Venezuela, ex giudice: peripezie per visto di studio in italia

Che la burocrazia italiana, soprattutto quella diplomatica, sia un problema è cosa risaputa.
Ma che persista in situazioni di estremo disagio politico-sociale, come quello attraversato ora dal Venezuela, è davvero incredibile. A raccontare all'agenzia di stampa Askanews le sue peripezie per avere un visto di studio nel nostro Paese è Luis Alberto Petit Guerra (nella foto sotto a destra), già giudice di primo grado e coordinatore per l`area metropolitana di Caracas in materia civile e per le tutele costituzionali, che oggi vive e lavora a Pisa dove ha vinto un concorso per ricercatore al Dipartimento di Giurisprudenza dell`università "Scuola Normale superiore". L`occasione è stata la sua presenza a un incontro svoltosi a Napoli per affrontare, su invito di Alleanza Cattolica e del Centro studi "Rosario Livatino", la difficilissima situazione del Venezuela dopo i fatti del 31 luglio scorso e, di fatto, la sospensione della democrazia voluta dal presidente chavista Nicolas Maduro.

Con Peti Guerra la giornalista italo-venezuelana Marinellys Tremamunno, che vive a Roma dal 2009.

Professore, che difficoltà ha avuto per ottenere il visto di studio?

"La burocrazia del Consolato d`Italia in Venezuela è molto complessa. Ho chiesto il visto il 1 settembre 2016 e l`ho ottenuto a febbraio scorso. Ci sono voluti sei mesi. Ma il punto non è solo questo. Non ho avuto alcun aiuto né considerazione. Anzi! Mi hanno chiesto documenti quasi impossibili".

Ci spiega cosa è successo?

"Sono professore e ricercatore in Europa, ho lavorato con la Spagna, la Francia. Come si può giustificare la richiesta di un documento alla scuola che ho frequentato quando avevo sei anni? Un documento di 50 anni fa? Quando ho raccontato questa cosa al 'rettore' di Pisa (alla Normale si chiama 'direttore' è attualmente è Vincenzo Barone, ndr) è rimasto sconcertato. E` una cosa gravissima perché in Venezuela gli archivi sono controllati dal governo e io mi sono trovato schiacciato tra due burocrazie, quella italiana (con il consolato che mi chiedeva un documento quasi impossibile da ottenere) e il governo venezuelano che mi negava il rilascio del documento". 

Alla fine come ha fatto?

"Sono riuscito a ottenere un visto di studio senza alcun aiuto da parte del Consolato d`Italia in Venezuela ma è stato molto triste perché sono un ricercatore internazionale, un professore e un giurista, dottore di Diritto in Europa. Sarei potuto andare in altri paesi. Ho vinto due concorsi, uno all'Università 'La Sorbona' a Parigi, l`altro alla Normale. Ho scelto l`Italia perché c`è un vincolo antico con Italia col mio Paese, il Venezuela. Ma è stata davvero dura".

A Pisa da due mesi, Petit Guerra è riuscito ad avere il ricongiungimento familiare facendo venire la moglie e la figlioletta di nove anni. Questa settimana è all`ateneo di Bologna (la più antica del mondo occidentale) su invito del rettore Francesco Ubertini. In Toscana si divide tra la città della "Torre pendente" e la Biblioteca centrale di Firenze o quella vicina di Fiesole.

Se potesse parlare a qualche esponente del governo italiano cosa direbbe loro?

"Ci sono moltissime persone che, come me, si trovano in questa situazione. Soprattutto italiani che vogliono rientrare. Il fatto che il consolato si comporti male con i cittadini italiani è inaccettabile".

Petit Guerra non ha accennato al problema del riconoscimento dei titoli di studio degli italo-venezuelani costretti a emigrare in Italia per la crisi e perché il lavoro, quando c'è non è più retribuito in maniera adeguata per sopravvivere (la moneta bolivares è ormai cartastraccia). La legalizzazione dei diplomi e lauree è un altro tema dolente della nostra burocrazia che dovrebbe fare eccezioni (come nel caso delle infermiere straniere in un periodo di scarsa disponibilità di quelle laureate in Italia) per paesi come il Venezuela da cui gli italiani scappano. Il caso emblematico è quella di Antonio Santangelo, medico ortopedico specializzato anche nella terapia contro il dolore, costretto e venire in Italia anche per problemi familiari, dopo una brillante carriera iniziata in Venezuela. Dopo Padre Pio (nella foto d'apertura) Santangelo, disoccupato, non sa più a chi altro rivolgersi per completare l'iter per poter fare il medico anche in Italia. La Spagna riconosce molto più facilmente i titoli latinoamericani in genere, per motivi di storia e lingua comune. Molti, infatti, provano a stare in Italia ma poi si trasferiscono nel Paese iberico.

 

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