Venezuela, Corte suprema fa retromarcia ma opposizione non recede

La Corte suprema del Venezuela s'è rimangiata oggi una serie di misure per rafforzare il potere del presidente chavista Nicolas Maduro, che avevano suscitato la condanna internazionale. Ma la mossa non ha spostato l'opposizione, che ha ribadito di considerare ancora in corso il "colpo di stato". Le decisioni dei giorni scorsi del Tribunal supremo de justicia, che aveva di fatto esautorato il Parlamento avocando il potere di legiferare e aveva strappato ai parlamentari l'immunità, avevano spinto l'opposizione a convocare manifestazioni di massa in un Paese che sta vivendo una profonda crisi economica.
Maduro, in un discorso televisivo, ha ventilato l'ipotesi che fosse in arrivo un annuncio del genere, poche ore dopo che il procuratore generale rompesse le fila dei suoi alleati, condannando le sentenze della Corte suprema. "Abbiamo raggiunto un importante accordo per risolvere questa controversia", aveva detto il successore di Hugo Chavez.
Dal fronte dell'opposizione, tuttavia, è venuto un segnale negativo nei confronti del presidente, dopo la marcia indietro della corte. "Nulla è cambiato. Il colpo di stato continua", ha detto ai giornalisti il presidente del parlamento, nel quale la maggioranza è espressa dall'opposizione al presidente, Julio Borges. L'opposizione aveva in precedenza lanciato un appello ai venezuelani di scendere oggi in strada e ha chiesto anche all'esercito di abbandonare Maduro. "E' tempo ora di obbedire agli ordini della vostra coscienza".
Dure critiche sono giunte nei giorni scorsi dall'estero. A Washington l'Organizzazione degli stati americani (Osa) hanno programmato per domani una riunione d'emergenza per discutere la crisi venezuelana. Quattordici membri dell'organismo - tra i quali Argentina, Brasile, Messico e Stati Uniti - hanno chiesto che le sentenze della Corte suprema siano dichiarate "incompatibili con la democrazia e una violazione dell'ordine costituzionale".
Maduro ha perso la maggioranza in parlamento, dopo che la Tavola rotonda di unità democratica (Mud) ha vinto le elezioni legislative, portando l'opposizione a essere maggioranza parlamentare. Ma la Corte suprema ha annullato ogni legge licenziata dall'assemblea.

Il Venezuela, uno dei paesi più ricchi di petrolio al mondo, sta vivendo un momento di profonda crisi provocato anche dal crollo del prezzo del petrolio, oltre che una serie fallimentare di politiche chaviste. Questo ha provocato la difficoltà di trovare alimentari, farmaci e altri beni di prima necessità, oltre a un aumento del crimine violento. Le prossime elezioni presidenziali sono fissate per ottobre 2018, ma l'opposizione vorrebbe elezioni anticipate per rimuovere il presidente. il rischio è che prima del 2018 intervengano i militari, loro sì per fare un golpe di transizione, come già è accaduto in Venezuela.

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