Venezuela, 16 morti per la Costituente. Diplomatici Usa lasciano Paese

Sono 16, secondo l'opposizione, le persone uccise in Venezuela negli ultimi due giorni di proteste che hanno accompagnato il voto per l'elezione di ieri dell'Assemblea costituente voluto dal presidente Nicolas Maduro. Lo ha scritto su Twitter il deputato dell'opposizione venezuelana ed ex presidente del Parlamento, Henry Ramos Allup, che ha contestato i dati forniti dal Consiglio elettorale nazionale sull'affluenza alle urne ieri. Secondo Allup, infatti, solo 2,5 milioni di aventi diritto si sono recati alle urne sui circa 19,4 milioni di elettori, ovvero "l'88% ha deciso di astenersi", mentre per i dati ufficiali l'affluenza ha raggiunto il 41,5% (improbabile visto che c'erano solo candidati chavisti e l'opposizione è attestata sui due terzi del consenso). Fra i morti un poliziotto, giovane leader dell'opposizione e un candidato all'Assemblea costituente, l'avvocato José Felix Pineda, 39 anni, che viveva a Ciudad Bolivar (nella foto-santino elettorale a destra). L'uomo è stato ucciso a colpi di pistola nella notte tra sabato e domenica: "Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione" nell'abitazione e "ha sparato contro l'uomo a più riprese", ha reso noto il ministero per gli Affari pubblici su Twitter, senza rivelare il possibile movente.

Maduro ha chiesto subito alla nascente Assemblea costituente di revocare l'immunità ai parlamentari dell'opposizione perché siano processati. "Basta con il sabotaggio dell'Assemblea nazionale, bisogna mettere ordine (...) verrà revocata l'immunità parlamentare a chiunque debba essere tolta", ha detto il capo di Stato dopo aver dichiarato vittoria per l'elezione della nuova assemblea, chiamata a riscrivere la Costituzione già modificata dal defunto presidente Hugo ChavezMaduro non ha specificato i motivi per la revoca dell'immunità, ma i deputati dell'opposizione sono stati più volti accusati di "colpo di Stato parlamentare" e di incitamento alla violenza durante le proteste in atto nel Paese dallo scorso aprile e che hanno causato più di 120 morti. Nella sola giornata di ieri, durante le operazioni di voto, ci sono stati 10 morti, secondo le fonti ufficiali. Maduro - anticipando le sue aspirazioni dittatoriali che otterrà con la Cosituente, ha anche minacciato di "assumere il mandato" di procuratore generale, rimuovendo così il procuratore in carica Luisa Ortega, chavista di vecchia data che ha però rotto con il governo dal giorno dell'inizio degli scontri di aprile scorso: "Che dovrebbe fare (la Costituente) contro la Procura generale? Ristrutturarla immediatamente, dichiarare una situazione di emergenza e prendere il mandato per fare giustizia".

Per il presidente chavista il voto di ieri è "il più importante in 18 anni di rivoluzione bolivariana", respingenfo la condanna arrivata dagli Stati Uniti e la minaccia di nuove sanzioni: "Chi se ne importa di quello che dice Donald Trump! Quello che conta è quello che ha detto il popolo del Venezuela!". Per il capo di uno Stato in crisi nera, ciò che conta è che ora "abbiamo un'Assemblea costituente". Gli Usa hanno, infatti, duramente condannato il voto di ieri, prospettando "forti e veloci azioni" contro il governo madurista. "Gli Usa condannano l'elezione imposta il 30 luglio per l'Assemblea costituente nazionale, concepita per rimpiazzare l'Assemblea nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all'autodeterminazione", ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert (ex giornalista tv di Fox News, nella foto a sinistra mentre intervista Trump). Gli Usa si dichiarano "a fianco del popolo del Venezuela e dei loro rappresentanti costituzionali, nella loro volontà di far tornare il loro Paese allo stato di prospera democrazia". Quindi, aggiunge la portavoce a nome degli Stati Uniti, "continueremo ad assumere azioni veloci e forti contro gli architetti dell'autoritarismo in Venezuela".  Venerdì scorso Gli Usa hanno ordinato di lasciare il Venezuela a tutti gli impiegati e diplomatici di Ambasciata e Consolati.

intanto l'opposizione ha indetto nuove proteste per la giornata di oggi e per mercoledì prossimo contro l'insediamento della Costituente che sarà formata da soli deputati chavisti visto che solo loro si sono candidati. "Noi non riconosciamo questo processo fraudolento, per noi è nullo, non esiste", ha detto uno dei leader dell'opposizione, Henrique Capriles (nella foto d'apertura è a sinistra di Maduro, che ha vinto di misura le ultime presidenziali proprio contro Capriles, che non ha riconosciuto la vittoria del candidato chavista). Il leader del partito "Primero Justicia" e governatore dello Stato di Miranda ha convocato per oggi una marcia contro quello ha definito un "massacro" e "una frode" elettorale.

 

 

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