Elezioni: Maduro candidato 'unico' in Venezuela. In Italia fa tifo per 5 Stelle

Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha ufficialmente depositato ieri la sua candidatura per le elezioni presidenziali anticipate del 22 aprile che saranno boicottate dall'opposizione.
"Ecco il piano della patria 2025, che consiste in un rafforzamento della via e dell'eredità del nostro bene amato comandante Hugo Chavez verso la prosperità economica", ha dichiarato incredibilmente il capo dello Stato in preda a una crisi senza precedenti consegnando il suo incartamento in diretta tv alla presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) Tibisay Lucena, sanzionata dall'Unione europea insieme ad altri esponenti del chavismo e di chi, come lei, dovrebbe essere "super partes".

Il neo ministro degli Esteri Jorge Arreaza ha detto di aver chiesto all'Onu di inviare osservatori per sorvegliare il corretto svolgimento delle presidenziali del 22 aprile. La settimana scorsa, Caracas aveva annunciato di avere inviato una lettera al segretario generale dell'Onu, Antonio Guterressulla questione. "Abbiamo discusso ieri (lunedì, ndr) di tale questione con il segretario generale" in occasione della sua visita a Ginevra (Svizzera, sede Onu), ha dichiarato Arreaza durante una conferenza stampa a margine di una riunione del Consiglio diritti umani dell'Onu. "Aspettiamo ora la risposta delle Nazioni Unite. Arreaza ha sostituito Samuel Moncada lo scorso giugno dopo che quest'ultimo aveva preso il posto dello storica Delcy Rodriguez che nella foto d'apertura del giornale Agorà Magazine, dello scorso marzo, riceve a Caracas i tre parlamentari grillini-chavisti italiani Manlio Di Stefano, Ornella Bertorotta e Vito Petrocelli

La Rodriguez è attuale presidente dell'incostituzionale Assemblea Costituente, che s'è insediata l'anno scorso cacciando i parlamentari dall'Assemblea Nazionale, perché controllata dall'opposizione (Premio Sakharov 2018 dell'Ue, foto a destra, Antonio Ledezma e Julio Borges lo ricevono dal presidente Antonio Tajani ). Ovvio che il regime chavista (anzi, meglio definirlo "madurista" perché fa rimpiangere persino Chavez) si augura che nelle prossime elezioni politiche in Italia di domenica 4 marzo vinca il Movimento 5 Stelle, storicamente filo-chavista (e anche filo-ecuadoriano pur se il governo di sinistra Quito se la passa meglio di quello di Caracas) e con un importante influenza nell'Ue. E' di pochi giorni fa la protesta degli italo-venezuelani all'Aurum di Pescara contro la convention grillina dove è stato presente anche il candidato premier Luigi Di Maio.

Tornando a Caracas, Maduro è stato eletto nel 2013 con un voto al fotofinish e contestato dallo sfidante Henrique Capriles (che invece aveva riconosciuto la sconfitta contro Chavez di pochi mesi prima, poi morto per un tumore). Il presidente in scadenza ma che tutti bollano nel mondo come "dittatore" che non ha alcuna intenzione di lasciare la poltrona, ha anticipato al 22 aprile le elezioni che "rischia" di vincere al 100% per assenza di competitor. L'Organizzazione degli Stati americani (Osa, Oas) ha approvato una risoluzione che esorta il governo di Caracas ad un rinvio, per potere permettere l'organizzazione del voto "con tutte le garanzie necessarie". 

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