Venezuela, Maduro esulta per Comunali. Opposizione ormai 'illegale'

Il presidente Nicolas Maduro ha rivendicato un'ampia vittoria alle elezioni comunali in Venezuela, boicottate dai principali partiti dell'opposizione, che dovrebbero essere essere esclusi dalle elezioni presidenziali del 2018 dove il presidente in carica insegue un nuovo mandato. "Abbiamo conquistato più di 300 municipi nel Paese, su 335", rispetto ai 242 attuali, ha dichiarato il leader chavista nel corso di un meeting organizzato a Caracas, al termine di questo voto dove la partecipazione è stata del 47,32% secondo il Consiglio nazionale elettorale (Cne), organismo da tempo definito filo-regime dall'opposizione. Poco prima, il Cne aveva proclamato il Psuv chavista (dal nome del defunto Hugo Chavez, presidente dal 1999 al 2013) vittorioso in almeno 20 delle 23 capitali regionali. Il Psuv ha inoltre ottenuto la carica di governatore dello stato di Zulia con Omar Prieto che ha sconfitto nelle nuove elezioni Manuel Rosales (a destra nella d'apertura con Maduro), visto che Juan Pablo Guanita (partito "Un Nuevo Tiempo", d'opposizione), vincitore delle elezioni regionali di ottobre - s'è rifiutato di prestare giuramento di fronte all'Assemblea costituente. Organismo completamente chavista e contestata dall'intero fronte del Mud che si oppone a Maduro e che ha boicottato la consultazione elettorale.

Rosales ha tentato la riconquista dello stato Zulia perché storicamente roccaforte dell'antichavismo, stranamente perdente grazie al voto elettronico accusato di essere ormai manipolato. L'Assemblea costituente ha, infatti, preso di forza il posto del parlamento esautorato dei suoi poteri, dove due anni fa l'opposizione aveva conquistato i due terzi dei seggi. 

Dopo il voto locale, Maduro ha detto che i principali partiti dell'opposizione venezuelana non potranno prendere parte alle elezioni presidenziali del prossimo anno, dato che non hanno partecipato alle amministrative. L'esclusione annunciata include i gruppi di Henrique Capriles, Leopoldo Lopez (nella foto d'archivio a destra) e altri. "Questo è ciò che l'Assemblea nazionale costituzionale ha stabilito", ha affermato, riferendosi ai poteri speciali conferiti all'assemblea costituente voluta dallo stesso Maduro. Che il Venezuela sia in dittatura da tempo è già cosa nota in tutto il mondo e certamente ciò è anche ufficiale da quando s'è insediata l'Assemblea "costituente" che ha cacciato il parlamento e pretende di decidere chi si può candidare e chi no alle elezioni. Maduro non vuol più nemmeno salvare la faccia agli occhi internazionali. Il dramma è che il Paese è alla fame con la sua moneta ormai cartastraccia e i salari che valgono meno di cinque euro nonostante sia il più grande produttore di petrolio del continente americano.

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