De Carli (PdF): Destra e sinistra falliti. Noi unici a difende vita e famiglia

Sala del Centro “Gustavo Britti” di Pescara gremita per l'incontro con Mirko De Carli, tra i fondatori nazionali – insieme a Mario Adinolfi (nella foto qui sotto a destra) e Gianfrano Amato - del Popolo della Famiglia, organizzato dal Circolo Chicco di Grano, uno dei tre attivi in Abruzzo, insieme a Ortona (Chieti) e Silvi (Teramo), a favore del movimento politico cattolico nato l'anno scorso. Il PdF – ha ribadito De Carli anche a Pescara (nella foto d'apertura con alcuni attiviste abruzzesi del movimento) - nasce da una esigenza popolare con istanze che riguardano la famiglia e la vita che vengono dal basso. L'idea è quella di “rappresentare al prossimo Parlamento tutte le famiglie italiane che desiderano difendere il valore della famiglia – ha detti De Carli - dato che l'attuale politica cerca di scardinarla attraverso leggi che vengono votate da diverse forze politiche, anche da quelle che dovrebbero invece difendere questa realtà. Come, per esempio, la legge Cirinnà per il matrimonio egualitario, cioè parificare al matrimonio classico le unioni tra omosessuali, o il divorzio breve che ha ridotto la fase delicata di una separazione ad una raccomandata con ricevuta di ritorno. La Costituzione dice che la famiglia è un ordine naturale che viene prima dello Stato stesso e quindi deve essere preservata. In parlamento oggi si discutono diverse leggi che, se non si interviene, verranno approvate, come il testamento biologico con il quale si da la possibilità ad ogni cittadino di decidere con un semplice scritto (anche un post su Facebook) di non essere più alimentato e idratato in una situazione di stato terminale di malattia, la quale peraltro non è ancora ben definnita”.

Il PdF è ovviamente contrario a questa “eutanasia legalizzata perché certo farebbe risparmiare tanti soldi al Servizio sanitario nazionale – ha proseguito l'ospite - e farebbe guadagnare tante strutture private all'estero dove già oggi si recano molti malati. Ma soprattutto perché tantissimi anziani malati o giovani o neonati malformati non avrebbero più la possibilità di rimanere in vita poiché qualcuno potrebbe decidere di staccare la spina o di non effettuare il trattamento straordinario di alimentazione e idratazione che oggi invece c'è”.

Il Popolo della Famiglia, sul proprio logo ha come occhiello la scritta “No gender della scuole italiane” ed è questa la battaglia etica e politica sul quale il movimento è impegnato soprattutto in questo fase, cioè da quando il Miur è guidato da Valeria Fedeli, accusata dal PdF di voler introdurre fra progetti extracurriculari nelle scuole, con la scusa della parità di genere e le pari opportunità – anche quelli sulla “Teoria del gender”.

De Carli punta il dito contro la ministra attuale (nella foto a fianco è a sinistra con chi ha sostituito, Stefania Giannini) che “sta cercando di introdurre nei piani formativi triennali come obbligatoria l'educazione alla parità di genere. Tale educazione spesso maschera l'introduzione a scuola del gender cioè la teoria che la differenza di sesso non esiste rispetto alla conformazione fisica ma è una idea che si forma con il tempo: un maschio o una femmina sono tali non perché fisicamente hanno gli organi maschili o femminili ma perché raggiungono la consapevolezza di essere maschio o femmina indipendentemente dal loro corpo. La teoria gender intende veicolare tali idee attraverso la scuola primaria quindi ai bambini piccoli”. Il moderatore dell'incontro, il nostro direttore Pierluigi Spiezia (nella foto a destra sul palco con De Carli), ha ricordato a De Carli e alla platea che su questo inquietante disegno che s'è diffuso in modo virale grazie ai social network e soprattutto a messaggi di allarme su Whatsapp, sono stati smentiti sia da una Circolare del Miur a seguito dell'esatta interpretazione dell'incriminata riforma della “Buona scuola” voluta dall'ex governo Renzi, sia dalla stessa Fedeli durante una risposta a una specifica interrogazione in Parlamento.

Ma De Carli ha replicato che le circolari non sono leggi e che, in ogni caso, “il PdF non può essere d'accordo e quindi si deve organizzare per sostituire coloro che oggi legiferano in questa direzione e bloccare questa deriva”. De Carli ha detto persino che “non andrò mai ad un tavolo dove è presente la Fedeli perché lei ha proposto l'obbligatorietà di tale educazione dei Pof (Piano offerta formativa, ndr) delle scuole e quindi non è affidabile. E' stata messa lì dov'è, dopo la caduta dell'ex premier Matteo Renzi, come ritorsione verso il PdF che aveva votato no al referendum, quindi con posizioni opposte a lei. Oggi la formazione sulla parità di genere è fuori dai piani curriculari e quindi i progetti che le scuole vogliono proporre ai ragazzi sono da approvare da parte del dirigente che deve comunque sapere di che si tratta ma soprattutto i genitori devono conoscere i temi e i contenuti quindi chiedere il consenso informato. Se poi il genitore non è d'accoro con questi progetti può tenere il figlio a casa e questo non incide sulla valutazione e sul percorso scolastico del ragazzo. Cosa diversa se tale educazione entrasse a far parte dell'insegnamento obbligatorio: non si potrebbe più chiedere il consenso informato né sottrarre i figli a queste ore di lezione”.

Spiezia ha chiesto a De Carli se ci sono stati progetti di tale tipo in Italia e in Abruzzo. “Sì, ci sono stati e ci sono. Per esempio in Emilia Romagna c'è un progetto che sia chiama 'Www l'amore' e c'è anche un sito su internet. All'interno di tale progetto i docenti vengono obbligatoriamente formati e poi devono riportare in classe quanto stabilito, anche attraverso la piattaforma che è visibile. I docenti non i possono sottrarre se non in maniera motivata, con evidenti ritorsioni da parte dei colleghi e dirigenti. In Abruzzo non so per certo se ci sono stati casi ma alcuni dicono di sì".

Dalla platea una signora ha detto: “Perché non fare un referendum su questi temi?” De Carli (nella foto a sinistra intervistato da Massimiliano Spiriticchio di Radio Speranza) ha risposto: “perché per il referendum serve un quorum molto alto ed è difficile raggiungerlo. La cosa da fare invece è avere rappresentanza nelle istituzioni e non votare queste leggi contrarie alla famiglia e alla vita. Oggi il PdF viaggia sul 3–6 %. Bisogna attrezzarsi, far passare queste nostre idee, essere pronti alle prossime elezioni per entrare in Parlamento con un gruppo autonomo staccato da altri gruppi e portare avanti dei valori non negoziabili sui quali non si può trattare. Mettere i veti durante le votazioni del parlamento per bloccare le leggi che non sono in linea con i valori della famiglia e della vita” Come per esempio la “stepchild adoption”, stralciata dalla legge sulle unioni civili approvata l'anno scorso. “In Europa dell'Est i governi stanno togliendo queste leggi perché stanno andando avanti i movimenti pro famiglia e pro vita, e quindi il partito popolare europeo dovrà fare i conti in Europa con tali movimenti che stanno crescendo”. Già ma come si fa, se l'Europa – ha ricordato il moderatore - chiede all'Italia di conformarsi ad alcune leggi altrimenti ci sono le sanzioni? De Carli ha spiegato che l'Europa può chiedere però se al governo e parlamento c'è chi non è d'accordo, pagheremo le sanzioni e non faremo quelle leggi: non si può continuare a fare le cose solo perché ce lo chiede l'Europa, ance se sono cose non giuste. Il PdF non vuole uscire dall'Europa però vuole lottare per le cose giuste e non far passare leggi contrarie al proprio programma. In Europa deve tornare forte il Parlamento europeo e non il consiglio espressione dei capi di governo e basta. Bisogna essere responsabili delle proprie azioni e il vincolo che lega chi viene eletto è un vincolo morale che viene stabilito dall'inizio. Bisogna prendere delle decisioni con fermezza e coraggio”.

Il Pdf è pro famiglia, pro vita: Spiezia ha ricordato all'ospite che gli italiani fanno pochi figli mentre gli stranieri molti: che si può fare per risolvere il problema? Pochi giorni fa il presidente dell'Inps Tito Boeri ha rivelato che le pensioni agli italiani sono pagate anche con i contributi degli immigrati. De Carli ha risposto che “è vero e infatti diversi paesi hanno capito che il tasso di natalità sarà la fortuna o la disgrazia delle nazioni. In Italia ancora non s'è capito che senza una adeguata politica per la famiglia che dia loro la possibilità di fare più figli, si è destinati a morire in pochi decenni. Gli stranieri fanno tanti figli per cultura e non si preoccupano più di tanto. Il PdF per le politiche della famiglia propone per i primi tre anni del bambino, se la mamma lo vuole, può non andare a lavorare e avere il reddito di maternità adeguato, in modo da accudire il figlio e non avere problemi economici. Essere madre è un ruolo sociale e non fare la casalinga. Il PdF vuole cambiare piano piano la cultura, riportare la donna a poter scegliere di fare figli, riportare la parola speranza nella vita dei giovani, cambiare mentalità da punto di vista culturale. La famiglia non deve essere considerata un peso ma una risorsa”.

Il movimento di Adinolfi e De Carli si dice contrario anche allo “Ius soli” così com'è in corso di approvazione, fra non poche difficoltà, al Senato: “Il PdF è per lo 'Ius europae' che si basa sul vecchio 'Ius sanguinis' dei romani cioè la cittadinanza si trasmette da padre in figlio. Per lo straniero che arriva regolare in Italia con un lavoro o un regolare permesso di soggiorno, sono previsti tre anni di scuole affinché possa essere formato, imparare la lingua italiana essere formato alla cultura italiana, poi può chiedere il diritto di cittadinanza.

Fra gli interventi, quelli del consigliere comunale di Forza Italia, Vincenzo D'Incecco che due anni fa organizzò in Comune la presentazione del libro “Voglio la mamma” di Adinolfi, in maniera bipartisan, insieme al collega del Pd Marco Presutti (come ha ricordato Spiezia nel presentarlo, foto a sinistra). D'Incecco ha detto che idee del PdF sono molto condivisibili e secondo me fanno parte delle idee storiche della destra, visto che la sinistra al governo ha promulgato leggi contrarie a queste nostre idee. Quindi perché fare un altro partito o movimento se le idee della destra e quelle del PdF quasi coincidono? Ci sarebbe il rischio durante le elezioni di distrarre voti a favore della sinistra.

De Carli, che in passato è stato impegnato politicamente sia con Fi sia col seguente Popolo delle Libertà, ha risposto che “purtroppo oggi la destra non esiste più e queste nostre idee non sono rappresentate in Parlamento. Basta vedere come sono andate le votazioni delle leggi ultime prima citate: tanti della destra le hanno votate e pochi sono stati contrari (come è successo anche nella sinistra). Quindi oramai la destra non garantisce più il supporto a queste idee, ecco perché c'è la necessità di questo nuovo movimento”.

In platea anche l'assessore alle Politiche sociali Antonella Allegrino, che è intervenuta (nella foto a destra) subito dopo D'Incecco: “Sono condivisibili molte delle cose che sono state dette questo pomeriggio – ha detto l'imprenditrice da un anno nella Giunta comunale pescarese - Oggi bisogna far riferimento ai valori che sono presenti sia nel centro-destra che nel centro-sinistra. E' fondamentale il contributo che possiamo dare sia noi cristiani e anche i non cristiani ma che hanno come valore quello della famiglia. Dio già di per se è una famiglia e tutti siamo famiglia e fratelli. Quindi la sfida sta nella difesa dei valori. La cosa importante è superare gli schemi dato che i cattolici che si riconoscono tali sono sia a destra sia a sinistra. Oggi gli schemi sono saltati e il Movimento 5 Stelle ce lo ha fatto capire in questi anni. Valori e famiglia, avvicinarli alla realtà locale in un territorio dove il clientelismo è ancora presente”. Secondo la Allegrino la piaga che limita la buona politica sta tutta là: “La ricerca del consenso è molto clientelare in Abruzzo e a Pescara, il voto è legato a un favore ricevuto. Come intendete agire voi del PdF in questo senso e come intendete far saltare queste dinamiche?” che sono imposte non solo dai politici ma anche dagli elettori italiani. De Carli ha risposto che il suo movimento governa ed è stato eletto già in alcuni comuni, da Nord a Sud, e finora è rimasto fuori da questa pratiche che appartengono alla vecchia politica. Il PdF non scenderà mai a questi compromessi. De Carli ha annunciato che si andrà a votare con la legge elettorale proporzionale uscita dalle sentenze “non ci sarà nessuna riforma, perché sia Silvio Berlusconi sia Renzi voglio avere le mani libere per poter fare qualsiasi maggioranza possibile che esca dalle urne”. Staremo a vedere, quindi, come si comporterà il PdF se andrà in parlamento. De Carli ha detto che il suo movimento non è e non vuole essere la nuova Democrazia Cristiana, anche perché è difficile che possa ottenere i consensi della “Balena bianca”. Ma se non vincerà le elezioni, sarà opposizione a prescindere o sarà disposto a governare in coalizione con chiunque vinca? Staremo a vedere. (Maria Grazia Cammarano)

 

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