Presidenziali Brasile, Bolsonaro al 47,6%, al ballottaggio con Haddad, al 27,7

Con il 47,6% dei voti il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro (Partito social-liberale) ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Un risultato lusinghiero, che va oltre i pronostici dei sondaggi, ma comunque non sufficiente: Bolsonaro (di origini italiane, nella foto d'apertura) dovrà affrontare, come previsto, Fernando Haddad, del Partito dei Lavoratori (Pt) al 29,24%, su cui convergeranno tutti i voti degli altri candidati di centro-sinistra. Il vincitore del primo turno se l'è presa col volto elettronico: "Sono certo che se non ci fossero state le urne elettroniche, avremmo avuto il nome del Presidente della Repubblica stasera - ha detto il 63enne candidato in un video su Facebook - Non possiamo rimanere in silenzio, chiederemo soluzioni al Tribunale supremo elettorale", ha aggiunto. Se i suoi sostenitori hanno protestato contro il Tse a Brasilia al grido di "Brogli, brogli!", l'ex capitano dell'esercito non si è spinto così lontano. "Dobbiamo rimanere mobilitati, mancano tre settimane al secondo turno", ha detto. 

Tra i sostenitori del 55enne Haddad (nella foto qui a destra, grande sollievo nel vedere il candidato Pt qualificato per il secondo turno. Haddad è partito in salita, dato che ha iniziato la campagna elettorale solo quattro settimane prima delle elezioni, in quanto l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, in carcere per corruzione e dichiarato ineleggibile, s'è ritirato solo all'ultimo momento. "Vogliamo unire i democratici di questo Paese - ha detto Haddad - Vogliamo un grande progetto per il Brasile, profondamente democratico, ispirato alla ricerca instancabile della giustizia sociale".

Il duello di Bolsonaro-Haddad sembra molto incerto e molte cose possono accadere entro il 28 ottobre, in una campagna che ha già riservato enormi sorprese tra la squalifica di Lula imprigionato per corruzione e l'attacco che è quasi costato la vita a Bolsonaro il 6 settembre. Per Fernando Meireiles, politologo dell'Università federale del Minas Gerais, "la possibilità che Bolsonaro vinca sembra la più forte ora. Mi sembra difficile che Haddad vinca, ma non è impossibile, ha ancora una possibilità ragionevole", ha detto. Comunque in vista del ballottaggio "è possibile che la polarizzazione aumenti", prevede.

Un Brasile profondamente diviso è andato alle urne ieri, tra gli elettori preoccupati per il futuro della democrazia in un Paese che ha vissuto una dittatura (1964-85) di cui Bolsonaro è un nostalgico e coloro che rifiutano visceralmente qualsiasi ritorno alla gestione del Pt che ha deluso durante la presidenza di Dilma Rousseff ma che ha segnato la svolta economica e sociale del più grande Paese dell'America latina col doppio mandato di Lula (i due nella foto qui a sinistra). Quest'ultimo, se avesse potuto correre per le elezioni, era dato vincente su Bolsonaro, al contrario di Haddad. Il Pt è stato al potere per 13 anni ed è inveitabilmente considerato da molti responsabile dei molteplici mali di un Paese in stato confusionale: disoccupazione, crisi economica, corruzione (di tutti i partiti) e insicurezza. La Rousseff, infatti, ha pagato il sentimento anti-Pt e non è stata eletta senatrice nello stato di Minas Gerais (sud-est), dove era favorita. E' stata anche copiosamente fischiata al seggio.

A molti elettori, Bolsonaro appare l'uomo della provvidenza, col suo accento sulla sicurezza, il sostegno della liberalizzazione del porto d'armi, la difesa dei valori tradizionali e la promessa di "ripulire il paese dalle elite corrotte". Non importa se il deputato cattolico di 63 anni, grande ammiratore di Donald Trump, è meglio conosciuto per il razzismo, la misoginia e l'omofobia. L'aura del "mito", come lo chiamano i suoi seguaci, ha avvolto anche due dei suoi figli: Eduardo Bolsonaro, 34 anni, è stato rieletto deputato a San Paolo, mandando in frantumi il record del voto legislativo in Brasile. Flavio Bolsonaro, 37 anni, molto presente con suo padre, per il quale ha fatto campagna dopo l'attacco, è stato facilmente eletto senatore di Rio de Janeiro. Per il ballottaggio saranno decisive le alleanze che i due candidati cercheranno di stringere a partire da oggi, in primo luogo con il centro, così come gli errori che potrebbero essere commessi dall'uno o dall'altro. Ciro Gomes (nella foto qui a destra), candidato del Partito democratico lavoratore (Pdt), di centro-sinistra, ha chiarito subito le sue intenzioni: arrivato terzo con il 12,5% dei voti, ha detto che continuerà a "combattere per la democrazia e contro il fascismo". Paradossalmente, secondo i sondaggi, era il candidato favorito per battere Bolsonaro nel secondo turno. Quarto è arrivato il socialdemocratico Geraldo Alckmin (4,8%); quinto l'imprenditore liberale Joao Amoedo (2,5%) e a seguire gli altri sette candidati, dall'1,3% in giù.

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