Venezuela, sanzioni Ue a sette persone del regime chavista. Usa diffida su 'Petro'

Il Venezuela ha "fermamente" respinto ieri le sanzioni adottate dall'Unione europea contro la leadership del Paese sudamericano, accusando l'Ue di essere "subordinata" all'amministrazione "suprematista e razzista" del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le sanzioni, votate giovedì scorso a livello di ambasciatori, sono state formalmente adottate ieri dai 28 paesi dell'Ue in una riunione dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles.

"L'Unione europea sta ancora una volta fornendo prove inconfutabili della sua evidente subordinazione al governo suprematista e razzista di Trump. Queste decisioni sono la prova di una politica incostante e interventista - ha detto in una nota il Ministero degli Esteri venezuelano - Questa condotta ossessiva nei confronti del Venezuela spinge l'Ue a derogare ai propri principi fondatori, diventando uno strumento al servizio delle affermazioni imperialiste del governo statunitense", si aggiunge nel testo, in cui le sanzioni sono definite "illegali".

Le sanzioni Ue (nella foto sotto a destra, la commissaria agli Esteri Federica Mogherini seguita dal suo omologo Usa Rex Tillerson) riguardano sette leader del regime del presidente chavista Nicolas Maduro, secondo la decisione adottata ieri, che consiste in un congelamento dei beni e in un divieto di visto per entrare nell'Ue. Tra le persone colpite dalle misure ci sono (in senso orario nelle foto d'apertura) il numero due del regime, l'attuale vicepresidente del Partito socialista unificato del Venezuela (Psuv) e influente deputato alla contestata Assemblea costituente, Diosdado Cabelloil presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) Tibisay Lucena, il presidente della Corte Suprema (Tsj), Maikel Morenoil ministro dell'Interno, generale Nestor ReverolPer avere represso le manifestazioni dell'opposizione sono stati sanzionati anche l'ex comandante della Guardia nazionale bolivariana, Antonio Benavides, il capo dell'intelligence Gustavo Gonzalez Lopez e il procuratore generale Tarek William Saab. Moreno era già nella lista nera degli Stati Uniti per avere "invaso" i poteri del Parlamento controllato dall'opposizione e per avere consentito all'esecutivo di governare attraverso decreti d'emergenza. Gli Stati Uniti, seguiti dal Canada, hanno imposto sanzioni giudiziarie e finanziarie l'estate scorsa a Maduro, descritto come un "dittatore", congelando i suoi beni e vietando a qualsiasi cittadino statunitense di fare affari con lui.

Per tentare di risollevare la profonda crisi economica e valutaria del suo Paese, Maduro ha annunciato alcuni giorni fa una criptovaluta, "petro" (tipo Bitcoin), agganciata alla produzione di petrolio di cui il Venezuela è ricco. Un tentativo anche per sviare le sanzioni finanziarie imposte dagli Usa. Washington ha però avvertito i suoi cittadini di non investite in "petro"; la valuta digitale sarà sostenuta anche dalla riserve di gas naturale e oro. Il dipartimento americano del Tesoro ha spiegato che investire nel "petro" potrebbe comportare una violazione delle sanzioni esistenti. Esse furono imposte l'anno scorso sulla scia della decisione del presidente venezuelano di formare una assemblea costituente giudicata da Washington (e dalla comunità internazionale) come "illegittima". Con essa Maduro vuole riscrivere la Costituzione ignorando il volere del suo popolo. In un documento del Tesoro si legge che la criptovaluta "parrebbe una estensione di credito" al governo venezuelano motivo per cui gli americani che hanno a che fare con la valuta digitale venezuelana "potrebbero essere esposti a rischi associati a sanzioni Usa".

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