Messico, Lopez Obrador stravince: è il primo presidente di sinistra

Il candidato di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador, ha vinto le elezioni presidenziali in Messico con un largo margine sul rivale della destra conservatrice: è quanto risulta dai primi seggi scrutinatiLopez Obrador ha ottenuto, a scrutini non ancora terminati, la maggioranza assoluta, con il 53,4% (gli exit-poll lo davano al 49%) dei consensi contro il 23% di Ricardo Anaya Cortes (Partito azione nazionale, Pan) e il 15% di José Antonio Meade Kuribrena, candidato del Partito rivoluzionario istituzionale (Pri) del presidente uscente Enrique Peña Nieto, che sei anni fa sconfisse Lopez Obrador 38,1 a 31,6%. Altri due candidati indipendenti Jaime Rodriguez Calderon (5,7%) e Margarita Zavala Gomez, moglie dell'ex presidente Felipe Calderon, che ha rimedia al momento un magro 0,1%.

I primi due competitor hanno riconosciuto ufficialmente la vittoria del candidato progressista, prima volta nell storia politica del Paese latinoamericano. Il sistema elettorale del Messico (il più grande Paese dell'America latina dopo il Brasile, dove vivono 850mila italiani) non prevede comunque alcun ballottaggio, dunque basta la maggioranza relativa dei voti. Lopez Obrador s'è impegnato a portare "un grande cambiamento" nel Paese che conta 118 milioni di abitanti ed è uno dei più insicuri e pericolosi del mondo (27mila omicidi nel 2017, record storico). Persino nella campagna elettorale sono stati uccisi 104 politici e 35 candidati. Due anni fa fu uccisa la neosindaca Gisela Mota, dopo due giorni dall'elezione.

"Il nostro nuovo progetto nazionale vuole un'autentica democrazia, non stiamo cercando di costruire una dittatura, palese o nascosta" ha dichiarato il nuovo capo di Stato dopo la vittoria, impegnandosi a salvaguardare i diritti, rispettare il settore privato e perseguire una politica di "amicizia e cooperazione" con gli Stati Uniti, col quale è aperto il contenzioso del muro che vorrebbe ergere Donald Trump per chiudere la frontiera con Messico dove passano tutti i latinoamericani via terra che sognano gli Usa e lasciare la povertà. Lopez Obrador ha basato la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione ma ha anche suscitato i timori dei settori finanziario e industriale, che avrebbero preferito la vittoria di un candidato conservatore.

Ieri è stato un "election day" in Messico (118 milioni di abitanti, un'elettrice, nella foto a destra, vota nella cabina che recita: "Il voto è libero e segreto"), dove con le presidenziali si è votato pure per rinnovare il parlamento e la capitale Città del Messico. Per la prima volta, una donna è diventata sindaca (alcaldesa) della Capitale (quasi nove milioni di abitanti): si tratta di Claudia Sheinbaum che, secondo gli exit-poll, sarebbe prima fra 47,5% e il 55,5% delle preferenze. Anche la Sheinbaum è di sinistra e della stessa coalizione di Lopez Obrador (con la Sheinbaum nella foto d'apertura). Fra il 1999 e il 2000 un'altra donna, Rosario Robles, aveva ricoperto al carica di sindaco ad interim, ma la Sheinmbaum è la prima eletta come prima cittadina della più grande città delle Americhe.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=