A Cuba si rivoluziona la Costituzione: sì ai matrimoni gay e imprese private

Il progetto di nuova Costituzione che il parlamento di Cuba ha iniziato a esaminare la scorsa settimana apre la strada a due tabù del passato: l'impresa privata possibile anche per i cubani e la legalizzazione del matrimonio omosessuale. Su quest'ultimo, tema, Cuba - dove fino a 20 anni fa vigeva l'omofobia di Stato (dure le sanzioni: un omosessuale che si dichiarava o veniva scoperto per uno "scandalo" veniva licenziato) - ha fatto passi da gigante, grazie anche alla figlia dell'ex presidente Raul Castro, Mariela Castro (direttrice del Centro nazionale di Educazione sessuale), sposata col fotografo italiano Paolo Titolo.

Nell'articolo 68, il progetto di legge definisce il matrimonio come "unione volontaria tra due persone, senza specificare il sesso", ha riferito il quotidiano ufficiale "Granma", facendo il punto sui dibattiti e le manifestazioni (nel video una manifestazione di omosessuali sul Malecon havanero, con in testa al corteo la Castro) che hanno preceduto questa sessione dell'Assemblea nazionale. L'attuale costituzione, che risale al 1976, limita il matrimonio a "l'unione volontaria tra un uomo e una donna". Il giornalista e attivista gay Francisco Rodriguez ("Paquito", nella foto d'apertura, manifestante), membro del Partito Comunista al potere, ha spiegato che il progetto di legge "include il principio di non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale o del genere", che consentirebbe di "applicare altri standard legali e altre politiche pubbliche" per la protezione dei diritti della comunità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) a Cuba. 

Via libera nella nuova Costituzione anche la possibilità per i cubani, che già possono avviare ditte individuali per piccole attività, di formare joint-venture con compagnie straniere, "ogni volta che è conveniente per il governo", ha affermato sabato scorso il deputato Homero Acosta Alvarez, segretario del Consiglio di Stato e dei ministri (nella foto a destra, mentre interviene in Parlamento, a fianco al presidente Miguel Diaz-Canel).

Acosta ha spiegato che con questo nuovo permesso da parte dello Stato, la legge sugli investimenti stranieri non implicherà più "disuguaglianza" o "discriminazione" nei confronti dei cittadini. "In modo che, se in futuro, un cubano - coloro che hanno reddito legittimo - siamo interessati a essere in grado di investire in un certa (attività) la Costituzione non lo limita. Pertanto, non si può dire che sia discriminatorio nei confronti dei cubani". Il deputato ha insistito sul fatto che gli investimenti stranieri non saranno più un complemento all'economia di Cuba, ma diventeranno una necessità per lo sviluppo, specialmente in alcuni settori in cui l'isola non ha le risorse o il dominio del mercato. "Cuba ne ha bisogno per il suo sviluppo. È una necessità  - ha concluso il Segretario del Consiglio di Stato - E notate che non è più un complemento: è un elemento importante, energizzante. In alcuni settori è essenziale".

 

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