Dl Sicurezza, chi ha ragione fra Salvini e Orlando? Lo spiega l'emerito Mirabelli

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Disobbedire al Decreto Sicurezza voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e iscrivere lo stesso all'anagrafe comunale i richiedenti asilo politico privati della "protezione umanitaria" (abolita), per non far diventare "clandestino" chi, comunque, non viene espulso dal territorio italiano ma solo cacciato dagli Sprar, che vengono limitati a chi ha già lo status di rifugiato. E' questa la posizione dei sindaci capitanati da quello di Palermo, Leoluca Orlando (avvocato e docente di Diritto pubblico). Altri hanno espresso forti dubbi di costituzionalità, come il pentastellato di Pomezia (Roma) Adriano Zuccalà (nella foto qui sotto a destra, col suo leader vicepremier Luigi Di Maio) e quello pd di Pescara, Marco Alessandrini (avvocato, figlio del magistrato Emilio Alessandrini). Il primo ha detto di non credere "che questa zona franca possa durare a lungo. Come sindaco di un Comune mi vedo assegnato il compito di tutelare le persone in difficoltà, e questo voglio fare". Alessandrini ha detto che "quella di Palermo è una scelta da studiare, su cui rifletterò. Ma questa è una situazione in cui noi sindaci ci troviamo a causa delle scelte criminogene, sul piano dei diritti, fatte da Salvini. Per me valgono le parole di Sergio Mattarella. La questione della sicurezza - e della convivenza - si declina attraverso diritti e doveri. E ricordo che a Pescara, come in molte altre città d'Italia, il primo nato dell'anno è figlio di una famiglia di migranti".

Ma chi ha ragione fra il ministro leghista e i sindaci disobbedienti, prevalentemente di centro-sinistra (c'è anche l'ex grillino Federico Pizzarotti di Parma), che hanno preso posizione? Il Tg3 Rai lo ha chiesto oggi al presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, che ha dato un po' ragione a entrambe la parti dichiarando che "il sindaco non può disapplicare la legge che ritiene 'incostituzionale' perché la pubblica amministrazione è tenuta ad osservare le leggi e non può autonomamente ritenere che non siano contrarie alla Costituzione e non applicarle. L'atto del sindaco che non applica la legge ha un contenuto politico ma tende anche ad aprire un percorso giuridico: l'annullamento dell'atto che egli compie iscrivendo lo straniero nel registro delle persone residenti può essere impugnato dinanzi all'autorità giudiziaria e il giudice può sollevare una questione di legittimità costituzionale che dovrà giudicare la Corte che, in ultima istanza, è quella che dovrà verificare se la legge che il sindaco intende non apllicare è conforme o meno alla Costituzione".

Il vicepremier leghista Salvini oggi promette battaglia legale ma è stato proprio lui, quando era solo leader della Lega Nord nella scorsa legislatura a invitare nel 2016 i sindaci leghisti a "disobbedire" alla legge Cirinnà - perché "legge sbagliata" - che permette agli omosessuali di unirsi civilmente. Una legge non impugnata (quindi costituzionale) da nessuno né tantomeno disapplicata da nessun sindaco. Anche perché per unirsi civilmente basta delegare un qualsiasi consigliere comunale e persino un cittadino qualsiasi.

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