Obama a Roma, Amnesty international sollecita Renzi su questioni sospese

Mancano poche ore alla visita in Italia di Barak Obama, presidente degli Stati Uniti, e su Twitter la sede diplomatica di Via Veneto ha diffuso un fotomontaggio in cui Obama è spiritosamente ritratto insieme a Francesco Totti (foto sotto), capitano della Roma, squadra di proprietà dell'italo-americano James PallottaL'atteraggio dell'Air Force one è previsto per domani sera, 26 marzo, all'aeroporto di Ciampino. Il giorno dopo, Obama sarà ricevuto in Vaticano da papa Francesco. In seguito incontrerà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (nella foto, l'ultimo incontro a Roma), e quello del Consiglio, Matteo Renzi. Giovedì sarà anche la volta della visita al Colosseo, che diventerà sorvegliato speciale. Un corteo composto da 26 auto blindate e otto moto scorterà Obama durante i suoi spostamenti in città, tra incontri istituzionali e visite ai luoghi simbolo della capitale. Sarà attuato un piano sicurezza imponente che prevede, oltre alla rimozione delle auto in sosta e dei cassonetti lungo i percorsi, il controllo dei tombini, la vigilanza aerea e la presenza di agenti in borghese. Per l'occasione, Amnesty international Italia chiede a Renzi di sostenere una serie di raccomandazioni relative ai diritti umani nel corso dei colloqui in programma con Obama. Si chiede di parlare con il Presidente Usa dell'impegno da egli stesso assunto il 22 gennaio 2009, di chiudere la base americana di Guantanamo (a Cuba) entro 12 mesi, il centro di detenzione che è ancora aperto e ospita oltre 150 detenuti. Risultano, inoltre, ancora in larga parte da accertare le responsabilità, sul piano giudiziario, delle presunte violazioni dei diritti umani verificatesi nel territorio dell'Unione europea nell'ambito del programma di rendition (detenzione illegale) e detenzioni segrete diretto dalla Cia durante la "guerra globale". Altra raccomandazione riguardo i diritti delle persone Lgbti: negli Stati Uniti non c'è ancora alcuna legge federale volta a proteggere le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) dalla discriminazione sul lavoro basata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Amnesty international chiede di porre attenzione anche alla discriminazione razziale nella giustizia penale, poiché si tratta di un'insidiosa violazione dei diritti umani che può colpire le persone in luoghi pubblici e privati; infonde paura e diffidenza all'interno delle comunità, rendendo i loro membri meno propensi a collaborare a indagini penali o a cercare la protezione della polizia qualora siano vittime di reati. Rappresenta una tendenza pericolosa che può inibire l'efficace applicazione della legge e, infine, mettere in pericolo le vite di tutte le persone che dovrebbero esserne protette. Dovrebbe essere toccato anche il tema della povertà, poiché, Amnesty international ricorda che, secondo un rapporto del Census Bureau del 2013, il numero di statunitensi che vivono in povertà è salito a 46,5 milioni. Le più colpite sono le donne e in particolare quelle di colore. Tra le raccomandazioni, anche la protezione della riservatezza e trasparenza dei programmi di sorveglianza della National security agency: le recenti riforme proposte di Obama, di gran lunga inferiori a ciò che sarebbe necessario, lasciano il diritto alla riservatezza esposto a grave minaccia, sia all'interno degli Usa che in tutto il mondo. Indipendentemente dalla cittadinanza o dalla loro ubicazione, tutte le persone hanno il diritto alla riservatezza ai sensi del diritto internazionale e la sorveglianza dei governi deve uniformarsi ai principi giuridici di necessità, proporzionalità e giusto processo. Non possono mancare all'attenzione, le politiche in materia d'immigrazione, dato che nel 2013, il Congresso non è riuscito a fare passi avanti sulla riforma dell'immigrazione. Infine Amnesty chiede di affrontare il tema delle sfide di politica estera comuni con l'Ue: Siria, Ucraina, Afghanistan. Il vertice Ue-Usa del 2011 aveva evidenziato le sfide di politica estera in Medio Oriente e Africa del Nord, oltre che in Europa orientale e Asia. Oggi tali sfide restano aperte e la situazione dei diritti umani è particolarmente a rischio in Siria, Ucraina e Afghanistan. (Noemi Trivellone)

 

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