Brasile, parlamento salva Temer. Non fece la stessa cosa con Rousseff

Il presidente brasiliano Michel Temer ha salvato ieri il suo incarico, nonostante le accuse di corruzione, ottenendo una larga maggioranza alla Camera bassa del Parlamento che doveva esprimersi sull'eventuale rinvio del capo dello Stato davanti alla Corte suprema. L'opposizione aveva bisogno di mettere insieme i due terzi dei voti (342 su 513) per costringere di fatto Temer a lasciare il suo posto, ma ha ottenuto solo meno della metà dei voti necessari.
Un totale di 263 deputati s'è pronunciato contro l'apertura di un processo, contro i 227 favorevoli e due astensioni. "La Camera dei deputati, che rappresenta il popolo brasiliano, ha parlato chiaramente e definitivamente. Questa non è affatto una vittoria personale, è una vittoria dello stato di diritto democratico", ha commentato Temer alla televisione brasiliana.

L'ex presidente Dilma Rousseff (nella "simbolica" foto con Temer), è stata destituita a causa dell'impeachment votato dal Senato meno di un anno fa. Temer, che era il suo vicepresidente e alleato di governo fino a marzo 2016, ne prese il posto, prima ad hinterim nel periodo di sospensione, poi definitivamente, ma era già allora indagato per vari scandali di corruzione, Petrobras compreso. Due pesi e due misure (il reato di falsificazione del bilancio statale a fini elettorali della Rousseff è meno grave della corruzione di Temer) che hanno fatto gridare al "golpe" il Partito dei Lavoratori brasiliano (della Rousseff e del precedente capo di Stato Luis Inacio Lula da Silva, pure coinvolto nello scandalo Petrobras). Temer girò le spalle alla sua alleata in difficoltà per prenderne il posto, nella speranza di poter traghettare il suo partito centrista in crisi (Pmdb) fino alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Ma anche altri suoi ministri scelti per il nuovo governo sono stati costretti poi a dimettersi, uno dietro l'altro, perché indagati, facendo precipitare il già ridotto consenso politico verso il partito ora al potere in Brasile. Il popolo brasiliano è indignato per gli scandali che coinvolgono tutta la classe politica e l'imprenditoria del più grande Paese latinoamericano, caduto in recessione da tre anni - dopo il boom economico degli anni di Lula presidente - periodo che coincide con lo scandalo Petrobras ("Lava Jato") la "mani pulite" brasiliana.

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