolo grazie all'ex conducente di autobus diventato presidente dopo la scomparsa del fondatore del chavismo. 

 

 

 

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