Maduro attacca Usa, Colombia e Messico e remixa "Despacito"

E' salito a 103 il numero dei morti nelle manifestazioni di protesta contro il governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro, dall'inizio di aprile a oggi: lo ha reso noto la Procura di Caracas, precisando che l'ultima vittima è un quindicenne deceduto nel corso di una manifestazione nello stato di Zulia, nell'Ovest del Paese sudamericano colpito da una crisi senza precedenti.

Maduro ha chiesto ai governi di Stati Uniti, Messico e Colombia delle spiegazioni sul loro presunto coinvolgimento in un complotto che la Cia (servizi segreti Usa) - a suo dire - avrebbe preparato per farlo cadere. "Chiedo al presidente Donald Trump di chiarire le parole insolenti, interventiste del direttore della Cia, che pensa di essere il governatore mondiale", ha dichiarato Maduro nel corso di una cerimonia militare. Il presidente venezuelano ha accusato il direttore della Cia, Mike Pompeo, di avere fatto sapere che Washington "lavora direttamente col governo messicano e il governo colombiano per rovesciare il governo del Venezuela". Il ministro degli Esteri del Venezuela Samuel Moncada, ha pubblicato su Twitter le dichiarazioni che Pompeo (italo-americano di origini abruzzesi) avrebbe fatto nel corso di un'intervista nell'ambito del Security Forum tenutosi ad Aspen (Stati Uniti) il 20 luglio. "Ero a Bogotà e a Città del Messico e ho discusso questo tema (una transizione politica in Venezuela, ndr), cercando di aiutarli a capire che cosa possono fare per ottenere risultati migliori in questo angolo del mondo", avrebbe dichiarato Pompeo, secondo il documento citato su Twitter da Moncada. "Esigo (...) che il governo messicano e il governo colombiano chiariscano le dichiarazioni del direttore della Cia e decidano sanzioni politiche e diplomatiche all'altezza di questa insolenza - ha commentato Maduro - Dall'esterno, la destra imperialista crede di potere dare ordini in Venezuela, ma qui l'unico che dà ordini, è il popolo".

Aldilà delle affermazioni di Maduro, che con la situazione di miseria che è riuscito a creare nel Paese più ricco di petrolio delle Americhe farebbe bene a dimettersi invece che criticare mezzo mondo, la settimana appena iniziata sembre apparire decisiva per la crisi del Venezuela, dove l'opposizione moltiplica le iniziative per tentare di bloccare l'elezione dell'Assemblea costituente - prevista per il 30 luglio - voluta da Maduro. L'intenzione del capo dello Stato di modificare la Costituzione è denunciata dagli oppositori come un tentativo di golpe. L'opposizione - che non si è candidata all'Assemblea (quindi sarebbe costituita da soli chavisti) - ha lanciato un appello a boicottare il voto di domenica e ha convocato di nuovo uno sciopero generale di 48 ore per domani, mercoledì, e giovedì. Per venerdì invece, due giorni prima del voto, è prevista una gigantesca marcia a Caracas.
"La lotta deve proseguire, il popolo del Venezuela deve dichiarare lo sciopero generale, venire a Caracas e preparare un boicottaggio da parte della società civile", ha detto Freddy Guevara, vicepresidente del parlamento, in cui l'opposizione ha la maggioranza. Guevara, che rappresenta il Tavolo dell'Unità Democratica (Mud), la coalizione di opposizione, parla di "un boicottaggio civile, senza armi, senza violenza, ma con determinazione. Che nessuno pensi che ci faremo ridurre in schiavitù senza combattere. Non è il momento di arrendersi o di lasciarsi prendere dal panico, questo è un momento decisivo per il futuro del nostro Paese. Che sia chiaro a Maduro e all'esercito - che sostiene il governo - che noi non cederemo, non permetteremo questo imbroglio costituzionale".

Secondo l'opposizione, le modalità di elezione dei 545 membri dell'Assemblea costituente non sono corrette e premiano il fronte chavista, dal nome di Hugo Chavez, presidente dal 1999 fino alla sua morte nel 2013, di cui Maduro è erede designato. Anche se oggi si parla di "madurismo" proprio per differenziare la politica di Chavez, che godeva di un largo consenso popolare, da quella di Maduro, grazie al quale il Paese è sprofondato nella crisi più nera.

Circa il 70% dei venezuelani è contrario alla Costituente, secondo l'istituto di sondaggi Datanalisis. Le principali federazioni sindacali sostengono la mobilitazione lanciata dall'opposizione.

"Questo sciopero va oltre le rivendicazioni sindacali. E' uno sciopero storico che cerca di fermare la tirannia", ha detto la sindacalista di Unete Marcela Maspero (nella foto sopra a destra, è la donna bionda nella seconda fila). Contemporaneamente aumenta la pressione internazionale su Caracas. Washington ha minacciato sanzioni e diversi governi latinoamericani ed europei hanno chiesto a Maduro di abbandonare il suo progetto di assemblea costituente.
 
Ma il leader chavista, il cui mandato si conclude a gennaio 2019, ha ribadito la sua determinazione, chiamando l'opposizione a "rispettare il diritto del popolo a votare liberamente" e "senza violenza. Il popolo non accetterà minacce, la gente darà uno schiaffo a questa destra minacciosa, violenta, fascista" e "all'imperialismo", ha detto Maduro nella sua solita retorica da secolo scorso, durante la sua trasmissione settimanale sul canale televisivo pubblico Vtv. In un altro intervento, più leggero, Maduro ha presentato un remix del brano "Despacito", un successo mondiale, per promuovere l'elezione dell'Assemblea costituente (video qui sotto a sinistra). Ma il presidente venezuelano è stato subito diffidato dal cantante portoricano Luis Fonzi (nella foto d'apertiura, a fianco a Maduro), autore del brano (video qui sopra a destra).

L'opposizione, che controlla il parlamento dopo le elezioni legislative del dicembre 2015, non riconosce la legittimità della Corte suprema di Giustizia (Tsj) in carica, poiché ritiene che i suoi 33 membri siano stati eletti in modo scorretto nel 2015 da parte dell'ex maggioranza chavista. L'opposizione ha quindi eletto 33 giudici per costituire un organismo supremo parallelo. Uno dei giudici della Corte suprema parallela, Angel Aponte Zerpa, è stato arrestato sabato dal servizio di intelligence del Venezuela.

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