Brasile, domenica Election Day, Bolsonaro favorito I turno, cresce anche al II

Domenica 7 ottobre i brasiliani andranno alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali ma anche dei governatori, deputati e di due terzi dei senatori, in un clima di grande polarizzazione nel più grande Paese dell'America latina. Il Brasile è segnato da numerose e profonde crisi. Ecco sette cose da sapere per seguire la partita elettorale del 7 e dell'eventuale (quasi sicuro) ballottagio del 28 ottobre.

Il jolly dell'estrema destra. I sondaggi lo dicono da settimane: il deputato Jair Bolsonaro (ancora convalescente per via dell'aggressione subita, nella foto a destra) è in testa ai sondaggi e ha la certezza di arrivare al ballottaggio, sotto le insegne del suo piccolo partito, il Psl, Partito social-liberale. Ma se dal 24 settembre è stimato perdente contro quasi tutti i possibili avversari al ballottaggio, l'ultimo sondaggio di oggi, dell'Ibop, segnala un suo balzo in avanti al primo turno, con il 31%, e una pareggio con il candidato della sinistra (Partito dei lavoratori, Pt) Fernando Haddad col 42% ciascuno al ballottaggio. Se Bolsonaro fosse eletto presidente, il Brasile sceglierebbe per la prima volta un capo dello stato di estrema destra, estimatore della dittatura militare del periodo 1964-85 e apologeta dei suoi torturatoriBolsonaro è accreditato del 31% delle intenzioni di voto ai pirmo turno dall'istituto Ibope: una crescita di quattro punti percentuali rispetto a giovedì, quando Haddad era ancora indicato come vincitore (42% contro 38). Haddad resta ora stabile intorno al 21%. C'è un'altra brutta notizia per il candidato della sinistra: la proporzione di elettori che esclude di votare per lui è schizzata dal 27 al 38%, mentre per Bolsonaro si mantiene al 44%.

La sinistra arranca. Dopo l'esclusione dalla gara dell'ex presidente Luis Inacio Lula da Silva, in carcere per corruzione, il suo sostituto Haddad, ex sindaco di San Paolo ed ex ministro, ha continuato a salire nei sondaggio dopo la sua entrata tardiva, l'11 settembre, in campagna elettorale. Haddad (nella foto a fianco, con la maschera di Lula) dovrebbe arrivare al ballottaggio con Bolsonaro. Per la prima volta un sondaggio la scorsa settimana l'ha dato vincente al secondo turno oltre il margine d'errore, ma l'ultimissimo lo dà in parità con Bolsonaro. Se Haddad sarà eletto presidente, il Pt vincerebbe la sua quinta elezione presidenziale consecutiva dal 2002, dopo quelle di Lula (2002 e 2006) e della sua delfina Dilma Rousseff (2010, 2014), defenestrata con un impeachment durante questa legislatura e sostituita dal suo vice "traditore" Michel Temer (nella foto a destra, con la Rousseff).

Il grande favorito Lula (quasi 40% delle intenzioni di voto), è stato estromesso definitivamente dalla gara ad agosto al termine di una complicata vicenda politico-giudiziaria. La nebbia sulla sorte di Lula ha reso il voto il più incerto dei tempi moderni in Brasile, lasciando con il fiato sospeso il suo partito e l'intero paese.

L'attacco a Bolsonaro. Colui che è diventato poi il favorito al primo turno, Bolsonaro, scampato alla morte dopo essere stato accoltellato all'addome all'inizio di settembre nel corso di una manifestazione elettorale. Ricoverato in ospedale per più di tre settimane, non è stato in grado di fare campagna nelle strade. Ma in strada, contro di lui, razzista, omofobo e maschilista, sono scese migliaia di donne, più volte. Le manifestazioni più imponenti si sono tenute a Rio de Janeiro, San Paolo e Brasilia, ma sono state 62 le città coinvolte nella campagna lanciata dalle donne (nella foto d'apertura) contro Bolsonaro sui social media sotto l'hashtag #EleNao (non lui).

Le inchieste. A parte Lula in carcere per corruzione, la gran parte dell'elite brasiliana sulla lista nera dei magistrati (scandalo "Lava jato" / Petrobras, la "mani pulite" brasiliana) dovrebbe restare al suo posto. I rais locali saranno rieletti. O i loro figli lo saranno al posto loro. In questo senso la gigantesca inchiesta "Lava Jato"(autolavaggio), se ha permesso di mettere in causa, e in alcuni casi incarcerare, decine di esponenti politici di quasi tutti i partiti, non ha rivoluzionato la pratica politica in Brasile.

I mercati. L'avvento al potere di Bolsonaro sarebbe per i mercati un male minore, anche se il candidato ha confessato la sua incompetenza assoluta in economia. Bolsonaro ha nominato il suo "super-ministro dell'economia", Paulo Guedes, un "Chicago boy" ultra-liberale. Ma i mercati non vogliono il ritorno della sinistra (anche se con Lula c'è stato il boom economico e sociale). Lula, che li aveva tanto spaventati nei primi anni 2000, era stato in grado riconciliarsi con i mercati, anche scontentando la sinistra radicale.
Cosa vogliono i brasiliani? Una seria spinta, grazie a riforme coraggiose, a un'economia che non riparte dopo due anni di recessione storica (2015-16) e ha quasi 13 milioni di disoccupati. Fermare il ciclo della violenza armata, un' altra rande preoccupazione dei brasiliani insieme alla sanità, l'educazione e l'alloggio - settori che hanno estremo bisogno di risorse.

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