Mogherini annuncia tagli stipendi ambasciatori. Tokyo 50mila al mese

Ci voleva una giovane ministro degli Esteri donna e il governo Renzi per mettere mano al taglio degli stipendi dei nostri ambasciatori nel mondo, pagati più dei capi di Stato del G8. Il ministro Federica Mogherini nell'annunciare i tagli alla spesa per 108 milioni di euro in tre anni anche nel suo dicastero, ha precisato che ridurrà i compensi dei nostri diplomatici. Anche per rispondere “a una sensibilità diffusa” dell’opinione pubblica che fa fatica ad arrivare alla fine del mese (se lavora) e sente di manager e ambasciatori che guadagnano in un mese più di quello che la maggior parte degli italiani vede in un anno. Le voci da tagliare ha detto la ministra riguarderanno “la riorganizzazione della rete diplomatica consolare e culturale, il contributo in termini sostenibili agli organismi internazionali, la razionalizzazione del patrimonio immobiliare" oltreconfine "e una revisione del trattamento economico del personale all’estero”. La Mogherini (foto) ha detto di volersi ispirare agli altri paesi occidentali ma che non si tratta di equiparare gli stipendi dei diplomatici italiani a quelli dei colleghi stranieri, "che in media guadagnano di più". A fronte dello “0,2% del bilancio statale dedicato alla Farnesina, “la Francia destina alla propria diplomazia l’1,8% e la Germania l’1,1%. La nostra proposta si compone di due fasi: il primo prevede lo scorporo delle spese di rappresentanza dall’indennità di servizio all’estero, riducendole in modo progressivo fino a un taglio a regime di circa il 20%”. Si tratta cioè di distinguere la differenza tra le spese dell’ambasciatore dalle spese di funzionamento dell’ambasciata e di ridurre gradualmente queste ultime. La seconda parte riguarda invece la revisione del trattamento economico all’estero vero e proprio, che avverrà però “attraverso un disegno di legge”. Non saranno tagli lineari ma mirati, ha aggiunto la Mogherini, ricordando che la Farnesina ha già contribuito negli ultimi anni a una revisione della spesa pubblica rendendola “una delle amministrazioni pubbliche meno costose”: “Rispetto al 2008 il bilancio ha subito una riduzione del 25%, rideterminando gli organici con il 20% di diplomatici e il 10% di funzionari in meno e intervenendo sulla rete estera”. La revisione riguarderà ancora la rete consolare italiana, ottimizzando gli strumenti informatici o avviando “forme alternative di presenza consolare, quali uffici di consolati onorari o funzionari itineranti” e “ipotizzando una concentrazione in pochi grandi consolati 'hub', circondati da una rete di strutture periferiche più leggere. Tutto ciò - ha concluso - consentirebbe di drenare risorse per paesi strategici per la crescita e per la sicurezza dell’Italia”. L'intenzione è, quindi, quella di tagliare più sui costi delle sedi che sugli stipendi, anche se le chiusure o accorpamenti di consolati e ambasciate sono già in atto da tempo, pure nei paesi a forte presenza d'italiani residenti, che puntualmente protestano per gli ulteriori disservizi che già non mancavano prima.

Già, ma quanto costano gli ambasciatori italiani? Le voci comprendono lo stipendio metropolitano (quello cioè che i diplomatici guadagnano restando a Roma, dai 2500 euro iniziali ai cinque-seimila euro dopo 25 anni di servizio) e l’indennità di servizio all’estero (esentasse), che è una voce che andrebbe tolta dal portafoglio dei diretti interessati e gestita direttamente dalla Farnesina. Le varie voci cambiano secondo certi parametri, come, per esempio, il grado di carriera diplomatica, il costo della vita nel Paese della sede, o il “disagio” di alcune sedi, come quelle in zona di guerra. L’economista Roberto Perotti ha spiegato su Lavoce.info che i nostri ambasciatori guadagnano, al netto di tasse, quasi due volte e mezzo i loro colleghi tedeschi, smentendo, quindi, ciò che ha detto la Mogherini. Rispetto all'Europa e America del Nord sono quasi tre volte di più. In entrambi i paesi, la remunerazione totale di un ambasciatore si compone di uno stipendio metropolitano e di una indennità di servizio all’estero. Quest’ultima varia secondo il costo della vita e la pericolosità della sede. Sia gli ambasciatori tedeschi sia quelli italiani hanno ovviamente diritto all’abitazione che paga lo Stato. "Wall street Italia" riferisce che il rappresentante italiano all'Onu di Ginevra (Svizzera), che già percepisce uno stipendio netto pari a quasi due volte e mezzo il suo collega tedesco, risiede in una villa a con 12 bagni da 22mila euro di affitto al mese, che è poco più del suo compenso globale (19757 euro). Gli ambasciatori italiani hanno, inoltre, diritto anche a un’indennità per le spese di rappresentanza (non riportata in tabella, perché sottoposta a rendicontazione), che varia da quattromila euro mensili a Pretoria (Sudafrica) a 22mila euro a Tokyo (Giappone). Quest'ultimo ambasciatore è anche il più pagato di tutti: il compenso globale (stipendio più indennità) è di 27028 euro più i 22mila fa quasi 50mila euro al mese. E' difficile spendere 22mila euro di extra però se stanno in bilancio vuol dire che servono o, meglio, sono spesi tutti o quasi. Sarebbe un "peccato" rimandarli indietro. L'indennità di rappresentanza può venire usata, tra l’altro, per il leasing e la benzina della macchina di servizio, per viaggi di rappresentanza, per domestici, per ricevimenti e altro. Tutte spese che, con quello che guadagnano, se le potrebbero pagare col proprio lauto stipendio. Nel caso degli ambasciatori tedeschi le spese di rappresentanza sono a carico della sede. Perotti rivela che nella primavera del 2012, una commissione incaricata di fare proposte per la razionalizzazione della spesa del Ministero degli Esteri in vista della spending-review del governo Monti, così scriveva: "Va ricordato che il bilancio del Mae è composto per l’83,3% da voci non rimodulabili (retribuzioni del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise). L’obiettivo che la Commissione si è posto non è quello di creare ulteriore risparmio netto, dal momento che le risorse della Farnesina, anche sulla base dei citati confronti internazionali, non paiono ulteriormente comprimibili se non a prezzo di un drastico ridimensionamento della proiezione internazionale del Paese“. L'economista critica poi la trasparenza del Mae anche sul proprio sito web "assolutamente oscuro per quanto riguarda i compensi del personale diplomatico fuori sede. Con i dati pubblicati sul sito non vi è alcun modo di ricostruire i compensi dei diplomatici all’estero, neanche approssimativamente".

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