Mujica a Bologna parla da saggio su tutto ma imbarazzato sul Venezuela

S'è concluso il tour fra Roma, Vaticano - dove ha incontrato il Papa - ed Emilia Romagna di José "Pepe" Mujica, l'ex presidente (2010-2015) dell'Uruguay, in tour mondiale per presentare il suo libro "Una pecora nera al potere", scritto dai giornalisti uruguayani Andres Danza ed Ernesto Tulbovitz. Alla Fondazione Unipolis di Bologna l'altra sera Mujica (nella foto d'apertura) ha tenuto un incontro che ha registrato il "tutto esaurito", accolto da un pubblico molto più numeroso di quanto gli organizzatori si aspettassero, e soprattutto giovane, ma anche tanti over 50 disorientati dalla piega che in questi ultimi anni ha preso la sinistra italiana.

L'ex presidente-guerrigliero era accompagnato dalla compagna di vita e di lotta Lucia Topolansky (nella foto a destra), ha esordito con quella che ritiene una parola magica, "cambiamento", e con una metafora romantica: la passione della gioventù si trasforma in dolce abitudine. Tanto per mettere in chiaro le cose, lui, un ex “metà guerrigliero”, perché tale si ritiene, non teme affatto di essere accusato di incoerenza per le trasformazioni che la sua vita racconta, tant’è che in tempi non sospetti, in prigione, quando gli chiesero se si stava preparando a diventare ministro, di sicuro non scartò l’idea. Mujica dedica un ampio spazio al tema principale del suo libro: la sua vita all’insegna della sobrietà, e ci tiene a dire che usa la parola sobrietà e non austerità perché infastidito dalla politica di austerità imposta in Europa. Per Mujica l’esercizio della sobrietà è la strada per la felicità, per prevenire i tanti problemi che una vita di consumi non necessari genera, per poterci riappropriare del tempo che sprechiamo per guadagnare di più, rimanendo senza quello che ci occorre da dedicare a noi stessi e agli affetti.

Come può essere stato amico di altri presidenti di paesi latinoamericani con un tenore di vita sfarzoso non si spiega. Certamente chi è stato suo ospite nella sua modesta casa non lo ha imitato né ha imparato niente da lui. Come l'argentina Cristina Fernandez de Kirchner , la brasiliana Dilma Rousseff (anche lei ex guerrigliera ai tempi della dittatura) e il venezuelano Hugo Chavez, quello che diceva “ser rico es malo” (essere ricchi e brutto), ma lo diceva agli altri.

"La globalizzazione non può che essere accettata, superando l’attuale diffidenza. I cambiamenti radicali nel mondo del lavoro vedranno impegnate le future generazioni in diverse attività, il lavoro fisso a vita sarà improponibile e l’attività manuale sarà rivalutata: anche le mani pensano, sostiene", ha detto Mujica. E se le guarda, lui, che lavora la terra e si toglie spesso la dentiera quando guida il trattore. E tira in ballo i cinesi, che neppure con la costruzione della grande muraglia riuscirono a fermare i mongoli che la oltrepassarono e diventarono a loro volta imperatori cinesi. Ritornando all’attualità, "perché si sono accorti che il Sudamerica è un grande produttore di cibo, di soia e di carne". Stupisce che Mujica non citi affatto il Venezuela e sorvoli sull’appetibilità dell’oro nero. Il tema dell’attuale immigrazione lo porta ai tempi dei suoi nonni (quelli materni sono origine italiana), "alla tristezza del tango, inventato dagli immigrati italiani in Argentina e in Uruguay, per la lontananza dalla propria terra, lasciata per necessità e non per andare a disturbare altre popolazioni", ha ricordato l'ex presidente uruguayano.

Dario Guidi, direttore della rivista "Consumatori" che ha coordinato l’incontro, gli ha fatto l’inevitabile domanda sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti (non ancora si sapeva il vincitore). "In un continente - ha risposto Mujica - in cui brillano fior fior di intellettuali, di scienziati, di artisti, il Paese delle migliori università, guarda te chi si sceglie come presidente: Donald Trump o la signora, la signora….", senza terminare la frase, volutamente, non cita il nome di Hillary Clinton, per sottolineare la sfiducia, se non il disprezzo, per la candidata democratica.

Non si presenta in realtà il libro, non vengono citati velocemente i capitoli di cui è fatto, non legge una pagina, come di solito si suol fare nelle presentazioni dei libri. Mujica condivide la sua conquista, la felicità personale ottenuta conducendo una vita sobria. Quali che siano gli avvenimenti sconvolgenti che cambieranno i connotati alla nostra vecchia civiltà, un tale stile di vita non potrà che garantirci un nostro paradiso personale. La conclusione è implicita. Un mondo migliore se lo è ogni singola persona.

Prima della conferenza, Mujica è stato avvicinato da chi scrive e da alcuni volontari dell'Associazione latinoamericana in Italia (Ali), attiva anche nell'invio di aiuti umanitari e medicinali nel Venezuela in forte crisi politica ed economica. Un capitolo dolente per la sinistra latinomericana, un argomento di triste attualità che tutti i leader fanno fatica ad affrontare senza non pochi imbarazzi. Mujica e stato l'unico che ha criticato l'attuale presidente Nicolas Maduro, dandogli del "matto come una capra", seguito poi dalle dure parola di Luis Almagro (i tre sono tutti nella foto a sinistra), ex ministro uruguayano di Mujica e attuale segretario generale dell'Organizzazione degli stati americani (Oea), che a Maduro gli ha dato del "traditore" e "dittatore in erba".

Il popolo venezuelano, signor Presidente, sta morendo di fame…

"Non sta morendo di fame, sta morendo di 'lios' (litigi, casini, ndr).

Gli ricordiamo che con una famosa lettera, pur avendo criticato Maduro, si dissociò dalla dura posizione di Almagro presa contro il Venezuela (scrisse "bisogna essere muratori e non giudici"): E' ancora molto arrabbiato con Almagro?

"Ma no, è stato l’anno scorso... Solo Papa Francesco può fare qualcosa. Lo sapete che sono andato dal Papa?

Sì, lo sappiamo, gli risponde chi scrive, abbiamo anche seguito l'evento e le vostre belle parole. Una volontaria Ali chiede a Mujica: "Riuscirebbe a intervenire affinché il governo venezuelano sblocchi i farmaci destinati alla Caritas per la distribuzione? Al Porto della Guaira sono ormai scadute la metà di circa 70mila scatole dello sole medicine inviate dai venezuelani emigrati in Cile". 

"A mi no me paran pelotas", che è un modo di dire in spagnolo che significa "A me non mi prendono in considerazione". Non è vero, signor Mujica, lei è una persona molto ascoltata nel mondo. Le sue parole contano eccome. (Carmelo Bianchi)

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