Venezuela, Maduro fa arrestare Lopez e Ledezma, la cui figlia critica l'Italia

Antonio Ledezma e Leopoldo Lopez, due leader dell'opposizione socialdemocratica in Venezuela (nella foto d'apertura), sono stati arrestati in carcere da agenti dei servizi segreti del Venezuela (Sebin). Lo hanno riferito le rispettive famiglie. Lopez, leader di Voluntad Popular, e Ledezma (di Alianza Bravo Pueblo), che erano già agli arresti domiciliari. Il primo da pochi giorni e ha disatteso le consegne di non fare attività politica; il secondo, ex sindaco di Caracas, era ai domiciliari da più tempo e pure lui si è reso responsabile di aver pubblicato un messaggio video sul web (a destra). "Hanno appena prelevato Leopoldo a casa. Non sappiamo dove si trova e dove è stato portato", ha scritto su Twitter la moglie di Lopez, l'italo-venezuelana Lilian TintoriI figli di Ledezma, Victor e Vanessa (che vive in Italia), allo stesso modo hanno annunciato che il Sebin ha portato via il padre. Il presidente Nicolas Maduro, visti i disordini che sono costati la vita a 16 persone durante il fine settimana scorso terminato con le elezioni della contestata Assemblea costituente, aveva annunciato che avrebbe fatto arrestare i leader dell'opposizione secondo lui responsabili di aver fomentato gli scontri e lo sciopero per l'elezione.

Il Dipartimento del Tesoro Usa ha deciso ieri di sanzionare Maduro definito un "dittatore". Nella sua decisione, l'amministrazione di Donald Trump cita la violazione di diritti umani. Gli asset di Maduro negli Usa vengono congelati. Il tutto per l'elezione della Costituente, che secondo Washington e tutto il mondo occidentale non è legittima. Il Tesoro Usa ha spiegato che la sua decisione "dà prova del suo sostegno alla popolazione venezuelana. Le elezioni illegali di ieri confermano che Maduro è un dittatore che disgrega la volontà del popolo venezuelano", ha dichiarato il segretario al Tesoro Steven Mnuchin.

Maduro ha respinto le sanzioni Usa adottate nei suoi confronti: "Io non obbedisco agli ordini imperialisti, io non obbedisco a governi stranieri, io sono un presidente libero", ha detto il leader chavista. Persino il procuratore generale del Venezuela Luisa Ortega ha dichiarato che non riconoscerà l'Assemblea costituente perché è la rappresentazione di "un'ambizione dittatoriale" di Maduro. Secondo la Ortega la Costituente eletta ieri in una giornata di violenze "non ha alcuna legittimità" e certamente non è la risposta ai drammatici problemi del Paese, che un governo serio cercherebbe di risolvere con misure urgenti e non con i cambi della Costituzione in senso più autoritario. 

Oltre agli Usa anche l'Unione europea e altri paesi come Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Messico, Norvegia, Panama, Paraguay, Perù e persino la neutrale Svizzera hanno dichiarato di non riconoscere l'Assemblea costituente di Caracas, a cui si sono candidati solo chavisti. Spagna e Italia hanno dichiarato anche a parte dellUe la propria contrarietà. La situazione è "al limite della guerra civile, al limite di un regime dittatoriale: c'è una realtà che noi non riconosceremmo, non riconosceremmo questa assemblea costituente voluta da Maduro. C'è preoccupazione per 130mila italo-venezuelani che sono davvero in condizioni precarie. Quindi il governo è attivo non solo sul piano diplomatico ma anche della difesa dei nostri connazionali". Lo ha detto il premier, Paolo Gentiloni (nella foto a sinistra con l'omologo spagnolo Mariana Rajoy), in un'intervista al Tg5 di ieri sera nell'ambito di vari temi internazionali affrontati, Libia in testa. Il ritardo del governo italiano, pur se non necessario, in quanto l'Italia già si è espressa contro più volte sulle posizioni di Maduro, ha scatenato lamentele sui social network degli italo-venezuelani, a partire dalla stessa Vanessa Ledezma, che nel pomeriggio di ieri ha pubblicato frettolosamente su Facebook l'elenco dei paesi disconoscenti la "Anc" senza l'Italia, rea di "girarsi dall'altra parte?". Un post che ha generato anche alcuni commenti fuori luogo e ignoranti della situazione politica italiana. Se non si conoscono le differenze politiche a Roma non si può anche pretendere che gli italiani (intesi come popolo, accusati di essere sempre troppo "tiepidi", "indifferenti" o addirittura "complici" nei confronti di Maduro) conoscano quelle a Caracas. La colpa di ciò che è successo in questi anni di chavismo è colpa dei venezuelani (l'ex presidente scomparso Hugo Chavez ha goduto di consensi quasi bulgari per oltre un decennio) e non dei paesi stranieri, nemmeno di quelli accusati di "comandare" a Caracas, Cuba in testa, ma anche Cina e Russia (ieri pure Argentina e Brasile), come s'è sentito sui media e tv fino a ieri sera. A Caracas comanda Maduro e se c'è un'"invasione" di cubani come si sente dire da commentatori venezuelani, è perché il governo chavista li ha ingaggiati, non certo perché Cuba ha invaso il Venezuela. Caracas con Pechino e Mosca ha solamente un po' troppi debiti e nient'altro, anche se Vladimir Putin si sarebbe espresso pro Maduro. Anzi, il governo cubano ha messo in mora proprio pochi giorni fa quello venezuelano, accusato di non rispettare il contratto di fornitura di petrolio a prezzi preferenziali e in cambio merce di varie professionalità (medici, insegnanti, istruttori sportivi, agenti dei servizi segreti, militari e altro), che Cuba fa anche con altri paesi sia del continente americano sia in Africa (Angola o Sudafrica). Scelte politiche sbagliate, si dirà, ma i contratti sono tali e vanno rispettati. Solo che Caracas non ha più il petrolio di prima e non basta per pagare i debiti con Cina e Russia e onorare gli accordi con L'Avana.

Anche il segretario del Pd Matteo Renzi è intervenuto di nuovo: "Ciò che sta accadendo in Venezuela continua a essere ignorato da larga parte della comunità internazionale. Lo so, siamo ad agosto, abbiamo tutti voglia di staccare e abbiamo ragione. Ma quel popolo che muore di violenza e di fame non può essere abbandonato. Le immagini di un giovane violinista, di una mamma in coda a cercare cibo per suo figlio, di ragazzi che chiedono libertà e benessere devono continuare a scuotere le coscienze in tutto il mondo. Il regime di Caracas, che qualcuno anche in Italia considerava un modello, sta distruggendo la liberta e il benessere di un popolo bello e fiero. Non giriamoci dall'altra parte. Almeno non anche noi". Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha detto di rilevare "con preoccupazione che in Venezuela si è proceduto - in un clima di violenza che ha causato numerose vittime, aggravando un bilancio già intollerabile - all'elezione dei membri della Costituente, nonostante gli appelli della comunità internazionale a sospendere un`iniziativa non condivisa dalla maggioranza dei venezuelani. L'avvio dei lavori dell'Assemblea non fa venir meno la necessità urgente di un dialogo costruttivo con l'opposizione, sulla base delle quattro condizioni poste dal Vaticano, per scongiurare il rischio di una definitiva frattura politica e istituzionale nel Paese. Il progetto di nuova Costituzione che sarà elaborato da un`Assemblea che per le sue modalità di costituzione non trova legittimazione democratica, non può andare contro i principi fondamentali dello stato di diritto e della democrazia rappresentativa, ivi incluso il rispetto delle prerogative sovrane del Parlamento che dovrà continuare a poter esprimere la volontà del popolo, qualsiasi futura modifica dell`assetto istituzionale del Paese dovrà comunque essere sottoposta a un referendum popolare, universale e segreto, che ne sancisca la piena corrispondenza alla volontà popolare".

Quindi l'Italia è intervenuta in tempo e con dichiarazioni non di circostanza ma fondamentali, come anche Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato: "Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo venezuelano e solidarietà al Parlamento, democraticamente eletto e ancora una volta bersaglio di ritorsioni da parte del regime di Maduro. Le elezioni della Costituente, contrassegnate da numerose vittime, rischiano di portare il Paese verso un punto di non ritorno. La comunità internazionale non può restare in silenzio, ma deve adoperarsi per garantire il rispetto dei diritti umani e della volontà popolare e scongiurare in ogni modo ulteriori violenze".

Da Bruxelles la voce "italiana" di Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, che aveva parlato al telefono con Lopez prima dell'arresto: "E` un triste giorno per la democrazia in Venezuela, per l`America latina e per il mondo perché sono stati violati i trattati internazionali, la Costituzione del Paese e, ancora più grave, si agisce contro il volere del popolo. Non è la risposta giusta ai problemi di confronto politico e alla crisi umanitaria che stanno devastando il Paese" riferendosi alla elezione della Costituente. "Nelle ultime 24 ore la repressione chavista ha raggiunto livelli impensabili. La comunità internazionale non può rimanere in silenzio davanti a un numero così elevato di morti in Venezuela. Non è stata data la possibilità alla stampa di presidiare e riportare notizie dai seggi elettorali, ulteriore segno di assenza di democrazia del regime in carica. Come Presidente del Parlamento europeo, l`unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei, esprimo il mio totale supporto ai rappresentanti del popolo venezuelano: insieme all`Assemblea nazionale non riconosciamo questa elezione. E` chiaro che il regime in carica voglia mantenere il potere. Il volere del popolo è di cambiare tale regime. E` per questo che è necessario indire nuove elezioni democratiche ora. Il Parlamento europeo nella sua ultima risoluzione sulla situazione in Venezuela ha chiesto di inviare una delegazione parlamentare nel paese. Consulterò i gruppi politici al Parlamento europeo su questa questione" ha concluso Tajani.

L'Unione europea ha espresso preoccupazione per la "sorte della democrazia" in Venezuela, all'indomani dell'elezione della Costituente. "Gli eventi delle ultime 24 ore hanno rafforzato la preoccupazione dell'Ue per la sorte della democrazia in Venezuela - ha detto il portavoce della Commissione Ue, Mina Andreeva - la Commissione nutre seri dubbi sul fatto che il risultato elettorale possa essere riconosciuto".

La Spagna ha dichiarato che la Costituente venezuelana "non rappresenta la volontà della maggioranza dei venezuelani e non è la soluzione ai gravi problemi politici e umanitari" del Paese, si legge in un comunicato diffuso dal Ministero degli Esteri di Madrid che per tale motivo "non potrà riconoscere né accordare validità agli atti giuridici emanati da tale assemblea" e "studierà insieme agli altri membri dell'Unione europea e dei paesi amici della regione delle misure ulteriori efficaci per promuovere la restaurazione delle istituzioni democratiche e costituzionali".

Ora a Carcas lo scontro rischia di trasferirsi dalle strade direttamente in parlamento, dove già ci sono state aggressioni:  l'opposizione venezuelana che detiene la maggioranza nell'Assemblea nazionale ha assicurato che le sedute continueranno nonostante l'elezione della Costituente che dovrebbe riunirsi nel parlamento. "Siamo lì non perché ci è stato fatto un regalo, ma perché rappresentiamo la voce di coloro che non erano mai stati nel Parlamento nella storia del Venezuela e che deve essere rispettata", ha dichiarato il presidente del Parlamento Julio Borges (nella foto qui a destra con Tajani) nel corso di una conferenza stampa. L'opposizione venezuelana considera l'Assemblea costituente illegale e ha chiamato i suoi sostenitori a scendere nuovamente in piazza.

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