Usa ordina a diplomatici di lasciare Venezuela. Sciopero fa 112ma vittima

Il Dipartimento di Stato Usa ha ordinato ai familiari del personale diplomatico in Venezuela di lasciare il Paese sudamericano e ha autorizzato la partenza volontaria dei suoi dipendenti a fronte della crisi politica in atto che rischia di aggravarsi con il voto di domenica prossima per l'Assemblea costituente. Le autorità americane hanno anche ammonito contro i viaggi in Venezuela, "a causa di proteste sociali, criminalità violenta e diffuse carenze di cibo e medicine". Il Dipartimento Usa ha denunciato una "situazione politica e di sicurezza imprevedibile", riferendo anche di arresti e detenzioni di cittadini americani, e di altri rimasti vittime di furto.

Un fine settimana che è ad alta tensione in Venezuela dove il presidente Nicolas Maduro ha vietato qualsiasi tipo di manifestazione. Divieto che, però, l'opposizione ha già dichiarato di voler sfidare con una protesta nazionale al via già oggi, mentre continuano le violenze tra manifestanti e forze dell'ordine e i morti sono arrivati a quota 112 da aprile. Ieri a un posto di blocco della polizia è morto un 49enne a Carabobo, si chiamava Leonardo Gonzalez (nella foto d'apertura, il suo cadavere coperto a terra) era nella sua automobile e non era armato. Si era pure fermato ma aveva provocato verbalmente i poliziotti, che gli avrebbero sparato a bruciapelo, secondo il giornale locale "El Caraboreño".

"Facciamo appello al popolo del Venezuela a prepararsi a intense giornate di manifestazioni in strada venerdì, sabato e domenica per fare in modo che tutto il Paese mostri al mondo che la Costituente non ha alcuna legittimità", ha dichiarato il vicepresidente del Parlamento, rappresentante dell'opposizione, Freddy Guevara"Invitiamo il Paese a prepararsi a prendere tutte le arterie stradali principali, i viali, le vie e a stare lì fino a quando questa frode elettorale non verrà fermata", ha aggiunto il deputato d'opposizione Jorge Millan.

Ieri il ministro dell'Interno Nestor Reverol - che è anche generale e comandante della Guardia Nacional - ha annunciato che quanti parteciperanno a raduni, manifestazioni, marce o eventi simili che "potrebbero disturbare o riguardare" il voto rischieranno pene tra i cinque e 10 anni di carcere. In vista del voto di domenica, Maduro, dopo quasi quattro mesi di proteste, ha cercato di alleggerire la tensione tentando un dialogo con gli avversari, i quali non si sono nemmeno candidato alla Costituente che sarà una questione tutta interna al chavismo. "Propongo all'opposizione che abbandoni il cammino dell'insurrezione e che creiamo nelle prossime ore, prima dell'elezione e dell'insediamento dell'Assemblea costituente, un quadro per avviare un dialogo", ha detto il presidente parlando davanti a migliaia di sostenitori, sottolineando che è nell'interesse dell'opposizione accettare questa proposta. Ma Guevara ha rispedito al mittente l'ipotesi, perché non c'è stata alcune proposta seria di trattativa. La Coalizione dell'opposizione, il Tavolo di unità democratica (Mud), ha reso noto che lo sciopero generale di 48 ore che si è concluso ieri ha visto la partecipazione del 90% del Paese con la quasi completa paralisi del Paese. Domenica l'opposizione boicotterà le elezioni per la Costituente che ha definito un tentativo di "colpo di stato" da parte di Maduro, perché l'intero processo costituzionale viene sottratto al controllo del Parlamento, l'unica istituzione controllata dagli oppositori, sebbene di fatto inabilitata dalla Corte suprema (Tsj). Soprattutto non è chiaro quale ruolo la nuova Carta riserverebbe al Parlamento stesso, che rischia di vedersi svuotato di ogni potere a beneficio di altri organismi assembleari locali.

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=