Onu: Brasile deve permettere a Lula di candidarsi a elezioni

Il Brasile deve permettere all'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di candidarsi alle elezioni presidenziali in programma per il prossimo 7 ottobre. Lo ha chiesto il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr). Dallo scorso aprile, l'ex presidente brasiliano è rinchiuso in un carcere di Curitiba, dove sconta una pena di 12 anni per corruzione e riciclaggio. L'Unhcr "ha chiesto al Brasile di prendere tutte le misure necessarie per garantire a Lula di godere ed esercitare i suoi diritti politici mentre è in carcere, come candidato alle elezioni presidenziali del 2018", ha detto la commissione Onu per la quale Lula potrebbe essere estromesso solo una volta che il suo iter giudiziario "sarà completato in procedimenti equi".

Diecimila sostenitori del Partito dei Lavoratori brasiliano (Pt) hanno accompagnato i rappresentanti del movimento al Tribunale elettorale supremo per la presentazione della candidatura Lula per le presidenziali. Una decisione che potrebbe, però, essere bocciata dallo stesso tribunale per la condanna a 12 anni di prigione dell'ex presidente protagonista del boom economico del più grande Paese dell'America latina e sempre in testa nei sondaggi.

"Arrivare qui e avere questo documento in mano è una immensa vittoria. Non è la nostra vittoria, è la vittoria del partito, di Lula, è la vittoria di tutto il popolo brasiliano. È la vittoria di tutti coloro che hanno creduto nella giustizia sociale, di tutti coloro che hanno creduto in un Brasile migliore", ha detto Gleisi Hoffmann, presidente del Partito del Pt (nella foto a destra, con Lula).

"Ho registrato la mia candidatura per la presidenza della Repubblica... Certo di poter fare molto per far uscire il Brasile da una delle più gravi crisi della sua storia", ha scritto Lula in una lettera diffusa dal suo partito, anche se gran parte della crisi del Paese è dovuta agli scandali di corruzione che coinvolgono uomini d'affari, manager di Stato e politici di tutti i partiti. Le responsabilità politiche della crisi sono imputabili in gran parte al Pt che è stato al potere prima con Lula (due mandati) e poi con Dilma Rousseff, destituita con impeachment e sostituita dall'attuale presidente Michel Temer, ex suo vice di altro partito più centrista, anche lui nei guai giudiziari.

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