Venezuela, Internazionale Socialista chiede libertà per Leopoldo Lopez

Oggi fa esattamente un mese che l'Internazionale Socialista pubblica sul proprio sito web la denuncia che fra i "prigionieri politici" c'è anche il compagno venezuelano Leopoldo Lopez, detenuto (nella foto d'apertura) in carcere a Caracas da oltre "mille giorni",come ricorda l'organizzazione dei partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti nel mondo. Lopez è stato condannato a 13 anni e nove mesi nel settembre 2015 per responsabilità di incidenti a una manifestazione studentesca con scontri con la polizia. "Se mi condanna, avrà più paura lei leggendo la sentenza che io ricevendola, perché lei sa benissimo che sono innocente", disse Lopez al giudice che lo condannò, Susana Barrientos. Condanna eccessiva, per eliminare, provandolo della libertà, un leader di sinistra democratico che dava fastidio al potere chavista. Un "regime" in difficoltà proprio a cominciare da quel febbraio 2014, in cui, a seguito di tante manifestazioni di protesta in piazze, fu arrestato e subito scarcerato anche l'italo-venezuelano Giuseppe Di Fabio, leader a Margarita del partito di Lopez.

"Libertà per Leopoldo Lopez e tutti gli altri prigionieri politici in Venezuela" si legge sul sito con foto del leader del partito Voluntad Popular (Volontà popolare), aderente all'Internazionale socialista così come altre tre formazioni venezuelane: Azione Democratica del presidente del parlamento di Caracas Henry Ramos Allup, Movimento al Socialismo, e "Un Nuevo Tiempo". Nell'Internazionale Socialista non fa parte il Psuv (Partito socialista unitario del Venezuela) del presidente Nicolas Maduro, fondato dal defunto Hugo Chavez. Il "socialismo del ventunesimo secolo" proclamato dall'ex presidente chavista e portato avanti, nel disastro economico e sociale del Paese sudamericano, non è riconosciuto dall'organizzazione socialista mondiale di cui, per l'Italia fa parte il Psi e, attraverso il Partito socialista europea (Pse), il Partito Democratico. Socialismo sì ma democratico altrimenti nell'Internazionale non si entra, a patto che ci si voglia entrare. Il chavismo gode, infatti, della stima (sempre meno) più del movimento comunista, anche se il Psuv alla sua sinistra il Partito comunista del Venezuela (in coalizione) c'è l'ha pure. In realtà il chavismo, pur se accusato dalle opposizioni di essere "comunista" o "castro-comunista" (a causa della nota influenza cubana nell'amministrazione chavista), si fonda su un'ideologia tutta sua, che di socialista ha ben poco.

Basti pensare che il sistema sanitario venezuelano, nonostante alcuni consultori medici nei "barrios" (i quartieri poveri) è ancora fondato sulle assicurazioni e cliniche private. Fino a qualche anno fa era l'unico che funzionava (il governo assicurò privatamente pure i dipendenti pubblici) oggi è distrutto pure quello dalla mancanza di medicine e strumenti chirurgici. Tantevvero che i venezuelani bisognosi di cure serie sono da sempre trasferiti in massa a Cuba per gli interventi chirurgici e i medici cubani (scambio col petrolio) sono andati (tuttora) in massa in Venezuela per garantire le cure che i medici venezuelani si rifiutavano di fare nei "barrios". 

All'ingresso del rinomato ospedale ortopedico-fisiatrico "Frank Pais" di L'Avana, un messaggio di Fidel Castro (foto a destra) ricorda che "Convertire Cuba in una potenza medica" e fra gli "obiettivi che sono i più nobili che può proclamare una rivoluzione socialista". In Venezuela fallita completamente. Eppure con tutti i petrodollari che sono entrati anche durante il chavismo (al potere dal 1999), un governo di sinistra e democratico avrebbe potuto realizzare facilmente un sistema socialdemocratico sul modello europeo. Ha fatto di più Barack Obama negli Stati Uniti.

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