Brasile, s'insedia Bolsonaro: ricette radicali per un Paese grande e complicato

Il neo presidente del Brasile Jair Bolsonaro (di origini italiane), s'insedierà il prossimo martedì 1 gennaio e ha promesso cambiamenti radicali nella prima potenza dell'America latina, dopo oltre 15 anni di politiche di sinistra e di centro.
Anche se il presidente di estrema destra può contare su una forte popolarità - il 75% dei brasiliani pensa che le decisioni che ha già annunciato vadano nella "giusta direzione" - le sfide future per il suo governo sono immense. Il Brasile è un grande Paese esportatore, ma esce da una recessione storica che ha cancellato i benefici arrecati dal periodo di prosperità che la nazione ha conosciuto un decennio fa, durante la presidenza di sinistra di Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2012). Bolsonaro ha nominato l'ultra-liberale Paulo Guedes ministro dell'Economia per attuare una serie di riforme mirate a ridurre il debito (76% del Pil a ottobre), in particolare attraverso privatizzazioni, una riprogettazione fiscale e una politica per incentivare gli investimenti stranieri. Uno dei dossier più spinosi sarà la riforma del regime previdenziale, che necessita di una revisione costituzionale. Il Partito social liberale (Psl) di Bolsonaro non ha la maggioranza al Congresso. Per far votare le riforme, dovrà stringere alleanze con diversi gruppi conservatori. Mentre in gran parte il Brasile esporta il suo petrolio, il calo dei prezzi insieme alla frenata dell'economia in Cina - principale partner commerciale del Paese sudamericano - fa soffiare venti contrari sull'economia. Quanto agli obiettivi più a lungo termine, come gli investimenti nelle infrastrutture e la formazione professionale, sono secondo gli esperti in larga parte ignorati.

In discontinuità con il tradizionale multilateralismo del Brasile, la politica estera sarà in parte ispirata da quella del presidente americano Donald Trump, che Bolsonaro ammira. Il presidente eletto ha già annunciato il ritiro del Paese dal "Global compact" - il patto mondiale per le migrazioni - e potrebbe fare lo stesso con l'Accordo di Parigi sul clima. Potrebbe inoltre decidere il trasferimento a Gerusalemme dell'ambasciata brasiliana in Israele. È inoltre contrario a maggiori investimenti della Cina nel Paese e ha indicato che il suo governo farà tutto il possibile "nel quadro della democrazia" contro i governi socialisti di Cuba e Venezuela. Vuole poi alleggerire le norme sul porto d'armi, posizione che fa temere un'escalation di violenza in un Paese dove nel 2017 sono stati accertati 64mila omicidi. I poliziotti, responsabili di circa cinquemila decessi all'anno, dovrebbero godere di una maggiore impunità. 

Ha inoltre nominato come ministro della Giustizia Sergio Moro, (a destra, con Bolsonaro, nella foto d'apertura) giudice che ha istruito dal 2014 il caso "Lava-jato", la più grande inchiesta anti-corruzione nella storia del Paese, e che ha perseguito l'ex presidente Lula (ora in carcere). Una nomina, quello del magistrato ancora in servizio Moro, che ha suscitato sdegno da parte dell'opposizione, che hanno visto nella vicenda Lula (che si proclama innocente) una persecuzione politica prima che giudiziaria. “E' la conferma definitiva che Lula è stato incriminato, processato, condannato e messo in carcere senza aver commesso un crimine, con la chiara volontà di estrometterlo politicamente”, hanno fatto sapere gli avvocati dell'ex presidente del Partito dei Lavoratori (Pt) mentre Dilma Rousseff, estromessa dalla presidenza per impeachment e sostituita dall'uscente Michel Temer, (a sinistra nella foto a destra, con la Rousseff neopresidente e Lula ai tempi della loro coalizione poi rotta) ha detto: “Il Re è nudo: quello offerto da Bolsonaro a Moro non è il Ministero della Giustizia si chiama regalo!”. Lo stesso Moro pochi mesi fa smentiva: “Sono e resto un giudice. Fa parte della mia formazione. Il mio mondo è la legge non la politica”.

Molti brasiliani pensano che Lula sia innocente, anche aldilà del suo partito: i sondaggi pre elettorali lo davano vincente su Bolsonaro, mentre il suo sostituto Fernando Haddad no. In ogni caso la corruzione politica in Brasile è profondamente radicata e tutti sospettano che l'entourage di Bolsonaro - l'agenzia governativa incaricata di monitorare le transazioni finanziarie ha di recente aperto due versamenti sospetti a un ex assistente di suo figlio deputato - o il suo partito potrebbero ledere la sua immagine.

La protezione dell'ambiente e in particolare dell'Amazzonia, polmone verde del pianeta, rappresenta un'altra sfida. Il presidente eletto ha già annunciato che anteporrà gli interessi di minatori e agricoltori alla tutela dell'ambiente.

 

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