Venezuela, Russia aiuta ma vuole ricetta 'giallo-verde': flat-tax e reddito cittadinanza

Anche il quotidiano comunista "Il Manifesto" boccia la fallimentare politica del "compagno" Nicolas Maduro in Venezuela, indebitato fino al collo con Cina e Russia per cercare di risollevare il Paese dalla sua disastrosa gestione: in un articolo, a firma di Yuri Colombo,  dal titolo "In cambio degli aiuti, Mosca propone un programma 'lacrime e sangue'", il giornale scrive che "a Mosca ormai si teme il peggio per il regime di Maduro (regime, non democrazia, ndr) e si cerca di correre ai ripari. Secondo quanto ha rivelato due giorni fa il portale 'The Bell', il viceministro delle finanze russo Sergey Storchak è volato prima delle feste a Caracas per proporre un programma shock che faccia uscire il paese latinoamericano dalla crisi. Lo ha confermato lo stesso Stochack affermando che si tratterebbe di 'una proposta informale, da concordare nei dettagli con i destinatari dell’assistenza'. Mosca sarebbe ora in attesa dell’approvazione di Caracas al progetto presentato. I 'Chicago Boys' del Cremlino avrebbero preparato misure dagli accenti fortemente neoliberali per 'dare una scossa  all’economia' secondo le prime indiscrezioni della Tass. Gli esperti russi avrebbero chiesto a Maduro una radicale riforma fiscale che introduca la flat-tax (in Russia l’aliquota unica è al 13%), la liberalizzazione dei prezzi dei carburanti, lo stop al finanziamento del deficit di bilancio attraverso le emissioni con il blocco della stampa di valuta locale con effetti parzialmente deflattivi. Anche l’adeguamento ciclico dei salari verrebbe messo in soffitta. Per garantire la ripresa della domanda sarebbe introdotto invece un 'reddito di cittadinanza'". Quindi "flat-tax" e "reddito di cittadinanza": sembra di leggere il contratto di governo italiano fra Lega e Movimento Cinque Stelle, partiti notoriamente estimatori del presidente russo Vladimir Putin (soprattutto il primo, nella foto a destra Matteo Salvini a Mosca, mostra orgoglioso una t-shirt che raffigura Putin) e del chavismo (il secondo, nella foto sotto a sinistra il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano a Caracas - secondo da destra - due anni fa per la commemorazione della morta di Hugo Chavez, con altri parlamentari grillini e il viceministro degli Esteri venezuelano Raul Li Causi, secondo da sinistra).

'"Così si potranno spendere soldi veri sia per la benzina sia per i bisogni familiari'  sostengono gli economisti russi (prosegue l'articolo del quotidiano comunista, ndr) Bocciatura invece per il 'petro' la criptovaluta fortemente voluta da Maduro, 'dal valore solo propagandistico e inutilizzabile per le transazioni internazionali'. Un programma lacrime e sangue che ha fatto storcere il naso ai chavisti della prima ora. Ma il governo bolivariano non sembra avere molte scelte: Putin nell’incontro dello scorso dicembre con Maduro ha promesso di investire sette miliardi di dollari nel settore petrolifero venezuelano e spedire 600mila tonnellate di grano per sfamare la popolazione. Ma non intende negoziare aiuti al buio dato che l’esposizione di Mosca con Caracas avrebbe raggiunto la ragguardevole cifra di 17 miliardi di dollari. L’obiettivo di Putin a questo punto è quello di trasformare il Venezuela da semplice alleato a paese che ruota nell’orbita russa". Il quotidiano statunitense "'Washington post' conferma e ritiene che la politica della Russia nei confronti del Venezuela si è dimostrata assai efficace: 'In cambio di prestiti e investimenti ora controlla una quota significativa di almeno cinque giacimenti petroliferi del Paese', afferma il quotidiano Usa.

"Il sodalizio russo-venezuelano ha inoltre un’evidente ricaduta strategico-militare. Dopo che Jair Bolsonaro ha dichiarato di pensare a basi americane in Brasile per 'bloccare la penetrazione russa nel continente attraverso Cuba e Venezuela', è arrivato il ruggito del ministro degli esteri russo, una sorta di campana a morto per l’alleanza Brics (Brasile, Russia, India e Sudafrica, le economia emergenti di qualche anno fa, ndr). 'Le dichiarazioni degli ultimi giorni dei dirigenti brasiliani e americani sono inquietanti', ha detto Sergej Lavrov promettendo poi a Maduro le 'armi necessarie per difendersi'.

 

 

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