Venezuela, chavisti aggrediscono parlamentari nel giorno Indipendenza

Un gruppo di sostenitori chavisti del presidente venezuelano Nicolas Maduro - alcuni dei quali incappucciati e con dei bastoni in pieno stile squadrista - ha sequestrato ieri per nove ore dei parlamentari e dei giornalisti dopo aver fatto irruzione nel Parlamento di Caracas, mentre era in corso una seduta speciale in occasione della festa dell'Indipendenza. I manifestanti chavisti hanno lanciato dei petardi, provocando il caos all'interno e all'esterno (nella foto sotto a destra) dell'assemblea dove almeno sette parlamentari sono rimasti feriti negli scontri (nella foto d'apertura). Julio Borges, presidente del parlamento, in cui l'opposizione a Maduro ha la maggioranza dall'inizio del 2016, ha parlato di 350 persone sequestrate, fra le quali un centinaio di giornalisti, prima che la polizia riuscisse ad evacuare l'edificio, nel centro della capitale venezuelana. Borges ha attribuito l'operazione ai "colectivos", gruppi di civili filo-governativi.

Maduro, l'erede politico del presidente defunto Hugo Chavez, al potere del Venezuela dal 1999 al 2003, ha negato ogni coinvolgimento: "Condanno assolutamente questi fatti, non sarò complice di alcuna violenza" ha detto, sostenendo di aver ordinato indagini. L'evacuazione è riuscita dopo diversi tentativi, mentre i manifestanti continuavano a far esplodere granate assordanti.

In una dichiarazione, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha denunciato una "aggressione inaccettabile", dicendo che "la violenza perpetrata durante la celebrazione dell'indipendenza del Venezuela, è un attacco contro i principi democratici di uomini e donne che hanno combattuto per l'indipendenza del Venezuela 206 anni fa". A sua volta, il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay con Venezuela sospesa) ha espresso il suo "rifiuto più categorico" di tale aggressione, parlando di "riduzione in schiavitù" del potere legislativo da parte dell'esecutivo: "Questo è inaccettabile in parte di un processo democratico", ha sottolineato il Mercosur in un comunicato.

Il presidente della Commissione Esteri del Senato italiano, Pier Ferdinando Casini.- che è stato in Venezuela recentemente - ha espresso "la più viva solidarietà ai parlamentari venezuelani, aggrediti ieri da sostenitori del regime che hanno invaso la sede del Parlamento. Faccio un appello perché tutti condannino la deriva del governo di Maduro che sta assumendo veri e propri connotati dittatoriali. Le equidistanze non sono più possibili: è arrivata l'ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità".

Nonostante la gravissima crisi economica che sta attraversando il Paese sudamericano, Maduro resiste alla guida del governo malgrado i tentativi dell'opposizione di organizzare un referendum "revocatorio" di richiamo nei suoi confronti; le prossime elezioni politiche sono previste nel dicembre del 2018 mentre le regionali dello scorso dicembre sono state rinviate senza che sia stata fissata alcuna data. Maduro ha sospeso la democrazia, anche con la violenza, perché sa di perdere qualsiasi appuntamento elettorale: a partire da quelle politiche, dove l'opposizione ha conquistato due terzi dell'Assemblea, i sondaggi lo danno sempre più giù a causa della crisi senza precedenti che ha provocato.

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