Cuba, 'estranea' ad attacco a diplomazia Usa. Indagini congiunte con Fbi

Cuba ha definito "precipitosa" la decisione degli Stati Uniti di rimpatriare circa il 60% del suo suo personale che si trova all'Ambasciata L'Avana. "Consideriamo la decisione annunciata oggi dal governo americano, tramite il Dipartimento di Stato, precipitosa e nuocerà alle relazioni bilaterali", ha detto il capo per le questioni Usa del Ministero degli Esteri cubano Josefina Vidal, (nella foto d'apertura) citata dalla televisione di Stato Icrt. La Vidal ha tuttavia ricordato che "la volontà di Cuba è di proseguire una cooperazione attiva fra le autorità dei due paesi per chiarire completamente questa vicenda". Alla luce di tale obiettivo, "sarà fondamentale poter contare sulla partecipazione delle autorità americane". La responsabile cubana ha affermato inoltre che "il governo di L'Avana non ha alcuna responsabilità in questa presunta vicenda e rispetta rigorosamente i suoi obblighi legati alla convenzione di Vienna" concernenti "la protezione dei funzionari stranieri accreditati" sull'isola, "senza eccezione alcuna, e anche delle loro famiglie".

Il segretario di Stato americano Rex Tillerson si è affrettato a dichiarare che "Gli Stati Uniti manterranno i rapporti diplomatici con Cuba", dopo aver considerato la possibilità di chiudere l'ambasciata americana, riaperta nel 2015 dall'allora presidente democratico Usa Barack Obama, a cinquant'anni di distanza dalla blocco delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Tillerson aveva ricevuto a Washington il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez,  (i due nella foto a destra) che non è riuscito a convincere il capo della diplomazia americana che Cuba può garantire la sicurezza dei funzionari statunitensi sull'isola.

I rapporti tra Stati Uniti e Cuba sono entrati in crisi dopo una serie di strani episodi che hanno coinvolto il personale Usa: diversi funzionari dell'ambasciata, infatti, hanno avuto problemi all'udito e all'equilibrio, che in alcuni casi si sono trasformati in danni permanenti. Non è chiaro cosa sia successo e molti esperti parlano di sistemi di registrazione per spionaggio che non hanno funzionato o dispositivi acustici con ultrasuoni in grado di provocare danni all'udito.

Attacchi di questo tipo non ci sono stati nemmeno durante la "guerra fredda" che con Cuba non è mai cessata dopo la fine dell'ex Urss. L'enorme traffico migratorio dei cubani verso gli Usa avevano pure costretto Washington ad aprire un'"Ufficio d'interessi" Usa a L'Avana già durante il periodo in cui non c'erano rapporti diplomatici. Un vero e proprio consolato nel "malecon" (la riviera della Capitale), secondo per grandezza dopo quello russo. Ci si spiava a vicenda, chiaro, gli Usa facevano pure attività di sostegno economico alla dissidenza cubana anticastrista, ma mai il regime di Fidel e Raul Castro (nella foto sotto a sinistra con Obama) si era sognato di dare alcun tipo di fastidio fisico agli "yankees" contro il quale scatenava sì tutta la propaganda "antimperialistas" oggi scomparsa, ma, appunto, solo verbale. Se non lo hanno fatto allora impossibile credere che i cubani lo possano aver fatto ora che i rapporti diplomatici e turistici sono stati ripristinati anche se Donald Trump li ha rimessi in discussione. Cuba non ha alcun interesse a rovinare le delicate relazioni con gli Usa in un momento in cui L'Avana ha bisogno come l'acqua dei dollari del turismo a stelle e strisce (che va a gonfie vele). Traffico aereo e navale (nella foto sotto la prima nave da crociera Adonia arriva a L'Avana) che in parte sta sostituendo gli aiuti ormai finiti del petrolio che il Venezuela non manda più a causa della sua spaventosa crisi causata dal regime chavista a Caracas. Sembra tanto che Trump voglia trovare la scusa per tornare a litigare con Castro e giustificare un possibile stop alle relazioni fra i due paesi da lui non volute.

Gli Usa però, sostiene il quotidiano "New York Times", sospettano che il responsabile dell'attacco non sia il governo cubano, ma un altro paese. Inoltre l'Fbi (l'intelligence Usa) ha fatto diversi controlli nelle case dei diplomatici americani a Cuba ma non ha trovato alcun apparecchio. Proprio la scelta di L'Avana di consentire alla polizia americana di andare sull'isola e fare una indagine indipendente, rappresenta un livello di apertura mai visto in precedenza e allo stesso tempo sottolinea come l'episodio abbia preso alla sprovvista anche il governo cubano.

Per ora, sostiene il giornale newyorkese, le autorità americane temono che si sia trattato di un attacco guidato da un paese come la Russia o da una unità isolata del governo cubano. Il fatto che anche alcuni diplomatici canadesi abbiano subito lo stesso attacco rende il mistero ancora più complesso da risolvere: i rapporti tra Canada e Cuba sono infatti ottimi da diversi anni. Anzi, Ottawa ha aiutato molto L'Avana ad aggirare alcuni ostacoli dell'embargo Usa durante il periodo di crisi dovuto alla fine degli aiuti sovietici.

L'amministrazione Trump ha già eliminato alcune parti centrali dell'accordo "terribile e sbagliato" tra Cuba e Obama: in particolare il presidente Usa ha già posto alcune restrizioni sui viaggi e sul commercio, ma sembra che non voglia eliminarlo del tutto, visto che lo storico disgelo ha l'appoggio dell'opinione pubblica americana e anche di molti repubblicani. Gli Usa con un "travel warning" hanno avvisato i viaggiatori statunitensi di non visitare il Paese caraibico a causa degli "attacchi specifici" contro alcuni diplomatici statunitensi. Ma diversi turisti statunitensi intervistati a Cuba hanno detto di essere felici di visitare l'Isola un tempo a loro proibita e di sentirsi al sicuro in un Paese "dove non ci sono armi, a differenza degli Usa, dove sono tutti armati", ha detto una turista americana alla nostra Rai. E' vero: a Cuba non ci sono armi da sparo, per il semplice fatto che non si vendono né si possono detenere in alcun modo (sono armati solo poliziotti e militari). Ed è anche per questo motivo, per suo elevato livello di sicurezza, che la più grande isola dei Caraibi è una delle mete preferite da tutti i turisti del mondo. Oggi anche con passaporto Usa.

 

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