Venezuela, Maduro: "Nuova Costituzione". Capriles polemizza col Papa

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha convocato ieri un'assemblea costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione, iniziativa respinta dall'opposizione che ha chiesto ai cittadini di rifiutarsi di partecipare a questo processo. Maduro ha annunciato la sua decisione davanti a una folla di sostenitori riuniti in pieno centro a Caracas in occasione della Festa per il Primo maggio (nella foto d'apertura). Nelle stesse ore, in altri luoghi della città, l'opposizione ha marciato per chiedere nuove elezioni: la manifestazione è sfociata in nuovi scontri con le forze di sicurezza.
Maduro ha spiegato di avere convocato un'assemblea costituente per redigere una nuova Costituzione, in sostituzione di quella del 1999. Il presidente ha detto di volere un'Assemblea "popolare, cittadina, operaia", una "Costituente del popolo" e non dei "partiti politici", eletta dai diversi settori della società solo in parte dei suoi 500 membri: pensionati, minoranze e disabili avranno i loro rappresentanti, ha aggiunto. Gli altri membri dell'Assemblea costituente "saranno eletti su un sistema territoriale con un carattere municipale e locale", ha commentato ancora il presidente.
L'opposizione venezuelana ha respinto subito l'iniziativa, dicendo che si tratta della continuazione del "colpo di stato" condotto - secondo gli avversari di Maduro - contro il Parlamento, da essa controllato. I sostenitori di nuove elezioni hanno invitato il popolo a nuove manifestazioni di protesta organizzate per oggi e domani. "Maduro rafforza il colpo di stato e approfondisce la grave crisi" in corso in Venezuela, ha scritto su Twitter uno dei principali leader dell'opposizione, Henrique Capriles, ex candidato alle ultime due elezioni presidenziali.
Le autorità di Caracas vogliono "uccidere la Costituzione" con questa iniziativa che è "una frode", ha stimato Capriles, che ha chiesto a tutti i sostenitori dell'opposizione di "disubbidire a tale follia". "Il colpo di Stato continua. Ciò che ha convocato Maduro non è una costituente ma una 'prostituente'", ha insistito un altro responsabile dell'opposizione, il parlamentare Henry Ramos Allup, ex presidente dell'Assemblea nazionale.

L'Italia segue con apprensione la questione venezuelana: Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, che a gennaio scorso è stato a Caracas (nella foto a destra), ha detto che "le modalità di convocazione di una Costituente, annunciata dal presidente Maduro, prefigurano un ulteriore passo verso la soppressione della democrazia in Venezuela e il consolidamento di una dittatura in piena regola. Esprimiamo ancora una volta la nostra solidarietà al Parlamento venezuelano che lotta in condizioni difficili per la libertà del Paese".

Anche Papa Francesco è tornato a parlare del Venezuela, prima del "Regina coeli" in piazza San Pietro. "Cari fratelli e sorelle - ha detto Francesco dall'altare sul sagrato della basilica vaticana, a conclusione dell'udienza in piazza all'Azione cattolica - non cessano di giungere drammatiche notizie circa la situazione in Venezuela e l`aggravarsi degli scontri, con numerosi morti, feriti e detenuti. Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione. Affidiamo alla Santissima Vergine Maria l`intenzione della pace, della riconciliazione e della democrazia in quel caro Paese".
Sul volo di rientro dall'Egitto a Roma, il Papa aveva già risposto ad una domanda dei cronisti al seguito sul Venezuela che verteva, in particolare, sul ruolo di mediazione svolto nei mesi scorsi dal Vaticano tra Maduro e le opposizioni: "C`è stato un intervento della Santa Sede su richiesta dei quattro paesi  (Spagna, Repubblica dominicana, Panama a cui s'è aggiunta la Colombia, ndr) che stavano lavorando come facilitatori - ha spiegato Francesco - ma la cosa non ha avuto esito perché le proposte non sono state accettate o venivano diluite. Tutti sappiamo la difficile situazione del Venezuela, un paese che io amo molto. So che ora stanno insistendo, non so bene da dove, credo ancora da parte dei quattro presidenti, per rilanciare questa facilitazione e stano cercando il luogo. Ci sono già opposizioni chiare, la stessa opposizione è divisa e il conflitto si acutizza ogni giorno di più. Siamo in movimento. Ma tutto quello che si può fare, bisogna farlo, con le necessarie garanzie, se no stiamo giocando al 'tin tin pirulero'", ha detto il Papa, utilizzando il nome di un gioco, come spiega il sito specializzato in informazione vaticana "Il Sismografo", che, traslato in un diffuso modo di dire, significa il saltare di una cosa ad un'altra senza focalizzare e chiudere, qualcosa di poco serio e velleitario.

Capriles ha escluso, però, la ripresa di un dialogo con Maduro, dopo che il Papa ha espresso la disponibilità del Vaticano a tornare a mediare tra le parti. "Non è vero che l'opposizione è divisa. Il Papa parla come se alcuni volessero il dialogo e altri no. Noi venezuelani, tutti noi vogliamo dialogare, ma non siamo disposti a un dialogo in versione Zapatero", citando l'ex premier spagnolo (nella foto a fianco e a destra con Capriles) che ha guidato la mediazione dello scorso anno tra governo e opposizione.

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