Venezuela, Corte suprema avoca a sé poteri parlamento. "Golpe" è grido nel mondo

La Corte Suprema del Venezuela - dopo aver esautorato delle proprie funzioni il parlamento - ha incredibilmente assunto i poteri legislativi del Paese sudamericano, dopo aver stabilito che l'Assemblea nazionale - dove l'opposizione antichavista ha la maggioranza dei due terzi - sta agendo in oltraggio alla Corte nell'attuale lotta di potere con il presidente chavista Nicolas Maduro (nella foto d'apertura, primoa  destra in piedi in una seduta della Coorte Suprema).
"Fino a quando persistono l'oltraggio alla Corte e l'invalidità dell'Assemblea nazionale, i poteri del parlamento dovranno essere esercitati direttamente dalla camera costituzionale (della Corte Suprema) o dall'organismo stabilito per salvaguardare lo stato di diritto", ha affermato l'alta corte con un verdetto emesso mercoledì. La Corte ha stabilito, nell'agosto 2016, che la maggioranza dell'opposizione dell'Assemblea nazionale s'è macchiata di oltraggio avendo fatto giurare tre parlamentari (peraltro rappresentativi delle minoranze indios) che erano sospesi per sospetta frode elettorale.

Il presidente del Parlamento venezuelano, il centrista Julio Borges (che a gennaio ha sostituito il socialdemocratico Henry Ramos Allup) ha accusato Maduro di tentare un colpo di Stato, vistio che tutta l'opposizione pensa che la Corte Suprema non è più "super partes" da molti anni di potere chavista. "Maduro sta tentando il golpe", ha dichiarato Borges in un discorso pronunciato all'esterno dell'Assemblea nazionale. 

Maduro è stato investito da un'ondata di critiche internazionali che hanno confermato la definizione di "colpo di stato" in un Paese colpito da una crisi economica e politica senza precedenti nonostante le sue ricchezze petrolifere. I potere esecutivo, esercito, giustizia e potere legislativo sono ora tutti concentrati nel presidente del Paese che ha instaurato un vero e proprio regime e non da ora. Nei paesi democratici, crisi e scandali più lievi porterebbero un presidente alle dimissioni: Maduro invece, nonostante il default, continua a rimanere attaccato alla poltrona di una nazione dove è razionato persino il pane e dove ormai si è costretti persino a importare il petrolio. 

Tutto ciò ha suscitato un'alzata di scudi internazionale che parte dall'Unione europea, passando all'Organizzazione degli Stati americani, gli Stati Uniti, Brasile, Colombia, Cile, Messico: tutti hanno condannato la "rottura dell'ordine costituzionale" in Venezuela. Il Perù ha richiamato il suo ambasciatore a Caracas. Un portavoce del Dipartimento di Stato Usa ha denunciato un "grave rovescio" per la democrazia in Venezuela. Washington invita il governo Maduro a "permettere al Parlamento eletto democraticamente di potere svolgere le proprie funzioni costituzionali, di avere elezioni il prima possibile e di liberare immediatamente tutti i prigionieri politici".

Uno dei leader dell'opposozione venezuelana, Henrique Capriles (a destra nella foto a fianco, seguito da Allup e Borges), uno dei principali oppositori di Maduro, ha dichiarato dalla Colombia: "In Venezuela regna una dittatura". E ha chiesto l'aiuto della "comunità internazionale". Prima della decisione di esautorare il parlamento, la Corte suprema aveva già privato i parlamentari dell'immunità, esponendoli a possibili processi per alto tradimento di fronte a tribunali militari. Il 21 marzo i deputati venezuelani avevano adottato una mozione nella quale si chiede all'Organizzazione degli stati americani (Osa) di convocare il suo consiglio permanente per esaminare eventuali sanzioni contro il Venezuela, già sospeso anche dal Mercosur. La riunione, che s'è tenuta martedì a Washington (Usa), ha prodotto una dichiarazione comune dei paesi, nella quale hanno espresso la loro "inquietudine per la difficile situazione politica, economica, sociale e umanitaria" in Venezuela, ma non hanno deciso alcuna sanzione specifica. Maduro, dal canto suo, ha accusato l'Osa d'incoraggiare un "intervento internazionale" e ha avvertito: "Noi ci prepariamo a difendere il Paese". E ha aggiunto: "Che vengano, che vedano un popolo difendere la sua patria. Se tentano qualcosa, ci troveranno nella strada. Se credono che ci arrenderemo, si sbagliano", confermando una retorica che mistifica la realtà dei fatti e il fallimento di politiche sbagliate nei 18 anni di potere chavista, soprattutto nell'era Maduro, erede del defunto Hugo Chavez, che ha lasciato il suo siccessore col "cerino in mano".

Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy (a destra nella foto a fianco, con Maduro), ha espresso preoccupazione per la decisione della Corte suprema in Venezuela di avocare i poteri del parlamento, dichiarando che senza separazione dei poteri "si infrange la democrazia. Senza separazione dei poteri, la democrazia è infranta. Per la libertà, la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela", ha scritto su Twitter il premier conservatore. La Spagna, principale interlocutore dell'America latina in seno all'Unione europea, ha ricevuto negli ultimi anni molti immigrati venezuelani (così come l'Italia) in fuga dalla grave crisi economica e politica che investe il loro Paese. Il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha affermato la vicinanza ai "150mila italiani che vivono in Venezuela" parlando al Consiglio generale degli italiani all'estero (Cgie) alla Farnesina. Alfano ha anche detto che si sta lavorando per "sensibilizzare" il governo di Caracas "per garantire gli standard di vita agli italiani e alle aziende dei concittadini".

Il segretario generale dell'Oas Luis Almagro (ex ministro di sinistra del governo uruguayano di Josè "Pepe" Mujica), ha denunciato "un colpo di stato auto-inflitto" in Venezuela, dove la Corte suprema ha avocato a sé i poteri legislativi del Parlamento e ha revocato l'immunità parlamentare dei deputati dell'Assemblea nazionale. Queste due decisioni rappresentano "gli ultimi atti con i quali il regime rovescia l'ordine costituzionale del Paese e mette fine alla democrazia", ha affermato Almagro (al centro nella foto a fianco, fra Maduro e MUjica), aggiungendo che "ciò contro cui avevamo lottato, purtroppo si è verificato".

e-max.it: your social media marketing partner

 

JT Fixed Display

 

=