Usa "Porcellum", "grandi elettori" votano Trump. Uno ha già cambiato idea

Per molti democratici è l'ultima fragile barricata che potrebbe tenere Donald Trump fuori dalla Casa Bianca: oggi i membri del Collegio elettorale (composto dai "Grandi elttori") votano per eleggere ufficialmente il presidente degli Stati Uniti, come prevede il complicato sistema elettorale Usa. Le chances che i "Grandi elettori" repubblicani voltino le spalle al miliardario sono minime. Quando gli americani l'8 novembre scorso sono andati alle urne non hanno, infatti, eletto direttamente il prossimo presidente, ma 538 "grandi elettori" incaricati di tradurre la loro scelta in realtà. Trump ha ottenuto una chiara maggioranza di quegli elettori, 306, sui 270 necessari, anche se la democratica Hillary Clinton ha ottenuto quasi tre milioni di voti popolari in più. Insomma, quelle che comunemente viene definita "la più grande democrazia del mondo" in realtà tale non è affatto, perché non è la prima volta che il voto popolare dice una cosa e quello dei "grandi elettori" altra. Insomma, insistiamo (forse gli unici a farlo) nel dire che la legge elettorale statunitense è peggio del nostro ex "Porcellum"  (con il quale è eletto l'attuale Parlamento italiano, pur se dichiarato in parte incostituzionale) che almeno garantiva al Senato (eletto su basi regionali) la rappresentanza delle minoranze. Invece, se in uno Stato Usa vince un partito di un solo voto si prende tutti i "grandi elettori" che esprime. Inoltre, il popolo non elegge direttamente il proprio presidente e potrebbe capitare (in teoria) che i "grandi elettori" tradiscano il proprio mandato elettorale. 

Oggi i "grandi elettori", che in gran parte sono ignoti sostenitori dei due partiti, si riuniranno in ciascuno stato e nel "District of Columbia", che ospita la capitale Washington, per designare ufficialmente il 45mo presidente e il suo vice. Dopo una campagna elettorale al veleno e le ultime accuse sulle interferenze russe che avrebbero contribuito alla vittoria di Trump, questo passaggio del processo elettivo, che normalmente viene considerato una pura formalità, è finito sotto i riflettori. Per impedire a Trump di diventare presidente i democratici devono convincere almeno 37 elettori repubblicani ad abbandonare il loro candidato. Finora sono uno l'ha fatto. Il texano Christopher Suprun (nella foto d'apertura) ha annunciato pubblicamente che non voterà per Trump: l'immobiliarista "dimostra tutti i giorni di non essere adeguato all'incarico" ha detto al quotidiano "The New York Times". "L'elezione del prossimo presidente non è ancora cosa fatta. Gli elettori di coscienza possono ancora fare la cosa giusta per il bene del Paese" ha scritto Suprun.

Una petizione online per chiedere ai grandi elettori di respingere Trump ha raccolto circa cinque milioni di firme. Una star di Hollywood come Martin Sheen ("il presidente Bartlet" nella serie Tv "West Wing") ha pubblicato un video (a destra) in cui chiede ai membri del collegio elettorale di scaricare Trump. Se questi perdesse il voto del collegio, toccherebbe alla Camera dei rappresentanti, controllata dai repubblicani, scegliere il successore di Barack Obama. Ma non c'è alcun indizio di una defezione di massa dei grandi elettori repubblicani. Il risultati del voto del collegio potrebbero non essere noti oggi, dato che molto stati hanno vari giorni di tempo per comunicare i risultati. Il Congresso annuncerà il nome del vincitore il 6 gennaio, due settimane prime dell'insediamento del presidente.
I cyberattacchi russi, che secondo i democratici hanno danneggiato gravemente la campagna della Clinton, hanno caricato ulteriormente di tensione il voto del collegio elettorale. Dieci elettori, nove democratici e un repubblicano, hanno scritto al capo dell'intelligence nazionale James Clapper chiedendo di essere informati sulla vicenda prima del voto. Il presidente della campagna di Clinton, John Podesta, il cui account email è stata hackerato con migliaia di mail private pubblicate durante la campagna, ha sostenuto la richiesta. Ma Clapper ha detto no.

Il prossimo capo di gabinetto della Casa Bianca, Reince Preibus, ha detto a Fox News che le pressioni sul collegio elettorale perchè non elegga Trump "riguardano il fatto che i democratici non possono accettare l'esito del voto. Riguarda una delegittimazione del sistema americano". Ora procedono "in questo tentativo di intimidare i grandi elettori. Abbiamo grandi elettori che ricevono 200mila mail (e anche posta ordinaria, a pacchi ndr). Non cambierà nulla" ha detto Preibus. Lo stesso Trump è intervenuto via Twitter. "Se i miei molti sostenitori avessero agito e minacciato le persone come stanno facendo coloro che hanno perso le elezioni, sarebbero disprezzati e insultati!" ha scritto.

Non tutti i democratici sono d'accordo con il tentativo di fermare Trump. "Anche se sono profondamente preoccupato per l'elezione di Trump" ha scritto su Twitter l'ex consigliere di Obama David Axelrod "la gran parte dei grandi elettori deve seguire gli Stati. Il contrario farebbe a pezzi il Paese".

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