Putin supporter di Trump ma ora i due divisi su Venezuela. Sanzioni Usa a Caracas

Il presidente Usa Donald Trump rischia l'impeachment per presunti aiuti da parte della Russia di Vladimir Putin per vincere le elezioni presidenziali Usa dell'anno scorso. Ma ora i due presidenti si dividono sulla crisi venezuelana. Putin, infatti, ha espresso il proprio sostegno a Nicolas Maduro, alle prese con una grave crisi economica e da proteste di piazza che hanno causato finora 43 morti. Stando a quanto riferito dal Ministero degli Esteri di Caracas, Putin "ha sottolineato il diritto del popolo venezuelano di scegliere il proprio destino, senza un intervento esterno". Maduro ritiene, infatti, che le proteste dell'opposizione rientrino in una campagna orchestrata dagli Stati Uniti per seminare caos e creare le condizioni per un intervento straniero in Venezuela, Paese che conta le maggiori riserve petrolifere del mondo. Putin avrebbe definito questa campagna "illegittima e inaccettabile", stando alla nota diffusa da Caracas. Secondo l'agenzia di stampa russa Tass, "il presidente russo ha auspicato il successo del governo venezuelano nei suoi tentativi di normalizzare la situazione nel Paese, sottolineando la necessità di risolvere le questioni nel pieno rispetto delle leggi del Paese". I due leader hanno anche discusso della "situazione del mercato del petrolio", secondo Sputnik.

Il Dipartimento del Tesoro degli Usa, invece, ha imposto sanzioni contro otto membri della Corte suprema venezuelana (nella foto a destra riunito con Maduroritenuti responsabili di aver aggravato la crisi politica in atto da mesi nel Paese, indebolendo l'autorità del parlamento dove l'opposizione ha la maggioranza a favore del governo chavista. Stando alla nota emessa dal Tesoro, gli otti giudici "sono responsabili di una serie di sentenze emesse nell'ultimo anno che hanno usurpato l'autorità del parlamento venezuelano democraticamente eletto". Queste sentenze hanno "consentito al potere esecutivo di governare attraverso decreti di emergenza, limitando quindi i diritti e sovvertendo la volontà del popolo venezuelano".

Trump ha parlato del Venezuela ieri a Washington anche col presidente della Colombia Juan Manuel Santos (Premio Nobel per la Pace 2016) oltre che della collaborazione tra i due paesi nella lotta al traffico internazionale di droga, in cui è coinvolta anche Caracas. "Il Venezuela è un problema molto serio", ha detto Trump a Santos (i due nella foto a sinistra), sottolineando che in un Paese così ricco di risorse naturali è incredibile quello che sta succedendo. Parlando di traffico di droga, dopo una lunga risposta di Santos su come combatterlo, Trump ha voluto aggiungere poche parole. "I muri funzionano, provate a chiedere a Israele", ha detto. Oggi il presidente americano inizia il suo primo viaggio internazionale. Sarà in visita in Arabia Saudita, in Israele e poi in Italia e a Bruxelles per l'incontro con Papa Francesco, il vertice della Nato e il G7 di Taormina, in Siclia.

Negli Stati Uniti doveva giungere ieri anche il capo dell'opposizione venezuelana Henrique Capriles che ha denunciato di aver subito in aeroporto la confisca del suo passaporto e gli hanno impedito di lasciare il Paese per recarsi a New York, dove avrebbe dovuto incontrare responsabili Usa e dell'Onu per discutere della crisi venezuelana"Non potrò partecipare all'incontro con l'Alto commissario Onu per i diritti umani... sono fuori dall'unità migrazione senza il mio passaporto", ha dichiarato Capriles in un video postato su Twitter.

Ieri a Caracas sono scesi in piazza pure i medici e gli infermieri, per protestare, come le altre categorie, contro Maduro e la violenta crisi ma allo stesso tempo per denunciare la gravissima situazione del settore sanitario. Ospedali senza scorte di medicinali, infrastrutture vecchissime e malfunzionanti, mancanza di cibo per i pazienti ricoverati. I camici bianchi hanno provato a raggiungere in corteo il Ministero della Salute ma sono stati fermati da uno schieramento di poliziotti in assetto antisommossa.

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