Reddito Cittadinanza, Decreto in Gazzetta. Rispunta il reddito familiare oltre Isee

Il Reddito di Cittadinanza e "Quota 100" per le pensioni è legge. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato (nella foto d'apertura) il Decreto che da ieri è in vigore. Balza di nuovo agli occhi uno dei vari paletti per limitare la misura di contrasto alla povertà che sembrava essere sparita nei giorni scorsi e che invece è stata confermata: oltre all'Isee a 9360 euro per avere il RdC bisogna avere un reddito Irpef familiare fino a seimila euro se single e 10mila per una famiglia di tre persone più mille euro per ogni figlio successivo al secondo e cinquemila per ogni disabile. Come già scritto alcuni giorni fa, affiancare all'Isee il reddito Irpef familiare appare, però, una "contraddizione in termini" perché l'Isee è lo strumento unico di legge col quale si misura il reddito familiare e qualsiasi misura "extra" rischia di essere impugnata dagli esclusi. Com'è accaduto al Comune di Lodi a guida leghista, nel caso dei bambini stranieri esclusi da mensa e scuolabus perché avrebbero dovuto produrre per delibera sindacale anche il reddito mobiliare e immobiliare estero, non previsto dall'Isee. Molto facile, infatti, stare sotto i 9360 euro in Isee e sopra i 6-12mila euro Irpef familiare.

Confermato anche il paletto dei 10 anni anni di residenza di cui gli ultimi due continuativi, che taglia fuori tutti i percettori del Reddito di Inclusione (che verrà sostituito dal RdC ad aprile) del precedente governo, per i quali bastavano due anni di residenza. Un'asticella concepita per escludere tanti stranieri ma anche tanti italiani rientrati dall'estero, fra cui gli esuli della crisi venezuelana. In sostanza l'appello di Ugo Di Martino del Comites di Caracas (nella foto qui a fianco, è a sinistra col sottosegretario agli Italiani nel mondo Ricardo Merlo) è rimasto inascoltato: il governo giallo-verde rimane lontano dagli italo-venezuelani, sia quelli costretti a rimanere in Venezuela, sia quelli scappati nella patria d'origine.

Non s'è fatta attendere la rinnovata protesta dei parlamentari del Partito Democratico eletti all'estero che, in una nota, hanno ribadito che "gli italiani all’estero sono stati di fatto tagliati fuori dalle misure previste dal decreto sul reddito di cittadinanza e sulla quota 100, al quale il Governo gialloverde e la maggioranza che lo sostiene attribuiscono un ruolo strategico per lo svolgimento di questa travagliata legislatura. La condizione prevista per il reddito di cittadinanza, infatti, secondo la quale occorre una residenza nel Paese di dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, impedisce agli iscritti Aire che hanno interesse a rientrare per una libera scelta o per necessità, talvolta drammatiche come nel caso dei connazionali in uscita dal Venezuela, di chiedere le provvidenze che, nelle intenzioni del Governo, già nei prossimi mesi dovrebbero essere erogate. Se si trattasse di misure prevalentemente assistenziali contro la povertà, come erano quelle del Rei, si potrebbe giustificare il requisito della residenza continuativa degli ultimi due anni. Poiché nel progetto della maggioranza è previsto anche un costoso investimento per l’inserimento o il reinserimento nel lavoro attraverso i Centri per l’impiego, uno dei tanti italiani espatriati negli ultimi anni che sia rientrato o voglia rientrare per tentare il reinserimento lavorativo non potrà farlo. Dopo che la maggioranza ha bocciato i nostri emendamenti per un elevamento degli incentivi al rientro, si chiude dunque anche quest’altra strada. Ai connazionali costretti a fuggire dalle aree di crisi, poi, si sbatte letteralmente la porta in faccia perché, considerata anche l’eliminazione dei due milioni straordinari previsti per il Venezuela, il requisito della residenza antecedente li esclude nettamente. 

"La stessa cosa vale per le pensioni di cittadinanza - proseguono i senatori Laura Garavini e Francesco Giacobbe, e i deputati Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò e Massimo Ungaro (nelle foto a sinistra) - dal momento che i nostri connazionali non potranno far valere i requisiti richiesti dal decreto. Per quanto riguarda l’applicabilità della 'Quota 100' agli italiani all’estero, l’impossibilità di usufruirne se si svolge un lavoro dipendente e autonomo rappresenta di fatto un altro fattore di esclusione, visto che la misura ridotta del pro-rata di cui beneficia la quasi totalità dei connazionali non consentirebbe loro di sopravvivere. Speriamo che tutti gli eletti all’estero, senza distinzione di schieramento politico, nel momento in cui il decreto arriverà per la conversione alle Camere, mettano in primo piano gli interessi veri degli italiani all’estero, rinunciando a posizioni di vuoto propagandismo e ad allineamenti acritici. Per quanto ci riguarda, saremo pronti ancora una volta a proporre modifiche migliorative, sperando che su di esse si alzi la voce anche delle nostre comunità e dei suoi organismi rappresentativi".  

Il Decreto va ora in Parlamento per la conversione in legge entro 60 giorni. Speriamo che il Governo e la maggioranza capiscano gli errori che penalizzano gli italiani all'estero e la sovrapposizione di due misure di misura reddituale familiare in contrasto fra loro. Altrimenti i ricorsi saranno piovosi.

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